IL DIAVOLO SULLE COLLINE

IL DIAVOLO SULLE COLLINE

Romanzo di Cesare Pavese


Il diavolo sulle colline .

Di contro alla compattezza monolitica di Tre donne sole, Il diavolo sulle colline si distingue per la trama frantumata, per gli incroci casuali e imprevedibili, addirittura inverosimili, delle storie dei personaggi. Nel consueto scenario torinese, un gruppo di giovani conduce vita spensierata e avventurosa, libera e dimentica dell’angoscia del tempo. Ma durante uno dei vagabondaggi per la collina, viene a contatto con la realtà tragica del male, attraverso l’incontro con Poli, ricco borghese tisico e destinato in breve a morte sicura che, non trovando il coraggio di suicidarsi, si distrugge a poco a poco con la droga, in cerca di una libertà demoniaca e dionisiaca. Turbati dall’esperienza, i giovani cercano di recuperare l’armonia perduta recandosi nelle Langhe, nella casa di campagna di uno di loro, Oreste: la ricerca di un contatto primordiale con la natura è evidente nelle scene in cui fanno il bagno nudi nello stagno o sono colti da un improvviso e violentissimo temporale. Anche qui, però, si insinua il dolore della solitudine e dei rapporti umani impossibili, attraverso l’arrivo casuale dello stesso Poli con la moglie: Oreste, infatti, si innamora della donna, che pur ricambiando il suo sentimento lo respinge, scegliendo di dedicarsi interamente alla cura del marito, fino a che questi morrà.

Rispetto agli altri romanzi pavesiani, sembra qui aprirsi uno spazio, seppur circoscritto, di speranza, dovuto in parte alla rappresentazione mitizzata della campagna come luogo di salvezza, libertà, autenticità, in parte alla rassegnazione e al senso del dovere con cui Oreste e la moglie di Poli accettano la loro condizione infelice. La figura di Poli, invece, conferma quel l’impossibilità di redenzione per la borghesia cittadina già affermata nel precedente Tre donne sole.