GLI AMORI DIFFICILI RELAZIONE LIBRO

GLI AMORI DIFFICILI RELAZIONE LIBRO

Italo Calvino

Relazione del libro

“Gli amori difficili” è una raccolta di racconti a tema amoroso, ma trattati con tutta la grande vena spesso umoristica di Italo Calvino. Si tratta infatti di tredici storie di coppie che si incontrano ma, soprattutto, di coppie che non si incontrano; l’amore è quindi affrontato in tutte le sue sfaccettature e in tutte le situazioni più disparate, ma Calvino, da grande scrittore quale è, non cade mai nello scontato o nel banale.

Temi ed ambienti sono quelli più cari all’autore: ogni racconto si sviluppa infatti nella nuova società industriale del dopoguerra, a cavallo tra città e campagna, tra ciò che è antico e ciò che è moderno.

Per quanto riguarda i personaggi, Calvino preferisce concentrare il punto di vista narrativo su un unico protagonista di cui esprime sempre non tanto la parola (la presenza di dialoghi è molto bassa) quanto l’agitarsi dei pensieri e lo scorrere delle emozioni. Si tratta dunque di un tipo di narrativa che mira principalmente all’introspezione, sottolineando l’importanza del pensare e del riflettere.

Tra tutti i racconti, quello che più mi ha colpito e che mi ha spinto ad acquistare il libro è “L’avventura di due sposi”. Questo brano rappresenta la difficoltà di una coppia di operai di conciliare i ritmi del lavoro in fabbrica con la vita privata. Il mondo di Arturo e di Elide, i due sposi protagonisti, è del tutto circoscritto all’interno della loro modesta abitazione, in cui si verifica una grande accentuazione degli affetti, dei sentimenti e delle emozioni.

Il racconto rappresenta la vita quotidiana di questi due giovani innamorati, due operai alle prese con una vita familiare vincolata e condizionata dai rispettivi orari di lavoro.

Lui, Arturo Massolari, esercita il turno di notte; di conseguenza rientra a casa nel momento in cui lei, Elide, deve svegliarsi per andare al lavoro. Il tempo per scambiarsi qualche parola, qualche sguardo, qualche tenero abbraccio è limitato.

L’ambiente operaio delle fabbriche e l’ambiente esterno della città, delle botteghe, della fermata del tram non è rappresentato, ma ricostruito e immaginato tramite i pensieri dei protagonisti. La vita esterna dei due sposi non è infatti rappresentata attraverso la narrazione degli eventi che essi vivono durante la giornata ma è raccontata indirettamente tramite i pensieri, le allusioni, le percezioni dei due protagonisti. Arturo ricostruisce la partenza di Elide grazie ai suoni che gli giungono dall’esterno (il rumore dei tacchi giù per i gradini, lo stridere, il fermarsi e lo sbattere della pedana del tram ); lo stesso accade ad Elide quando pensa al marito diretto al lavoro (ora lui correva sulle strade buie, tra i radi fanali…). Il mondo non è visto ma immaginato, ricostruito e quindi inevitabilmente deformato.

La cronometrica meccanicità a cui sono costretti dal ritmo del lavoro in fabbrica non impedisce loro di esprimere una sensibilità delicata che rivelano attraverso gesti di affetto semplici ma intensi, come quello di cercare il calore che l’altro ha lasciato nel letto e ricavarne “una grande tenerezza”.

Questo racconto presenta elementi che si richiamano esplicitamente alla poetica neorealista: la scelta di un ambiente operaio, il tono sobrio con cui è descritta la dignitosa povertà dei protagonisti ed il registro quotidiano e colloquiale della lingua utilizzata (inserimenti di forme popolari o dialettali, lessico volutamente dimesso, strutture paratattiche).

Nonostante il racconto sia ambientato in un lasso di tempo molto vicino al nostro, il tenore di vita è ancora piuttosto basso: l’ambientazione del racconto è costituita dall’abitazione essenziale e poco riscaldata dei due sposi, i quali per recarsi al lavoro utilizzano mezzi di trasporto quali tram e biciclette.

Riguardo ai ruoli all’interno della famiglia, si nota come la donna acquisisca una posizione di parità dalla sua condizione di lavoratrice, che spinge ad una nuova organizzazione della vita familiare e ad un’equa divisione del lavoro domestico.

Al termine dei tredici racconti inizia una seconda parte intitolata “Le vite difficili”. Tale sezione contiene altri due racconti molto famosi di Calvino, “La formica argentina” e “La nuvola di smog”.

Quest’ultimo è la narrazione simbolica del rapporto di un uomo con una difficile realtà storica, sociale ed esistenziale che in qualche modo lo disorienta.

Dalla lettura del racconto, ambientato in una “grande e nebbiosa città industriale”, emergono aspetti tipici dell’ambiente industrializzato degli anni ’60.

Già il titolo allude al simbolo di questa nuova società: lo smog, la nebbia fumosa e carica di detriti chimici delle città industriali. Nel protagonista del racconto possiamo vedere il disagio provato da persone che, in seguito agli spostamenti dalle campagne, si trovano a  contatto per la prima volta con lo squallore e il grigiore del paesaggio cittadino: “quelle facciate di case annerite, quei vetri opachi, quei davanzali a cui non ci si poteva appoggiare, quei visi umani quasi cancellati”. Nel protagonista il disagio è espresso attraverso il ribrezzo, quasi la paura e l’ossessione, per lo sporco causato dall’inquinamento.

Anche se i personaggi tendono ad essere presentati in chiave simbolica , ricaviamo ugualmente dai loro atteggiamenti informazioni interessanti sugli atteggiamenti dei protagonisti dello sviluppo industriale: l’ingegner Cordà rappresenta l’imprenditore, che pur essendo uno dei responsabili della diffusione dello smog, tende a presentarsi come l’industriale illuminato che lotta contro l’inquinamento; l’operaio specializzato Omar Basaluzzi è invece la figura tipica del lavoratore che prende coscienza dei suoi diritti, cerca di capire quello che avviene nel mondo della produzione e organizza le lotte operaie, che in quel periodo comportano ancora molti rischi.

Nella parte finale del racconto l’autore introduce un cambiamento nell’ambientazione: la narrazione non è più ambientata nella città, ma in aperta campagna, dove è possibile trovare un ambiente sano, non invaso dall’inquinamento, dalle ciminiere, dalle macchine.

Il rapporto con lo smog è quindi il cardine attorno a cui ruotano tutti i personaggi del racconto che reagiscono in modo diverso di fronte al “grigiore” che avanza: alcuni lo ignorano (Claudia, Avandero), altri fingono di combatterlo (l’industriale Cordè), altri ancora cercano di ostacolarlo attraverso l’impegno politico (il sindacalista Basaluzzi). L’anonimo protagonista si ostina invece a guardare senza illusioni lo squallore che lo circonda e che riveste anche la sua dimensione esistenziale e sociale. Vive costantemente in un’atmosfera di sospensione e sembra che aspetti qualcosa: un’immagine positiva che si contrapponga a quelle negative.

Al contrario del racconto precedente, qui gli ambienti presentati sono i più disparati: città e campagna; ambienti aperti (vie, strade, piazze) e ambienti chiusi (camera in affitto, ufficio, caffetteria, ristorante, ecc…).

L’ ambiente si riflette molto sull’aspetto dei personaggi: i “cittadini” assumono un’ aria cupa e ombrosa; al contrario i “campagnoli” si presentano agli occhi del narratore come persone serene e gioiose.

Il protagonista del racconto è un modesto pubblicista di provincia, parla in prima persona, ma non ha né nome né volto. Sembra rifiutare ogni illusoria emozione e si ostina a guardare le cose come sono. Egli si muove tra uno stuolo di personaggi minori ognuno dei quali ha un suo modo di contrapporsi allo smog.

Uno di questi è l’ingegner Cordà, direttore del quindicinale ” La Purificazione ” imprenditore sulla cinquantina, dall’aria giovanile, artefice dell’inquinamento atmosferico, ma allo stesso tempo sostenitore della campagna anti-smog.

Il dottor Avandero, invece, capufficio stampa e collega dal protagonista, è persona estremamente precisa nel suo lavoro, impiegato modello e classico gitante della domenica che non si pone  alcun problema sull’ambiente e si adatta perfettamente alle situazioni.

L’unica donna che compare nel racconto è Claudia, fidanzata del protagonista. Donna ricca, bella e indipendente che ama viaggiare e fare telefonate nelle ore più strane del giorno e della notte. Vive immersa nel suo mondo e non riesce a percepire i problemi psicologici del protagonista.

Infine è da nominare anche Omar Basaluzzi, operaio specializzato che si impegna per una maggiore tutela dell’operaio.

Per quanto riguarda il procedimento narrativo, il narratore interno proietta su ambienti e persone la sensazione di “grigiore” e di squallore che pervade costantemente lo stato d’animo del protagonista. Quest’atmosfera si riflette anche a livello linguistico con scelte lessicali che sottolineano il grigiore e la decadenza.

In conclusione, “Gli amori difficili” di Italo Calvino mi è sembrato un libro molto profondo, che arricchisce e che apre gli occhi su tante piccole cose e piccole azioni di tutti i giorni, che hanno una loro importanza. Non è molto lungo, e la lettura è piacevole, leggera e non molto impegnativa; insomma, un libro da leggere.