Il canto VIII del Purgatorio

Il canto VIII del Purgatorio

BOSCO-REGGIO, commento al Purgatorio;

Introduzione  al canto.

Se nel Purgatorio il sentimento dominante è quello della nostalgia, il canto VIII è quello dove tale sentimento si dispiega più pienamente: nostalgia dell’esule dalla patria terrena, come si avverte nelle famose terzine iniziali del canto (e il motivo dell’esilio ritorna in quelle conclusive, nell’incontro con Corrado Malaspina), e nostalgia delle anime dalla patria celeste, come si avverte nella loro preghiera e nella loro trepidante attesa dell’evento temuto.

Il canto, similmente ad If. X, ha una struttura particolare, fatta di intrecci e riprese successive: dopo l’incipit e la preghiera delle anime (e l’avvertimento al lettore di “aguzzare gli occhi”), inizia la “sacra rappresentazione” con l’arrivo degli angeli e la loro collocazione agli estremi della valletta; quindi c’è l’incontro con Nino Visconti; segue un intermezzo astronomico, quindi la ripresa e conclusione della “sacra rappresentazione” (arrivo del serpente  e sua cacciata); chiude il canto il dialogo con Corrado Malaspina.

L’incontro con Nino è l’incontro con un vecchio amico, legato a piacevoli ricordi di giovinezza, verso il quale Dante ha lo stesso slancio di nostalgico affetto che ha avuto per Casella, Belacqua, e avrà per Forese. Eppure quel capo guelfo era stato protagonista di quelle stesse lotte feroci che avevano dannato orribilmente il di lui nonno materno, conte Ugolino: ma qui il motivo politico è del tutto offuscato da un altro motivo, quello del marito dimenticato dalla vedova (Beatrice d’Este), risposatasi con un altro uomo (Galeazzo Visconti, signore di Milano), per di più ghibellino: il personaggio vive nella amarezza di questa dimenticanza, un sentimento che trascolora nella compassione (non ci può essere rancore) per la sorte della vedova, cui il nuovo matrimonio non ha portato fortuna (cacciato il Visconti da Milano, per lei e per la figlia ci sono stati solo dolore e povertà).

Quanto alla “sacra rappresentazione”, ciò che succede (ed in questo senso sarà da intendersi l’avvertimento ai lettori: sia che voglia dire che è facile vedere la verità, sia che è facile fraintenderla) non riguarda, evidentemente, anime già salve, ma tutti i vivi, sempre soggetti al rischio della tentazione (l’intermezzo astronomico significherà allora che in una tale lotta non bastano le forze umane – virtù cardinali – ma ci vuole la Grazia divina – virtù teologali); e le spade tronche degli angeli significheranno non tanto che servono per difesa quanto che basta solo mostrarle per ricordare all’“avversaro”   l’antica sconfitta.

L’atteggiamento di Corrado (che fissa Dante, indifferente sia alle parole di Nino che alla “sacra rappresentazione”) ricorda quello diCavalcante in If. X: con l’elogio della sua famiglia Dante non solo paga un debito di gratitudine (esule, sarà ospitato dai Malaspina), ma esprime un sincero sentimento di nostalgia per le virtù cavalleresche (“il pregio della borsa e de la spada”: cortesia e valore) che si vanno perdendo con l’affermarsi della società mercantile.

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