IDEOLOGIA PASCOLIANA

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La crisi culturale e sociale di fine Ottocento e del primo Novecento ed in particolare il fallir della scienza positivistica, rivelatasi incapace di svelare il reale e di garantire un controllo sulla natura, contribuirono a formare in Pascoli una visione del mondo come realtà inconoscibile e della storia come insieme di orrori e oppressioni. Da queste concezioni nascono le sue tematiche racchiuse in una poesia di evasione condannata dalla critica ad essere superficiale e poco impegnata.

Pascoli non si ribella di fronte alla concezione umana, ma preferisce chiudersi nelle sue “nebbie” e ascoltare i messaggi simbolici delle cose, dando vita ad una poesia incapace di cogliere i rapporti di causa-effetto, i quali vengono indagati attraverso l’intuizione tipica del fanciullino, in grado di scoprire le zone più intime dell’io. Nella sua concezione dell’infanzia si incontrano elementi storici reali ed elementi ideologici e sentimentali. Quanto più questi elementi sono confusi, tanto più la scoperta delle cose e dell’io umano è astratta e superficiale.

Il mito dell’infanzia di Pascoli non può essere quindi confuso con quello di Leopardi (contrapposizione disperata dell’illusione con la realtà) in quanto rappresenta l’evasione dai problemi del mondo ancora oggi intrisa di grande attualità.


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