IL DISCORSO DI NESTORE

IL DISCORSO DI NESTORE

IL DISCORSO DI NESTORE


Dopo Agamennone è Nestore a prendere la parola. Egli riconosce l’attendibilità del sogno, ed invita i capi degli Achei a far armare gli uomini. Dopo queste parole Nestore lascia il consiglio, e lo stesso fanno gli altri re.
Intanto tutti gli uomini si sono radunati in assemblea, come ordinato da Agamennone. Il frastuono è grande, ma alla fine gli araldi riescono ad imporre il silenzio, ed Agamennone può prendere la parola: impugna lo scettro fabbricato da Efesto per Zeus, e trasmesso dal padre degli dei fino a lui.
Agamennone mette dunque alla prova l’esercito. Dice agli uomini che Zeus lo ha dapprima ingannato promettendogli di distruggere Troia, mentre adesso lo spinge a ritornarsene ad Argo senza gloria lasciando l’impresa incompiuta. Combattono da anni una guerra contro un nemico che è molto inferiore di numero, eppure non riescono a vincere: il rapporto numerico è più di dieci Achei contro un solo guerriero troiano, ma in più ci sono anche gli alleati, e questi gli impediscono di espugnare la città. Sono ormai trascorsi dieci anni: le navi sono ormai in pessimo stato, e le mogli con i figli piccoli sono ancora a casa ad aspettarli. Esorta quindi tutti a fuggire sulle navi e raggiungere la patria, perché non ci sono speranze di conquistare la città di Troia.
A tutti gli uomini, che non erano stati al consiglio e che non erano quindi al corrente della prova, balza il cuore in petto: l’assemblea è sconvolta e tutti gli uomini corrono alle navi impazienti di tornarsene in patria.

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