I FIUMI UNGARETTI FIGURE RETORICHE

I FIUMI UNGARETTI FIGURE RETORICHE

I FIUMI UNGARETTI FIGURE RETORICHE


Analisi retorica del testo

Numerose e significative le figure retoriche del testo.

  1. 9-12:Stamani mi sono disteso / in un’urna d’acqua / e come una reliquia / ho riposato“, troviamo una metafora (urna d’acqua) che ha un significato simbolico di sacralità. Il poeta, stendendosi nell’acqua, si è sentito come chiuso in un’urna, ha meditato sulla sua vita e sull’esistenza umana e universale; si è riconosciuto come parte dell’Universo e ha trovato in se stesso ed in ogni uomo una dimensione sacrale (ecco il perché dell’accostamento alla reliquia).
  2. 13-15: <<L’Isonzo scorrendo / mi levigava / come un suo sasso>> metafora e similitudine = l’acqua assume una funzione rigeneratrice e purificatrice, richiama l’acqua del fonte battesimale
  3. 16-17: <<Ho tirato su / le mie quattr’ossa>> sineddoche = la figura umana, designata con le ossa (una parte per il tutto) è scarnificata dal male e dal peccato, ma questo è un presupposto per la sua futura rigenerazione
  4. 19-20: <<come un acrobata / sull’acqua>> similitudine = richiama allusivamente Cristo che cammina sulle acque del Giordano e mette alla prova i suoi discepoli sulla fede in lui.
  5. 24-25: <<come un beduino / mi sono chinato…>> similitudine = richiama le preghiere dei musulmani che si inchinano rivolgendo il corpo in direzione della Mecca
  6. 30-31: <<docile fibra / dell’universo>> metafora = l’uomo è una componente dell’universo debole e parte integrante dello stesso

Molto evidente l’anafora nei vv. 45,47,52,57,61,63 (Questo … Questo … Questi …)

  1. 68-69: <<corolla / di tenebre>> ossimoro = dà l’idea della vita come di un quaklcosa di misterioso e di labile, difficilmente conoscibile all’uomo.

Commento

La poesia ripercorre la biografia storico – familiare di Ungaretti con : i quattro fiumi (Serchio, Nilo, Senna, Isonzo) rappresentano le tappe fondamentali della vita del poeta. Attraverso questi fiumi egli riesce a riconoscere se stesso e la propria identità storica, civile, morale e culturale; in pratica, come afferma, si riconosce <<fibra dell’universo>>. La riflessione di Ungaretti, condotta attraverso i fiumi, è una presentazione del proprio <<io>> con un sistema efficace e singolare che può, a buon diritto, essere definito la sua <<carta di identità>>.

Dal punto di vista dello stile, della metrica, del linguaggio il testo è decisamente interessante. Ungaretti è un autore – da questo lato – rivoluzionario. La rivoluzione ungarettiana si inserisce nel panorama del Primo Novecento, sulla scia delle sperimentazioni delle avanguardie storiche (Futurismo,  Espressionismo) e della lirica dei crepuscolari (Moretti, Corazzini …). Si avverte l’esigenza di superare la tradizione e di liberarsi dagli schemi classicisti, anche per poter esprimere, in modo più efficace, la condizione di disagio e di precarietà dell’uomo contemporaneo. Ungaretti sceglie, nella prima fase della sua produzione poetica, versi molto brevi, i cosiddetti versicoli, che si presentano frantumati e destrutturano il discorso e la sintassi tradizionale. Pochi gli aggettivi e i connettivi logici, assente la punteggiatura; scarse le rime, sostituite dalle assonanze, dalle allitterazioni, dal fonosimbolismo. La tecnica più usata è il procedimento analogico, che consiste nell’accostare immagini e parole che apparentemente non hanno alcun nesso logico, ma che, in realtà, nascondono segrete corrispondenze e forti connessioni intuitive. La poesia di Ungaretti, in sostanza, punta sull’efficacia espressiva della parola e per questo viene definita <<poesia pura>>.

Possiamo trovare qualche esempio di quanto detto dal testo esaminato:

Stamani mi sono disteso

in un’urna d’acqua

e come una reliquia

ho riposato

Non ci sono punti e virgole; i versi sono liberi; si può notare l’assonanza in a:

urna d’acqua / e come una reliquia / ho riposato.

urna d’acqua = è una metafora ed un procedimento analogico: la cavità che raccoglie l’acqua diventa come un’urna nella quale si cala il corpo del poeta che acquista una valenza sacrale, espressa anche dalla similitudine <<come una reliquia>>


Approfondimenti.

Aspetto centrale della lirica è sicuramente il viaggio come percorso spirituale che richiama la vita del poeta. Il tema del viaggio, spesso metaforico, è un motivo ricorrente nella letteratura simbolista e decadente. Possiamo partire da Baudelaire, il maestro dei poeti simbolisti francesi. Egli ha visto il viaggio come evasione nel mondo dei sensi e in quello incontaminato e puro dell’immaginazione. La metafora del viaggio serve a Baudelaire per esprimere il suo disagio verso la società contemporanea in cui non si riconosce. Per questo aspira ad un altro mondo, e in lui ricorre il tema dell’esilio come, ad esempio, l’esilio dell’albatro, che significa poi l’esilio del poeta sulla terra. La ricerca di un “altrove”, diventa l’aspirazione del poeta ad una nuova patria, e, nello stesso tempo, una evasione. Alcune sue composizioni ci parlano, infatti, di un viaggio immaginario che muove dai sensi.

Nel Decadentismo viene ripreso molto il mito di Ulisse, reinterpretato per gli elementi di apertura ed ambiguità che racchiude. Il viaggio di Odisseo diviene una ricerca esistenziale che rende vivo ed attuale questo mito. La ricerca avviene essenzialmente in una dimensione interiore e dell’inconscio.

Il poeta Rimbaud in “Battello ebbro” ci propone un’evanescente metafora del viaggio che si configura come una frattura, un allontanamento da tutto quello che è noto e come una perdita di sensibilità, cioè, in sostanza, un abbandono alla oscillazione delle acque, all’ondeggiamento, alla fluttuazione, quasi un richiamo ad una forma di purificazione che riscopre l’infanzia.

Pascoli invece nell’ “Ultimo viaggio” vede Ulisse come un esule sconfitto, che ricerca una verità superiore, ma invano e muore nell’isola di Calipso dopo una inutile interrogazione sul senso della vita.

Anche il pittore Gauguin, caposcuola indiscusso del Simbolismo pittorico, ha trattato il tema del viaggio. Gauguin rifiuta il soffocante clima sociale che lo circonda. Per questo fugge da Parigi e dall’Europa, attratto dal bisogno di nuovi soggetti da ritrarre, ma anche dalla ricerca di un universo puro e felice in cui rinnovarsi. Frutto di questa esperienza è una sorta di romanzo-diario dei suoi ‘giorni oceanici’: “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”.

Infine abbiamo Joyce che nel suo “Ulisse” ripropone ancora il motivo dell’eroe viaggiatore, ambientando però la vicenda nella moderna Dublino. Il viaggio diventa la vana ricerca del senso della vita da parte dell’uomo moderno, che non riesce a trovare il significato della banalità del quotidiano, e si abbandona ad un flusso confuso i pensieri.

Il viaggio in sostanza rappresenta una compresenza tra la fedeltà alle radici della terra natale e dei valori della società in cui si vive, e la volontà della ricerca, della conoscenza piena dell’altro. E’ un rischio di perdere qualcosa, ma può essere anche l’occasione di conquistare qualcos’altro e di realizzare la speranza del ritorno o l’esperienza estatica dell’ abbandono all’ignoto.


ANALISI RETORICA I FIUMI UNGARETTI


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