IL CINQUE MAGGIO ANALISI METRICA

IL CINQUE MAGGIO ANALISI METRICA

di alessandro manzoni

Analisi metrica:

Il cinque maggio è un’ode anacreontica composta da diciotto strofe di sei settenari, di cui il primo, il terzo e il quinto di ogni strofa sdrucciolo, il secondo e il quarto piano, il sesto tronco. Lo schema rimico è: ABCBDE. La rima dell’ultimo verso di ciascuna strofa corrisponde a quella dell’ultimo verso di quella successiva, secondo lo schema: AAAABBBBCCDDEEFFFF.

Presenza di enjabement: vv. 7-8, vv. 9-10, vv. 11-12, vv. 21-22, vv. 27-28, vv. 31-32, vv. 32-33, vv. 33-34, vv. 34-35, vv. 35-36, vv. 36-37, vv. 39-40, vv. 43-44…

Analisi retorica:

Presenza di allitterazioni: s, t, m (vv. 1-6), s (v. 9-22-29-35), c (v. 39), e (v. 41), l (v. 45)…
Similitudine: Siccome immobile,…così percossa… (vv. 1-5), vv. 61-73: Come sul capo…tal su quell’alma… (vv. 61-68).
Metafora: Orba (v. 4), Vergin di servo encomio (v. 19), tanto raggio (v. 22), rai fulminei (v. 75).
Perifrasi: Dato il mortal sospiro, Simile orma di piè mortale (vv. 9-10).
Anastrofe: A calpestar verrà (v.12), Di mille voci al sonito (v. 17), Mista la sua non ha (v. 18).
Iperbato: Lui folgorante in solio Vide il mio genio e tacque (vv. 13-14).
Sineddoche: scioglie all’urna (v. 23), Dall’Alpi alle Piramidi (v. 25), Dal Manzanarre al Reno (v. 26), Scoppiò da Scilla al Tanai (v. 29), breve sponda (v. 56).
Analogia: Di quel securo il fulmine Tenea dietro al baleno (vv. 27-28).
Anafora: Dall’Alpi alle Piramidi, Dal Manzanarre al Reno (vv. 25-26), Scoppiò da Scilla al Tanai, Dall’uno all’altro mar (vv. 29-30), E ripensò…e i percossi…e il lampo…e l’onda…e il concitato…e il celere… (vv. 79-84).
Antonomasia: Massimo Fattor (vv. 33-34).
Ossimoro: La procellosa e trepida Gioia (vv. 37-38).


Commento:

Quando Manzoni ha notizia della morte di Napoleone, il 17 luglio del 1821, avvenuta, appunto il 5 maggio di quell’anno, scrive quasi di getto questa ode, che verrà presentata alla censura il 26 luglio senza peraltro ottenere l’autorizzazione alla pubblicazione.
Il metro è lo stesso che sarà utilizzato nel coro di Ermengarda, ma qui con carattere più solenne e celebrativo, con alternanza di toni epici e discorsivi, riflessivi, con sintagmi spesso brevi e rapidi cambiamenti di prospettiva, nel tentativo di fornire una descrizione breve quanto esaustiva, dal punto di vista del poeta, della vita di quel personaggio controverso e non troppo amato, ma che allo stesso tempo non può non lasciare indifferenti all’atto della sua scomparsa. Scomparsa che viene immaginata dal Manzoni anche come una riconciliazione di Napoleone, non più nel clangore delle battaglie ma in minore ritiro, riflettendo su una vita vissuta per il potere, con la fede e con Dio, un smettere i panni della gloria temporale per vestire quelli della gloria eterna. Una riconciliazione questa forse simmetrica a quella tentata da Manzoni con lo stesso Napoleone.