I MAYA

I MAYA

I MAYA


Il territorio dove nacque e fiorì la grande cultura del popolo Maya è una vasta regione che gli studiosi suddividono in due diverse zone, corrispondenti a due diversi ecosistemi, nonchè a due culture vissute in periodi differenti.

➢    Zona centro/sud – antico insediamento – periodo classico
L’antico insediamento era a sud e comprendeva parte del Guatemala, parte di El Salvador e la zona occidentale del Chiapas, fino alla regione più centrale, in cui sorsero le città che segnarono l’apogeo della civiltà Maya, come Tikàl, Palènque e Copàn; queste città non avevano mura difensive ed i Maya erano miti agricoltori.
➢    Zona nord – insediamento tardo – periodo post-classico
Successivamente (ed inspiegabilmente) vi fu un esodo di massa verso l’area settentrionale, ovvero la parte più prominente della penisola dello Yùcatan, che ebbe una fioritura culturale piena più tarda rispetto alle regioni centrali, con le famose città di Tulùm, Merìda e Chichen Itza. Queste città erano dotate di mura difensive in quanto i Maya del secondo periodo si fusero con gli invasori Toltechi, dediti alla guerra.

Ho scelto di parlare dei Maya di questo ultimo periodo perchè ho visitato i siti archeologici di Chichen Itza, Cobà e Tulùm, situati nella penisola dello Yùcatan.

TERRITORIO

Prima di descrivere la civiltà Maya, è necessario spendere due parole sul territorio dello Yùcatan perchè è molto particolare: si presenta interamente pianeggiante ed il paesaggio è dominato da un’estesa foresta, la cui crescita è favorita dalle piogge intense. Ancor oggi la selva custodisce innumerevoli testimonianze del mondo antico e se si osserva con attenzione la distesa verde, si possono scorgere delle gobbe, là dove la foresta ha inghiottito antichi templi e piramidi.
Il suolo calcareo, risulta costellato di grotte, di lagune, di fiumi sotterranei che si congiungono con il mare e, soprattutto, di cenotes, una sorta di pozzi naturali con profondità variabile tra i due e i dieci metri che sono stati e sono tutt’oggi una preziosa fonte di approvvigionamento d’acqua per gli abitanti di queste regioni. Da notare il fatto che nello Yùcatan NON ci sono corsi d’acqua in superficie: sono tutti sotterranei.

RELIGIONE
Come ho già detto, i Maya che popolavano il territorio dello Yùcatan non avevano le stesse abitudini culturali e religiose dei pacifici Maya delle origini, perchè avevano subito l’influenza dei Toltèchi, una popolazione molto più bellicosa e sanguinaria, che infuse nuovi valori legati alla guerra ed al militarismo, nonchè il culto del dio Kukulcan, il serpente piumato.
I Maya avevano un’organizzazione culturale e sociale basata sulla figura del REGGENTE che poteva essere uomo o donna, ovvero una sorta di sciamano, di stregone in grado di comunicare con i morti.
Secondo la cultura maya erano i morti che facevano risorgere il sole ogni giorno.
Il reggente si perforava il corpo in varie parti, di solito la lingua o i genitali, per far uscire il sangue da far cadere sul terreno per dare energia ai morti affinchè potessero far risorgere il sole.
Ecco perchè essi costruivano le piramidi: per essere più vicini al cielo e dunque ai morti. Sulla cima della piramide vi è uno spiazzo con una stanza dove il reggente celebrava i suoi riti: si perforava, bruciava erbe allucinogene e andava in estasi, comunicando con gli antenati.
La popolazione riunita sotto alla piramide ossevava il fumo attorcigliarsi verso il cielo come un serpente.

SACRIFICI UMANI

Le molte raffigurazioni di sacrifici umani, hanno indotto gli storici a credere che i Maya li praticassero.
Abbiamo detto che i Maya del periodo post classico, sono stati fortemente influenzati dai loro invasori Toltechi, anche per quanto riguarda l’architettura e le decorazioni dei templi.
E’ nata così la credenza che dalla piramide tagliassero le teste e le buttassero nel cenote sacro. In realtà, ricerche recenti hanno dimostrato che nel cenote non ci sono scheletri e teschi se non quelli appartenenti a bambini deformi, che dunque venivano soppressi alla nascita, o scheletri di vecchi, probabilmente caduti nel pozzo per cause incidentali.
L’unico sangue che certamente veniva quotidianamente sparso a Chichen Itza era quello del reggente.

ASTRONOMIA, MAGIA, ARCHITETTURA E… SPORT

I Maya erano indubbiamente astronomi e matematici. Avevano messo a punto tre calendari: lunare, civile e sacrale.
La piramide di KUKULKAN a Chichen Itza è un gigantesco calendario.
Le 4 scale con 90 scalini ciascuna rappresentano 360 giorni; gli ultimi 4 scalini e la piattaforma completano il perfetto calendario maya di 365 giorni.
Nel giorno dell’equinozio di primavera il serpente scende dalla piramide per fecondare la terra. Gli architetti hanno creato la struttura in modo che l’ombra del sole sui gradini crei l’immagine del serpente che scende verso il cenote sacro. Allo stesso modo l’ombra del serpente risale verso la piramide il giorno dell’equinozio autunnale.
L’acustica è stata studiata in modo che il reggente dall’alto, parlando normalmente, potesse farsi sentire dalla folla in basso e viceversa.
Sempre nel sito di Chichen Itza,  che oltre alla piramide comprende sette templi ed innumerevoli altre costruzioni, troviamo il Caracol, che altro non è che un osservatorio astronomico, costituito da una scala a chiocciola (caracol, appunto) che conduce ad una cupola con feritoie, aperture e finestre studiate apposta per osservare le costellazioni.
In tutti i siti Maya di rispetto troviamo infine il campo per il gioco della pelòta. L’area di gioco è un rettangolo delimitato da due muri alti e paralleli, al cui centro sono inseriti due anelli di pietra in cui i giocatori devono riuscire ad introdurre la palla servendosi solo di fianchi, gomiti e ginocchia.
Pare che i vincitori venissero sacrificati… ma anche in questo caso non ci sono prove, se non leggende tramandateci dai primi colonizzatori.

CONQUISTA E COLONIZZAZIONE DELLO YUCATAN

I Maya non dettero vita ad uno stato accentrato ma a delle “città stato” e per questo motivo furono soprannominati “i greci d’america”. Questa organizzazione rendeva i Maya fragili ed indifesi.
Nonostante ciò la conquista dello Yucatan non fu facile e tantomeno rapida.
Gli Spagnoli ebbero grandi difficoltà a sottomettere gli abitanti della penisola e la conquista fu una campagna condotta a singhiozzo che durò vent’anni prima che il popolo Maya fosse completamente dominato. La spedizione dello Yucatan non ebbe nulla a che vedere con le conquiste rapide e per certi versi spettacolari con le quali gli Spagnoli vinsero la resistenza di altre popolazioni mesoamericane.
A contribuire al ritardo nella conquista della penisola fu in primo luogo lo scarso interesse dei conquistatori per una zona  dalle risorse poco stimolanti oltre al fatto che la mancanza di un’unità politica centralizzata indigena fu un fattore di ostacolo: Fransisco de Montejo dovette conquistare una per una tutte le provincie in cui era suddiviso il territorio maya.

Il periodo di colonizzazione e dominazione spagnola ebbe una durata di circa tre secoli, sino al 1821, data in cui il Messico si liberò del giogo della madrepatria ed acquisì l’indipendenza.