IL CINQUE MAGGIO PARAFRASI DI ALESSANDRO MANZONI

IL CINQUE MAGGIO PARAFRASI DI ALESSANDRO MANZONI

di alessandro manzoni


PARAFRASI

Egli, Napoleone, fu. Così come la salma giacque immobile, dopo aver esalato l’ultimo respiro, senza più ricordi e privata di un’anima tanto grande, così gli uomini, saputa la notizia, restano attonini e senza parole, pensando all’ultima ora dell’uomo mandato dal destino; né sa quando un altro uomo altrettanto eccezionale verrà a calpestare un suolo intriso di sangue per via delle guerre.
La mia poesia vide lui trionfante al soglio imperiale e rimase muta; quando, in rapido avvicendarsi, fu sconfitto ed esiliato, tornò al potere e fu di nuovo sconfitto, tra mille voci indistinte di lode o vituperio non ha mischiato la sua: non macchiata di adulazione servile o di vili offese, essa sorge ora commossa per l’improvviso spegnersi di un uomo tanto grande: ed alza in direzione del suo sepolcro un canto che forse non morirà.
Dalle campagne d’Italia (Alpi, 1796-1800) alla campagna d’Egitto (Piramidi, 1798-1799), dalla campagna di Spagna (Manzanarre, 1808-1809) alle campagne di Germania (Reno, 1805-06, 1809, 1813), l’effetto dell’azione seguiva fulmineo il folgorante pensiero di quell’uomo sicuro del proprio destino; scoppiò dalla punta estrema della Calabria (Scilla) alla Russia (Tanai, il fiume Don), dal Mediterraneo all’Atlantico.
Fu vera gloria? La difficile risposta è competenza dei posteri: noi chiniamo la fronte a Dio, che volle lasciare in Napoleone un segno più grande del suo spirito creatore. La gioia tempestosa e trepidante di un sogno ambizioso, l’ansia di un cuore che insofferente si sottopone ad ordini altrui, pensando al proprio potere; e lo raggiunge, e consegue un successo che era folle sperare si realizzasse; egli visse tutto: la gloria più grande dopo il pericolo corso, la fuga e la vittoria, il trono del re ed il triste esilio: due volte nella polvere, due volte sull’altare. Egli si diede un nome con la forza delle sue imprese: due secoli, Settecento ed Ottocento, l’uno contro l’altro armati, si rivolsero a lui sottomessi, come se da lui attendessero il loro destino; egli impose il silenzio, e come arbitro si sedette in mezzo a loro.
E tuttavia anch’egli scomparve dal proscenio della storia, e concluse i giorni della sua vita nell’ozio nella piccola isola di Sant’Elena, segno di invidia senza limiti e allo stesso tempo di profonda pietà, di odio inestinguibile e di passione indomabile. Come l’onda che sulla testa del naufrago si avvolge e abbatte il proprio peso, quella stessa onda sopra la quale la vista dello sventuato riusciva prima a sostenersi per scorgere inutilmente rive lontane che non avrebbe mai raggiunto; così sull’anima di Napoleone vinto si abbatte il peso dei ricordi accumulati! Oh quante volte cercò di intraprendere la narrazione delle sue memorie ai posteri, ma su quelle pagine dense di gloria memorabile e di fatti da testimoniare la mano cadde ormai esausta! Oh quante volte, al declino senza clangori di un giorno senza azione, abbassati gli occhi folgoranti, rimase con le braccia conserte al petto lo assalì il ricordo dei giorni che furono!
E ripensò alle tende sempre in movimento degli accampamenti, alle trincee sferzate dal fuoco delle armi, al movimento abbagliante delle spade dei suoi assaltatori, alle formazioni della cavalleria in azione, al comando concitato e all’obbedire immediato. Ahi! Forse lo spirito cedette a causa dello strazio per tanti ricordi, e si disperò: ma nella disperazione gli venne un solido soccorso dal cielo, e in un mondo più sereno pietosamente lo trasportò: e lo condusse, attraverso i floridi sentieri della speranza, verso i campi eterni, alla ricompensa divina che supera i desideri terresti, dove la gloria che fu in terra non è altro che silenzio e tenebra.
Bella Immortale! Benefica fede abituata ai trionfi! Registra anche questa tua vittoria, rallegrati; perché mai uomo così superbo si inchinò davanti al mistero della croce di Cristo. Tu, Fede, dalle ceneri stanche allontana ogni parola oltraggiosa: il Dio che atterra e che rialza, che crea affanno e che consola, si posò sul suo letto solitario di morte.