I GOTI

I GOTI

I GOTI


La caduta dell’Impero Romano, sotto la spinta delle invasioni barbariche, cambiò il modo di vita in tutta Italia e perciò anche nella nostra zona. Non tutte ebbero la medesima importanza ed uguale ripercussione nell’ambito delle valli del Taro e del Ceno. Non sappiamo che cosa si salvò dell’antica colonizzazione preromana e romana. Probabilmente le nostre terre ritornarono al primitivo stato selvaggio, poiché questo avvenne in tutta Italia, e la vegetazione disordinata ed irta di spine giunse allora fino entro i villaggi e le città. Molte cose dovettero cambiare anche a causa della fuga degli abitanti dalle città verso i luoghi più sicuri della campagna alla ricerca di scampo.

Fra le molte orde ricorderemo i Goti, che lasciarono il ricordo del loro passaggio nella val Gotra. “Gotus” era il popolo. “Gotulus” è un aggettivo che significa “del Goto o dei Goti”. Il “Mons Gotulus” è il “Monte dei Goti”, cioè il Monte Gottero, come la “Gotra” o “Gotula” è il ruscello dei Goti. Il popolo dei Goti era stato di origine certamente scandinava, in epoca romana si era trasferito nella regione della Vistola e poi in quelle della Germania. Dal sec. III d. C. i Goti si divisero in tribù ed iniziarono la loro calata verso Sud. Si staccarono dal primo ceppo unitario per prima i Gepidi, ma la grande divisione fu quella tra Ostrogoti eVisigoti.

I primi, o Goti di Oriente, sono quelli che interessano le nostre regioni, i secondo, o Goti di Occidente, si rivolsero soprattutto alla Spagna. Gli Ostrogoti, tra periodi di ribellioni ed altri di collaborazione, furono alleati dell’Impero Romano. Nel 474 si affermò alla loro guida Teodorico, il grande re delle loro ultime fortune. Alla morte di Teodorico nel 526, il regno Goto si indebolì durante la reggenza di Amalasunta.

Teodorico lasciava il regno a un nipote, Atalarico, e per lui reggente la madre Amalasunta. Donna previdente e ambiziosa, Amalasunta costrinse ben presto i Romani e Goti a giuramento di fedeltà verso il giovane re. Ma, la fiera nobiltà gota, non soffrendo la reggenza d’una donna, nè l’educazione romana impartita al figlio, nè i rapporti ossequiosi di Amalasunta con Bisanzio, nè lo spirito conciliativo di lei verso i Romani, riuscì, dopo più congiure, a strapparle il figlio e a educarlo per le armi, secondo il costume nazionale. Inadatto al nuovo regime, il giovinetto morì e Amalasunta, volendo conservare il potere, scelse come marito Teodato, duca di Tuscia e uno dei capi del partito nazionale. Questi, come l’ebbe impalmata, cedendo alle esigenze del partito stesso, la relegò in un’isola del lago di Bolsena dove poi la fece trucidare. Con Amalasunta si spegneva la dinastia degli Amali, a cui l’Impero aveva delegato il governo d’Italia; la sua morte violenta preludeva a un cambiamento di rotta nelle relazioni politiche dei Goti.

Ne approfittò l’imperatore Giustiniano che, per mezzo dei suoi generali Belisario e Narsete, li sbaragliò nel 552, nonostante la loro eroica resistenza, capeggiata da Totila e Teia. La capitolazione dei Goti cancellò praticamente il loro ricordo poiché, tranne qualche eccezione, di essi non si ricordano toponimi particolare. Il monte Gottero e la valle della Gotra sono una di queste eccezioni. Il cognome “Gotelli” assunto da una famiglia illustre che, con ogni probabilità, ha le sue origini a Porciorasco, ma che è frequente in val di Vara e nelle zone limitrofe, trae le sue origini o dalla zona o da un qualche nobile discendente dell’antico popolo.

In Italia il potere restò nelle mani del re germano Odoacre, la sua autorità era però solo  quella di un governatore nominato dall’imperatore di Costantinopoli.

 Dalla stessa Costantinopoli venne l’iniziativa di inviare in Italia Teodorico, re degli Ostrogoti, popolo che si era stanziato  nelle regioni danubiane. In questo modo l’impero d’Oriente si sbarazzava del suo maggior pericolo.