IL NATURALISMO FRANCESE

IL NATURALISMO FRANCESE

-DALLA COMMEDIA UMANA DI BALZAC AL “ROMANZO SPERIMENTALE” DI ZOLA-

 

Il Naturalismo è l’indirizzo letterario nato in Francia nella seconda metà del XIX secolo, che assegnava all’opera letteraria il compito di attenersi a una descrizione oggettiva e impersonale della materia rappresentata. Il retroscena culturale e filosofico del Naturalismo è il Positivismo, espressione ideologica della nuova organizzazione industriale della società borghese e del conseguente sviluppo della ricerca scientifica e delle applicazioni tecnologiche.

Il maggiore teorico del Naturalismo è Hippolyte Taine (1828-1893), il quale ispirandosi ad un rigoroso determinismo materialistico (sulla scia del determinismo biologico di Charles Darwin), affermava che la realtà umana è il frutto di tre fattori: “race, milieu, moment, ovvero la razza (fattori biologici), l’ambiente e il momento storico (fattori geografici e climatici). Taine propone una nuova funzione della letteratura: i romanzieri devono rappresentare la realtà con un’attenzione di tipo scientifico, senza censure ma con un’indagine caratterizzata dal massimo distacco. Precursore di questa tendenza è Honorè de Balzac (1799-1850) la cui Commedia umana fornisce un quadro ampio della società borghese e della natura umana. Egli tracciando una similitudine tra la società umana e il regno animale, afferma che la società fa dell’uomo tanti uomini diversi quante sono le varietà in zoologia, a seconda degli ambienti in cui vivono.

Accanto a Balzac, proposto come modello dallo stesso Taine, altri furono i modelli letterari della scuola naturalista: Gustave Flaubert (1821-1880) importante per la sua teoria dell’impersonalità, ripresa anche da Verga (scriveva nel 1857: « L’artista deve essere nella sua opera come Dio nella creazione, invisibile e onnipotente, sì che lo si senta ovunque, ma non lo si veda mai »); i fratelli Edmond e Jules de Goncourt, per la loro cura nel costruire romanzi basandosi su una documentazione minuziosa e diretta degli ambienti sociali rappresentati e per la loro attenzione a fenomeni di degradazione umana e a casi patologici. Esemplare in tal senso è il romanzo Germinie Lacerteux (1865), la cui prefazione costituisce, assieme alla prefazione a Térèse Raquin di Emile Zola, uno dei Manifesti del Naturalismo.

Emile Zola è lo scrittore che diede la sistemazione più compiuta alle teorie naturaliste e che riassunse quasi completamente nella sua opera il movimento, ponendosi come caposcuola. Fu egli infatti ad elaborare nel decennio 1870-1880 una nuova poetica, esposta poi nel saggio Il Romanzo Sperimentale (1880), che darà vita al movimento. Questi, i principi fondamentali che verranno in parte ripresi dal Verismo:  

  • Scientificità: il romanzo deve essere realizzato con i procedimenti propri della scienza sperimentale, cominciando dall’osservazione analitica, guidata dalle conoscenze della realtà materiale, umana e sociale;  
  • Impersonalità: lo scrittore deve essere freddamente obiettivo, non far pesare sulla narrazione il suo intervento personale. Al fine dell’impersonalità, lo scrittore impiegherà il linguaggio proprio dei personaggi e ricorrerà, quando sia necessario, al dialetto e al gergo;  
  • Funzione sociale: l’arte, come la scienza, deve proporsi come fine il miglioramento della società, attraverso la denuncia dei mali della società stessa.
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