FRANCIA DALLA MONARCHIA ASSOLUTA ALLA REPUBBLICA

FRANCIA DALLA MONARCHIA ASSOLUTA ALLA REPUBBLICA

FRANCIA DALLA MONARCHIA ASSOLUTA ALLA REPUBBLICA


Prima del 1789, la Francia era una monarchia assoluta fiancheggiata dal clero e dalla ricca nobiltà. L’economia, fondamentalmente agricola, versava in un evidente stato di crisi. L’organizzazione statale opprimeva le masse, vessate da gravi oneri fiscali, nelle campagne già minate dagli esosi oneri signorili collegati al sistema feudale. Nel 1787 una grave carestia di cereali, provocata da disastri meteorologici, aveva condotto al peggioramento la condizione contadina e alla fuga dalle campagne.
I deboli tentativi di riforma del sistema fiscale con prelievi più equi, avanzati dal ministro delle finanze Necker e approvati dallo stesso re Luigi XVI, vennero contrastati dalla casta del clero e dei nobili che avrebbero dovuto rinunciare a parte delle loro ricchezze e dei loro privilegi.
Non soltanto i contadini, ma anche gli artigiani, i commercianti e i professionisti avevano interesse a fermare una crisi altrimenti irreversibile.
Fallita la riforma del Necker l’unica alternativa era la partecipazione, dal basso, alle decisioni politiche. Di qui la convocazione degli Stati Generali, e l’inizio di uno scontro che durerà per 10 anni. Il Terzo Stato, non avendo ottenuto né il voto per partecipante né riunioni congiunte dei tre ordini, si trovò fortemente sottovalutato e limitato nel proprio operato. Rimase il voto per ordine che, ovviamente, era sinonimo di mancanza di libertà poiché il 98% della popolazione francese aveva un solo voto contro il rimanente 2% tra clero e nobiltà. La volontà di una partecipazione politica attiva della borghesia commerciale veniva quindi stroncata sul nascere. Il passo seguente alla convocazione degli Stati Generali fu la formazione di un Assemblea Nazionale.
E’ fu la presa della Bastiglia del 14 luglio 1789. Il re aveva formato un governo conservatore e concentrato le truppe attorno a Parigi. Popolani e borghesi presero le armi formando una propria milizia.
L’Assemblea Nazionale, poi costituente con l’aggiunta di membri aristocratici, stilò la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” che fissò gli ideali rivoluzionari nel motto: “Libertè, Egalitè, Fraternitè”. Questo implicò un passaggio verso i principi di sovranità popolare e suddivisione dei poteri poi diventati effettivi nella Costituzione del 1791. Per raggiungere ciò, l’Assemblea abolì il regime feudale eliminando le corvèes e le decime, in un processo atto a colpire l’aristocrazia ed il clero. In materia finanziaria, il varo degli “assegnati” si rivelò una soluzione al problema economico perché, oltre a limitare direttamente la ricchezza della Chiesa, quei titoli portarono denaro nelle povere casse dello Stato. Una decisione di lotta, spinta anche dallo spirito illuminista basato sulla razionalità, contro lo strapotere della Chiesa francese. Con la costituzione civile del clero del 1790 veniva riformata l’organizzazione ecclesiastica sul modello di quella amministrativa. In più, sempre per migliorare le condizioni economiche, venne deliberata l’abolizione delle barriere doganali, i balzelli e le imposte comunali interne; la giustizia fu organizzata in modo più uniforme e ordinato. Il popolo armato, soprattutto su spinta del club dei giacobini volle e attuò la guerra contro l’Austria, simbolo dell’Ancien Regime.
La genesi di una monarchia costituzionale sembrò porre termine alla rivoluzione, ma non fu così perché sia il sovrano insoddisfatto dei poteri limitati, sia i radicali giacobini desiderosi di partecipare attivamente alla politica minarono la precarissima stabilità ipotizzata dalla borghesia.
Le proposte radicali vennero sostenute da Robespierre, Marat e Danton. La rivoluzione ha anche come obiettivo la rivoluzione stessa. Nella costituzione del 1793, verrà fissato uno dei principi che la legittimerà pienamente. L’Articolo 35 recita: “Quando il governo viola i diritti del popolo, l’insurrezione è, per il popolo e per ogni frazione del popolo, il più sacro e il più imprescindibile dovere”. Questo articolo rappresenta la volontà dei francesi di ribellarsi a ogni forma di oppressione e quindi giustificare gli sconvolgimenti rivoluzionari.
Fin dalla convocazione degli stati generali, sia il sovrano che i suoi diretti sostenitori, continuarono a limitare le irrompenti necessità del Terzo Stato per non permettergli di guadagnare potere. L’insoddisfazione di Luigi XVI per aver perso il potere assoluto lo portò ad atti controrivoluzionari nonostante fosse stata stabilita una monarchia costituzionale. Infatti, possedendo ancora il diritto di veto sulle decisioni dell’Assemblea Nazionale costituente, impedì tangibilmente i lavori dei deputati.
In Vandea si ebbero atti di ribellione poi soffocati dalla dittatura di Robespierre. Molti tra i francesi che si opponevano alla Repubblica, si rifugiarono nelle corti d’Europa per sollecitare la guerra ai loro connazionali o, in patria, guidarono azioni controrivoluzionarie proponendosi come difensori della fede cattolica.
Infine i controrivoluzionari “termidoriani” – i borghesi per mestiere e per censo – uccisero Robespierre (1794) e, ponendo fine al potere del popolo insediato dai giacobini e agli anni del cosiddetto “Terrore”, ottennero il rimodellamento della rivoluzione in un contesto borghese, “democratico” fautore del liberismo mercantile e moderato.
In ogni caso il risultato immediato della rivoluzione fu l’abolizione della monarchia assoluta e dei privilegi feudali: la servitù, i tributi e le decime furono soppressi; i grandi possedimenti vennero frazionati e si introdusse un principio equo di tassazione. Con la redistribuzione delle ricchezze e dei terreni, la Francia divenne il paese europeo con il maggior numero di piccoli proprietari terrieri indipendenti. Rinacquero un esercito di popolo fondato sulla leva militare e un sistema giudiziario più giusto e ordinato.
La conclusione degli eventi fu il colpo di stato del 18 brumaio 1799 ideato da Napoleone. La Francia repubblicana diventò nel 1804 un Impero con a capo Napoleone Bonaparte.
Furono aboliti l’incarceramento per debiti e il diritto di primogenitura nell’eredità terriera. Napoleone portò a compimento alcune riforme avviate durante la rivoluzione: istituì la Banca di Francia, che era banca nazionale semi-indipendente e agente governativo in materia di valuta, prestiti e depositi pubblici; instaurò l’attuale sistema scolastico, centralizzato e laico; riorganizzò l’università e la scuola; stabilì l’assegnazione delle cattedre in base a esami aperti a tutti, senza distinzioni di nascita o reddito. La riforma delle leggi provinciali e locali fu incorporata nel Codice napoleonico (1804), che rispecchiava molti principi introdotti dalla rivoluzione: uguaglianza dei cittadini davanti alla legge; regolarità processuale e il diritto alla difesa.