IL CACCIATORE DI AQUILONI

IL CACCIATORE DI AQUILONI

IL CACCIATORE DI AQUILONI


Scritta in prima persona dal protagonista, è una storia di padri e figli, di amicizia e tradimento, di rimorso e redenzione, di fughe e ritorni, sullo sfondo di un Afghanistan schiacciato dalla morsa sovietica prima e dai talebani poi.
C’è stato un tempo in cui Kabul era una città in cui volavano gli aquiloni, che era lo sport nazionale talebano, e in cui i bambini davano loro la caccia.
Amir e Hassan trascorrevano lì la loro infanzia felice e formavano una coppia eccezionale nei tornei cittadini di combattimenti tra aquiloni. Amici, dunque, nonostante le grandi differenze sociali che li contraddistinguevano: l’uno pashtun, l’altro hazara; l’uno sunnita, l’altro sciita; l’uno padrone, l’altro servo. Amir, il ricco, era il pilota; Hassan, il servo, era il suo cacciatore.
Amir, figlio di un ricco uomo d’affari, viveva con il padre Baba in quella che era considerata da tutti la più bella casa del nuovo quartiere nella zona nord di Kabul. Anche Hassan viveva con il padre Ali, in una capanna di argilla, all’ombra del nespolo situato all’estremità meridionale del giardino della casa di Baba e Amir.
Durante il semestre Amir frequentava la scuola mentre Hassan gli preparava da mangiare e gli puliva la casa. Durante le vacanze i due ragazzi giocavano insieme. Amir leggeva ad Hassan, che non sapeva leggere, storie di eroi e di guerrieri. I ragazzi condividevano la loro comune passione per le gare di aquiloni. Hassan, col suo viso da bambola ed il labbro leporino, era il più forte cacciatore di aquiloni di Kabul: quando un filo veniva reciso in combattimento e l’aquilone vagava in cielo in preda al vento, lui sapeva sempre dove sarebbe andato a cadere, facendone una preda di guerra per Amir.
Proprio mentre Hassan sta cacciando un aquilone per il suo padrone, viene catturato da bulletti locali. Amir è testimone dello stupro fatto al ragazzo e non interviene per difenderlo, assiste alla scena silenzioso ed inerte. Da quel momento l’armonia fra i due amici si infrange. Hassan diventa apatico e taciturno.
Con la terribile bugia di un furto, Amir costringerà il padre Baba ad allontanare Hassan e suo padre Ali. Ma l’arrivo dei russi a Kabul porterà alla fuga in America di Amir e Baba.Dopo venticinque anni in America, Amir ha realizzato il suo sogno – sempre guardato con scetticismo dal pragmatico e concreto Baba – di diventare scrittore, si è sposato, ha una buona vita nella sua casa di San Francisco.

Ma a sollevare le nebbie faticosamente accumulate su un passato scomodo ci pensa una telefonata dall’Afghanistan, che non gli lascia scelta: in barba alla viltà di cui si è accusato per tutta la vita parte alla volta di Kabul, alla ricerca di Sohrab, il figlio di Hassan reso orfano dalla crudeltà dei Talebani. Ma ad attenderlo a Kabul non ci sono solo i fantasmi del passato: quello che trent’anni prima era il suo paese ora è una landa desolata in cui vagano donne invisibili, dove i marciapiedi sono carichi di relitti umani ammassati gli uni sugli altri, dove avere un padre od un fratello maggiore è un lusso dopo gli stermini talebani, dove gli occhi della gente restano incollati al selciato per timore di incrociare fatalmente lo sguardo sbagliato, dove gli aquiloni non volano più…
viaggio che Amir intraprende verso la sua patria è prima di tutto un viaggio in se stesso, per confrontarsi e riscattarsi da quell’antica e dolorosa colpa.
Scopre che Assan era suo fratellastro, figlio di una bellisima donna di cui il padre Baba era stato amante.
Scopre anche che il piccolo Sohrab è diventato schiavo proprio del bullo che da ragazzo ha violentato Assan e che ora è un capo terrorista talebano.
Affrontando il pericoloso terrorista riuscirà a liberare il bambino, reso apatico e muto dalle terribili violenze subite, per portarselo in America ed adottarlo insieme alla moglie.

Lentamente Amir cercherà di costruire un rapporto con lui, di instaurare in lui la fiducia, ridandogli una vita. Sembra che non ci sia speranza fino al giorno in cui, in occasione dei festeggiamenti per l’anno nuovo afgano, gli aquiloni tornano a rivestire il cielo, degli Stati Uniti questa volta, della loro colorata melodia.

Il cuore di Amir palpita mentre nell’atto stesso di stringere di nuovo fra le mani un aquilone si riappropria del suo passato. E il piccolo Sohrab, accanto lui, si lascia incantare dalla magia multicolore del cielo, mentre una luce nuova attraversa i suoi occhi tristi. Il volo poetico degli aquiloni è un abbraccio alla vita: il cerchio del riscatto si realizza nella scintilla silenziosa che illumina gli occhi di Sohrab.