IL GRANDE INQUISITORE

IL GRANDE INQUISITORE

IL GRANDE INQUISITORE


Tomas de Torquemada (Valladolid, 1420 – Ávila, 16 settembre 1498) era priore del convento domenicano della Santa Cruz di Segovia e confessore dei Re Cattolici, Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona.
Nell’ottobre 1483 fra Tomas viene nominato dai Re Cattolici, in base all’autonomia nella scelta dei giudici che i sovrani di Spagna avevano ottenuto da papa Sisto IV, che però non voleva farsi sfuggire il controllo di tale istituzione Inquisitore Generale per la Castiglia, l’Aragona, la León, la Catalogna e Valencia.
Egli riorganizza e centralizza con le famose Istructiones redatte periodicamente dal 1484 al 1498, l’Inquisizione spagnola che era in attività dal 1478 e il cui inizio in Spagna come altrove, era stato tumultuoso, violento, prevaricatorio. Qualche città sembra resistergli, come Saragozza e Barcellona, ma Torquemada persevera. Successivamente, anche Innocenzo VIII gli conferma la nomina, i sovrani erano, infatti, autonomi nella scelta dei giudici, ma il Papa si riservava di controfirmare le nomine.

Torquemada, con l’aiuto degli inquisitori a lui sottoposti era, infatti, Inquisitore Generale di tutta la Spagna e le colonie, istituisce processi molto rigorosi nei confronti di quegli ebrei convertiti al Cattolicesimo (marranos) che fossero sospettati di falsa conversione. Le prime misure inquisitoriali erano state approvate nel 1179 dal Concilio Lateranense III. Fra esse, in particolare, il dettato del canone 27 legittimava la scomunica e l’avvio di crociate contro gli eretici. Il procedimento inquisitorio fu formalizzato nella giurisdizione ecclesiastica da papa Lucio III nel 1184 con il decreto Ad abolendam, che stabilì il principio sconosciuto al diritto romano che si potesse formulare un’accusa di eresia contro qualcuno e iniziare un processo a suo carico, anche in assenza di testimoni attendibili. La condanna di ogni devianza teologica, morale o di costume dal canone religioso dominante venne poi ribadita nel 1215 dal Concilio Lateranense IV che dava vita all’istituzione di «procedure d’ufficio». Si poteva, cioè, instaurare un processo sulla base di semplici sospetti o delazioni. Non solo, chiunque fosse venuto a conoscenza di una possibile eresia doveva immediatamente denunciare il fatto al più vicino tribunale dell’Inquisizione, altrimenti sarebbe stato considerato corresponsabile.
Il termine “inquisizione”, tuttavia, si trova documentato per la prima volta negli atti del Concilio di Tolosa tenutosi in Francia nel 1229. Per rispondere al dilagare di fenomeni ereticali e all’emorragia di fedeli la Chiesa cattolica rispose in due modi, appoggiandosi ai movimenti che pur richiamando a un più autentico cristianesimo non si staccavano da Roma e cioè domenicani e francescani; istituendo uno speciale tribunale ecclesiastico che avesse il compito di individuare gli eretici e di ricondurli alla «vera» fede, l’Inquisizione.
L’Inquisizione medievale operò soprattutto nel sud della Francia e nel nord Italia, cioè nelle due aree dov’erano maggiormente presenti Catari e Valdesi. In Spagna fu presente nel regno di Aragona, ma non nel regno di Castiglia. Nel resto d’Europa non sembra abbia avuto una particolare incisività, anche se si estese alla Germania, dove sarà fatta propria dai riformisti di Lutero e in Scandinavia. L’Inquisizione spagnola nacque nel 1478 per iniziativa di Ferdinando II d’Aragona e Isabella di Castiglia e fu ufficializzata da una bolla di Papa Sisto IV. A differenza dell’inquisizione medievale, qui gli Inquisitori dipendevano dalla corona spagnola e non dal Papa. Loro compito principale, almeno inizialmente, fu occuparsi degli Ebrei convertiti al cristianesimo, i cosiddetti conversos (appunto convertiti) o marrani. Dalla penisola iberica i tribunali dell’Inquisizione passarono ai possedimenti spagnoli nel mondo, Sicilia, Sardegna e poi Messico, Lima, Cartagena des Indias. Dato che gli Inquisitori potevano agire in tutti i territori dell’Impero, mentre i giudici ordinari dipendevano dai singoli stati e non potevano valicarli, i re spagnoli col tempo trasformarono l’apparato dell’Inquisizione in una specie di polizia segreta internazionale col compito di prevenire possibili colpi di stato. All’interno di questa Inquisizione gli storici distinguono 4 momenti:
Nascita (1478-1530): periodo di intensa attività e pene severe; obiettivo principale i conversos (gli ebrei convertiti), gli eretici e i focolai protestanti dell’Università di Alcalà de Henares e di Siviglia. Decadenza (1530-1640), eccetto una recrudescenza sotto il regno di Filippo II, questo periodo fu caratterizzato da una notevole diminuzione del numero di processi; obiettivo principale furono i nuovi convertiti al Cristianesimo e la censura dei libri; agli inquisitori fu anche chiesto di sorvegliare l’attività degli stranieri sospettati di crimini ideologici. Rinascita (1640-1660): le fonti testimoniano un aumento del numero di processi.
Dissoluzione (1668-1820), in quest’ultimo periodo il tribunale si limitò a coartare la libertà di espressione e a impedire la propagazione di idee ritenute eccessivamente progressiste. Nel 1820 fu abolita definitivamente, anche se qualche episodio continuò nei territori dominati dai carlisti. Dopo il 1834 non si hanno più notizie di processi inquisitoriali. Se, nel corso di un processo contro un eretico, l’inquisito (il termine moderno deriva proprio dall’uso medievale) accettava subito di ritrattare poteva di norma non subire alcuna grave conseguenza, l’indagato confessava la propria colpa (vera o presunta) gli si faceva dichiarare pubblicamente il proprio errore, la volontà di non ripeterlo per il futuro e l’impegno a denunciare al Santo Uffizio eventuali eresie di cui fosse venuto a conoscenza (la cosiddetta abiura). In caso contrario l’ufficiale inquisitore minacciava la tortura e, di fronte a un ulteriore diniego, procedeva alle vie di fatto.
Se l’imputato, nonostante tutto, persisteva, allora il Tribunale dichiarava la propria incapacità a ricondurre l’eretico dentro i confini della Chiesa e lo affidava al tribunale civile che ne aveva la giurisdizione (si tenga presente che il diritto medievale non distingueva fra reato e peccato), ciò in quanto il Tribunale dell’Inquisizione non ebbe mai il potere di eseguire direttamente condanne a morte né al carcere, e quest’onere era rimesso al “braccio secolare”. Tale situazione creò un rapporto di reciproco compromesso per cui la Chiesa aveva bisogno del potere civile per eseguire le condanne corporali (non per nulla si cominciò a parlare, appunto, di braccio secolare) e il potere politico, spesso, utilizzò la copertura dei Tribunali dell’Inquisizione per dare una veste di legittimità ideale alle proprie campagne repressive.