GUERRE NAPOLEONICHE SECONDA CAMPAGNA D’ITALIA

GUERRE NAPOLEONICHE SECONDA CAMPAGNA D’ITALIA

La Situazione Politico-Militare.
Tornato dall’Egitto, Napoleone effettua il colpo di stato del 18 brumaio (9 XI 1799) e sale al potere come Primo Console, affiancato da due figure insignificanti (Roger Ducos e Charles François Lebrun) ed appoggiato da Sieyes, dal ministro degli esteri Charles Maurice de Talleyrand-Périgord e dal capo della polizia Fouchè.
Louis Alexandre Bertihier è nominato ministro della guerra ma pochi mesi dopo è sostituito da Carnot.
I francesi ammontano a 150.000 combattenti su 285.000 nominali (XII) ed in primavera sono elevati a 250.000 più 100.000 reclute in fase di addestramento e più il contingente ancora in Egitto. Il calmo e metodico Moreau è nominato comandante del fronte renano con 100-135.000 veterani francesi (fusione delle armate del Reno e del Danubio) Massena guida i 30.000 uomini dell’Armata d’Italia.
Dopo la Russia, anche il re di Napoli ritira le proprie truppe. In guerra contro la Francia rimangono Giorgio IV re d’Inghilterra, l’imperatore Francesco II d’Asburgo, la Turchia, il Portogallo, la Baviera, il Württemberg ed alcuni stati minori tedeschi.

  • Melas comanda in Italia 115-120.000 veterani austriaci,

  • Kray comanda in Germania 110-150.000 austro-tedeschi (i contingenti tedeschi sono di mediocre valore militare),

  • L’Inghilterra dispone di 10-20.000 uomini a Minorca, destinati ad eventuali sbarchi in Liguria o in Provenza.

L’Armata di Riserva.
Con un decreto consolare (8 III 1800), Napoleone ordina la formazione dell’Armata di Riserva, su 4 corpi, ciascuno di 18-20.000 uomini. Ogni corpo comprende due divisioni di fanteria, due reggimenti di ussari o cacciatori e 16 pezzi d’artiglieria. L’armata in totale sulla carta ammonta a 60.000 uomini.
Con queste disposizioni Napoleone impiega per la prima volta diffusamente i luogotenenti al comando di più divisioni, anticipo dell’adozione del “Corpo d’Armata” (C.A.). Un’altra innovazione costituisce l’adozione del treno d’artiglierie, militari addetti al traino che sostituiscono le compagnie civili alle quali si appaltava il trasporto dei pezzi.
A metà aprile presso Digione sono raccolti appena 30.000 uomini, con pochissimi volontari, scarsi viveri, materiali, munizioni, quadrupedi, carriaggi e fucili.
Napoleone giunge a Ginevra (9 V) ed assume il comando dell’Armata di Riserva, che ha raggiunto i 48.000 uomini, male equipaggiati, con solo 30 cannoni, ed è così composta:

  • Corpo del generale Lannes (9.000 uomini): Divisione Watrin, brigata Majnoni e due reggimenti di cavalleria. Costituisce l’avanguardia.

  • Corpo del generale Duhesme (14.500 uomini): Divisioni Boudet e Loison.

  • Corpo del generale Victor (20.500 uomini): Divisioni Chabran, Chambarlhac e Monnier.

  • Corpo del generale Murat (2.400 uomini): Sette reggimenti di cavalleria.

  • Brigata autonoma del generale conte Giuseppe Lechi (1.200 uomini), composta da volontari italiani.

Sono inoltre a disposizione di Napoleone i seguenti corpi:

  • Guardia Consolare (1.200 uomini): 1 battaglione e 2 squadroni.

  • Corpo del generale Moncey (11.000 uomini): Divisioni Lapoype e Lorge.
    Sottratto a Moreau, comandante dell’Armata del Reno, dopo la vittoria di Stockach (3 V 1800), è in marcia dal Reno verso il passo del S.Gottardo (ma erano richiesti 17.500 uomini).

  • Corpo del generale Béthencourt (1.200 uomini): Sottratto a Moreau come il precedente, è in marcia dal Vallese al passo del Sempione.

  • Corpo del generale Turreau (2.500 uomini): Sottratto all’ala sinistra dell’Armata d’Italia guidata da Massena, che è assediato a Genova dal 20 aprile con 18.000 uomini.

L’attraversamento del Gran San Bernardo.
Il corpo del generale Lannes inizia il movimento (13 V), raggiunge Aosta (16 V) e Chabran (17 V), seguito dal grosso che impiega dieci giorni per passare faticosamente il passo del Gran San Bernardo. I cannoni sono smontati e trascinati a braccia su slitte. Lannes respinge da Châtillon un distaccamento austriaco e cattura due pezzi leggeri (18 V).
Gli Austriaci stanno bloccando Massena a Genova e premono contro il corpo del generale Suchet (12.000 uomini) dell’Armata d’Italia, ritiratosi da Savona e Nizza sulla destra del Varo.
L’anziano generale Melas (71 anni) dispone di 76.000 uomini così disposti (18 V):

  • Nizza: 12.000 uomini guidati da Melas (fronteggiano Suchet).

  • Savona: 6.000 uomini (dietro ai precedenti).

  • Genova: 25.000 uomini (assediano la città).

  • Valli di Pinerolo e Susa: 8.000 uomini.

  • Ai passi del Sempione e del San Gottardo: 8.000 uomini.

  • Val d’Aosta: 3.000 uomini.

  • La cavalleria è dislocata ad Acqui, Torino e in Lombardia.

Altre unità austriache presidiano la Lombardia (10.000 uomini guidati dal generale Wukassowich), il Veneto e l’Istria (5.000 uomini), la Toscana.
L’avanguardia francese raggiunge il forte di Bard (19 V) che controlla la strada ed il giorno successivo lo aggira da nord, per il sentiero di Albart, con i due cannoni catturati e giunge a Donnaz. Dopo un vivace combattimento entra a Ivrea (22 V), lo sbocco alla pianura Padana.
Frattanto il grosso ha cercato di infiltrarsi per la strada controllata dal forte. Le ruote dei cannoni sono fasciate con paglia e la strada è cosparsa di letame ma i primi tentativi falliscono. Il 24 ad Ivrea si trovano 32.000 uomini, Napoleone viene informato che Melas è atteso a Torino. Al forte di Bard due pezzi riescono a passare seguiti la notte del 25 sul 26 da altri 4. Altri 18 pezzi restano a battere il forte.
Un corpo di 10.000 austriaci con 20 pezzi accorre da Torino per bloccare la stretta della Chiusella ma si scontra presso Pavone (26 V) con il corpo di Lannes che, benché privo di artiglierie, lo respinge e si assicura lo sbocco alla pianura Padana. Nel combattimento si distingue la 28esima mezza-brigata che viene lodata da Napoleone.

La marcia su Milano.
La divisione Chabran è lasciata ad assediare il forte di Bard (cade l’1 VI) ed a presidiare Ivrea.
Napoleone con il grosso marcia su Milano per congiungersi a Moncey, fiancheggiato a nord dal corpo del Béthencourt e dalla brigata Lechi. Il Ticino viene forzato sconfiggendo il corpo austriaco del generale Wukassowich.
Melas frattanto ritira il generale Elsitz dal Varo (29 V), si rende conto delle manovre francesi ed ordina il concentramento delle truppe ad Alessandria (31 V). Tuttavia lascia il generale Hohenzollern ad assediare Genova, invia una divisione a Piacenza e lascia altri 17.000 uomini nei presidii di Torino, Cuneo, Savona e Casale. Anche il generale Elsitz lascia 10.000 uomini a fronteggiare Suchet giungendo ad Alessandria con solo 8-9.000 uomini.
Il concentramento austriaco ad Alessandria è scoperto dalla brigata di cavalleria Kellerman che fiancheggia il corpo di Lannes a sud di Casale.
Napoleone entra a Milano e proclama la Repubblica Cisalpina (2 VI).

L’Attraversamento del Po.
Napoleone esce da Milano (3 VI) con 39.000 uomini su 64.000 totali, essendo le altre unità così distribuite:

  • Divisione Chabrain: controlla la riva sinistra del Po a Casale.

  • Corpo del Moncey: dispone della divisione Lorge, giunta dal Reno, delle truppe del Béthencourt e dalla brigata Lechi (12.000 uomini).
    è incaricato di appoggiare il precedente e di sorvegliare il corpo di Wukassowich (10.000 uomini) che ha ripiegato oltre l’Oglio diretto a Mantova.

  • Torreau: presidia la Val di Susa.

  • Altri 10.000 uomini sono caduti o feriti dall’inizio della campagna.

Il grosso marcia dietro l’avanguardia del generale Lannes che, passato il Po a Belgioioso (6 VI), occupa San Cipriano, Brodi e Stradella. A sinistra è fiancheggiato dalla cavalleria di Murat per Lodi e Piacenza (5 VI) davanti alla quale è fermata, prima dalla presenza di artiglierie austriache oltre il Po, poi dalla mancanza di imbarcazioni.
Su Piacenza viene quindi distaccata la divisione Loison (6 VI), che passa il Po a Cremona, mentre il grosso passa lentamente il Po a Belgioioso ostacolato anche da una piena (7 V).
Murat passa il Po (7 V), occupa Piacenza e respinge gli Austriaci da Bobbio. I reparti Austriaci da Piacenza ripiegano ad Alessandria per Stradella.

La Battaglia di Marengo (14 VI 1800).
Napoleone, grazie alla cattura di una lettera (8 VI), scopre che Massena ha infine capitolato (4 VI) ottenendo di poter raggiungere con le truppe Suchet sul Varo, e stima che ad Alessandria Melas possa radunare 18-22.000 uomini. Avanza quindi con il grosso su Alessandria fiancheggiato a destra dalla divisione Lapoype, sull’altra riva del Po, mentre la divisione Loison è lasciata a custodire i ponti tra Piacenza e Castel San Giovanni.
L’avanguardia guidata da Lannes, 5.000 fanti, 400 cavalieri e 4 cannoni, si scontra presso Casteggio con 18.000 austriaci e 40 cannoni giunti da Genova con il generale Ott. I Francesi stanno per essere sopraffatti dai più numerosi avversari ma l’arrivo di una divisione del grosso capovolge la situazione. Gli Austriaci sono respinti oltre Montebello (9 VI) lasciando 2.200 prigionieri e 5 cannoni. Ott ripiega su Alessandria. I Francesi serrano le loro colonne tra Voghera e Casteggio (10-11 VI) mentre con la presa di Pavia si impadroniscono di 200 cannoni, tra i quali 30 da campagna.
A Napoleone si unisce il generale Desaix, rientrato dall’Egitto senza uniforme né bagagli, e le divisioni disponibili sono così assegnate (11 VI):

  • Generale Lannes: divisione Watrin e brigata Majnoni (avanguardia).

  • Generale Victor: divisioni Gardanne e Chambarlhac (al centro).

  • Generale Desaix: divisioni Boudet e Monnier (alla retroguardia).

  • Generale Duhesme: divisioni Chabran (a Casale) e Lapoype (in coda al grosso).

  • Generale Murat: cavalleria e divisione Loison (autonomo, a Piacenza e Castel San Giovanni).

L’armata è raggiunta dai 18 pezzi d’artiglieria impiegati contro il forte di Bard (12 VI) e prosegue l’avanzata oltre lo Scrivia (13 VI) fino San Giuliano e Sale senza incontrare forze nemiche.
Napoleone ipotizza che Melas abbia rinunciato a dare battaglia nella pianura di Marengo, quindi distacca Desaix con la divisione Bouder verso Serravalle Scrivia per bloccare un’eventuale ritirata austriaca verso Genova e rimanda la divisione Lapoype verso i ponti per passare il Po.
Verso mezzogiorno una brigata di cavalleria di Murat si scontra con reparti austriaci presso Spinetta e Marengo ma un temporale interrompe il combattimento. A sera il corpo del Victor respinge gli Austriaci oltre il cascinale di Pedrabona. L’oscurità impedisce di riconoscere le posizioni austriache.
I prigionieri confermano la presenza del grosso austriaco ad Alessandria, tuttavia la mancanza di movimenti a Casale (Chabran), Novi (Desaix) e la mancanza di un ponte di barche segnalato a sud di Alessandria convincono Napoleone che Melas abbia rinunciato a dare battaglia.
Gli austriaci hanno spostato il ponte di barche presso quello fisso alle porte di Alessandria, protetti da fortificazioni campali con 14 cannoni. All’alba gli austriaci escono da Alessandria, attaccano le posizioni francesi nella pianura di Marengo (14 VI 1800) e dopo un iniziale vantaggio sono sconfitti.
Il giorno seguente Melas chiede di trattare e Napoleone, a corto di munizioni, accetta. A sera è firmato l’armistizio con il quale Melas abbandona il terreno fino al Chiese e ripiega oltre il Mincio cedendo 12 piazze e cittadelle in Piemonte, Liguria e Lombardia.

La Campagna del 1800 in Germania fino all’armistizio di Parsdorf (15 VII).
L’Armata del Reno è affidata a Moreau (22 III), organizzata in 4 corpi per un totale di 14 divisioni (100.000 uomini):

  • l’ala sinistra è guidata da S. Suzanne che dispone di 4 divisioni (19.000 uomini) con i quali deve effettuare un’azione dimostrativa da Kehl alla valle del Kinzig per attirare Kray, poi tornare a Khel e raggiungere il grosso a Breisach.

  • Il centro è guidato da S. Cyr che dispone di 4 divisioni (30.000 uomini); deve avanzare da Breisach verso Friburgo.

  • L’ala destra è guidata da Lecoubre che dispone di 3 divisioni (19.500 uomini) denominate “Corpo di Riserva”; rimane a Sciaffusa. La divisione Vandamme è sul Reno tra Sciaffusa e Dissentis, in Svizzera, per trattenere Reuss che occupa il Voralberg ed i Grigioni con 30.000 uomini.

  • La riserva è guidata da Moreau che dispone di 4 divisioni (26.000 uomini); deve avanzare da Basilea a S. Blasien (nord-est).

Kray dispone di 79.000 austro-tedeschi tra Kinzig ed il lago di Costanza, ma invece di ostacolare il passaggio del Reno ai francesi ripiega verso l’alto Danubio opponendo solo parziali resistenze a Stokach (3 V), Engen (3 V), Messkirck (5 V), Biberach (9 V) e Memmingen (10 V) chiudendosi con i 70.000 uomini rimasti nel campo trincerato di Ulma (12 V).
Moreau avanza verso la Baviera fiancheggiato sulla sinistra del Danubio dal corpo S. Suzanne. Giunto a Ulma, Moreau la scopre fortemente presidiata (14 V) ma non crede che ci sia l’armata austriaca al completo che va a cercare verso il Lech, lasciando a bloccare il campo fortificato i corpi S. Suzanne (a nord) e S. Cyr (a sud).
S. Suzanne è attaccato dall’arciduca Ferdinando con 24.000 fanti e 12.000 cavalieri che sta per vincere ma desiste per l’intervento dall’altra sponda dell’artiglieria di S. Cyr.
Moreau, compreso che l’esercito austriaco è tutto nel campo fortificato, concentra qui le sue forze (17 V), disturbato alle retrovie da colonne mobili nemiche.
Dopo che Napoleone ha passato il Gottardo (19 VI), Moreau attacca a sinistra mentre il centro e la destra passano il Lech e raggiungono il Danubio tra Dillingen e Donauwörth, trovando gli austriaci sull’altra sponda.
Il Danubio è forzato da Lecoubre con il combattimento di Hochstàdt (19 VI), dove per la prima volta masse ingenti di squadroni francesi respingono la cavalleria austriaca. Gli austriaci sono respinti oltre il Brenz. Lecoubre si dirige verso il Voralberg. La sera Kray abbandona Ulma verso Nördlingen e passa sulla sinistra del Danubio a Neuburg, poi propone un armistizio simile a quello firmato in Italia (24 VI).
Lecoubre respinge Reuss oltre il Landeck e Moreau giunge all’Istar, frattanto le trattative portano alla firma dell’armistizio di Parsdorf (15 VII).

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