Forse un mattino andando in un’aria di vetro analisi del testo

Forse un mattino andando in un’aria di vetro analisi del testo

di eugenio montale


Metro: due quartine di versi che superano la misura dell’endecasillabo (ad eccezione dei vv. 3-4) e constano dell’unione di due versi più brevi: ad esempio il v. 1 può essere scandito in due settenari o in un quinario più novenario, il v. 2 in settenario più ottonario sdruccioli, il v. 5 in settenario più ottonario, i vv. 6-7 in due settenari, il v. 8 in novenario sdrucciolo più quinario. Rime: AB(ipermetra) AB, CDCD.


 

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,

arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:

il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro

di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto

alberi case colli per l’inganno consueto.

Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto

tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

 

ANALISI DEL TESTO

La rivelazione del <<nulla>>: La poesia descrive un’epifania del «nulla», del «vuoto» e dell’assurdo dell’esistere. E non è un caso che l’epifania si verifichi «in un’aria di vetro / arida»: l’aridità della natura è sempre il correlativo oggettivo della condizione esistenziale. La rivelazione del nulla avviene all’improvviso, come per «miracolo». La reazione che il poeta prova è una sorta di vertigine, il «terrore » di chi perde i punti consueti di riferimento, come l’ubriaco che perde l’equilibrio. E’ la folgorazione di un attimo: poi tornano a profilarsi gli oggetti consueti della realtà, « alberi case colli »; ma ora che ha avuto la rivelazione del nulla, il poeta sa che quelle cose sono un « inganno », sono pure parvenze, come ombre proiettate su uno « schermo ». L’inganno della realtà: Tuttavia quell’attimo è bastato per impedire al poeta di tornare alla condizione abituale, a credere nella consistenza di quelle parvenze ingannevoli. Il segreto che egli porta in sé non presume di rivelarlo agli uomini comuni che lo circondano: questi «non si voltano», sono incapaci di porsi i grandi problemi metafisici, non possono attingere alla consapevolezza del « nulla». La consapevolezza, privilegio e condanna: Questa consapevolezza è il privilegio dell’intellettuale, ma anche la sua condanna, perché lo obbliga alla solitudine e al silenzio. Il componimento presenta significative convergenze con la poesia di Camillo Sbarbaro, che aveva introdotto il motivo dell’aridità esistenziale, con il rifiuto di ogni speranza consolatoria (si ricordi l’immagine dell’« ubriaco»), sviluppando anche il motivo del “sonnambulo” (cfr. T85, Taci, anima stanca di godere, v. 16), dell’uomo che cammina in mezzo a una folla di estranei. A Sbarbaro, negli Ossi di seppia, Montale dedicò due componimenti: Caffe a Rapallo ed Epigramma.