GLI ARTISTI FUTURISTI

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GLI ARTISTI FUTURISTI

GLI ARTISTI FUTURISTI


Il futurismo non è soltanto un’affermazione letteraria ma anche artistica: la poetica futurista, in questo ambito, viene enunciata, come era solito degli esponenti di tale ideologia, in quattro Manifesti lanciati tra il 1910 e il 1912: il Manifesto dei pittori futuristi, firmato da Boccioni, Carrà, Balla, Russolo e Severini; il Manifesto tecnico della pittura futurista, firmato dagli stessi; il Manifesto tecnico della scultura futurista, firmato da Boccioni; il Manifesto dell’architettura futurista, firmato da Sant’Elia. Il primo di questi manifesti nacque nel 1910 dall’incontro tra i suoi firmatari e Marinetti e venne scritto di getto, esprimendo con forzata aggressione verbale i nuovi ideali artistici; in esso non sono ancora definite le modalità tecniche su cui la nuova arte dovrà basarsi ma manifesta sicuramente l’entusiasmo di questi pittori e la loro volontà di ” distruggere il culto del passato […] disprezzare profondamente ogni forma d’ imitazione […] esaltare ogni forma di originalità, anche se temeraria, anche se violentissima” nella consapevolezza che” il trionfante progresso delle scienze ha determinato nell’umanità mutamenti tanto profondi, da scavare un abisso fra i docili schiavi del passato e noi liberi, noi sicuri della radiosa magnificenza del futuro”. E’ dunque un inno alla modernità, urlato attraverso uno stile conciso, basato su brevi e concitate esclamazioni, che riflette perfettamente il rapporto degli artisti con l’ispiratore di questo movimento e che verrà decantato con fervida partecipazione da Boccioni in un teatro di Torino; ad esso, qualche mese dopo, seguì un manifesto più specifico, “tecnico”, nel quale si afferma esplicitamente il distacco dalla pittura tradizionale e realista, si proclama l’avvento di una nuova sensibilità, la “sensazione dinamica” basata sulla convinzione che “tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido; una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente. Per la persistenza della immagine nella retina, le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio che percorrono; si distrugge l’idea di spazio, “lo spazio non esiste più […] E le sedici persone che avete attorno a voi in un tram che corre sono una, dieci, quattro, tre: stanno ferme e si muovono; vanno e vengono […]. La costruzione dei quadri è stupidamente tradizionale. I pittori ci hanno sempre mostrato cose e persone poste davanti a noi: Noi porremo lo spettatore al centro del quadro”. La tecnica con la quale vengono realizzate le opere ha come modello il divisionismo: colori puri, primari e secondari, accostati secondo la legge del complementarismo ; viene formulata una nuova concezione del colore, poiché non si può ancora ritenere, ad esempio, che il volto umano sia semplicemente roseo, in realtà esso è giallo, rosso, verde, azzurro, violetto; le sensazioni pittoriche non possono essere mormorate, ma devono essere urlate e cantate attraverso le tele degli artisti. Molto significativa, per concludere questa panoramica generale e sintetica sui principi ispiratori dell’arte futurista, è l’affermazione che chiude il Manifesto e che sintetizza la nuova poetica: ” Fuori dall’atmosfera in cui viviamo noi, non sono che tenebre. Noi Futuristi ascendiamo verso le vette più eccelse e più radiose, e ci proclamiamo Signori della Luce, poiché già beviamo alle vive fonti del Sole”.

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