FILOSOFIA DELLA STORIA HEGEL

FILOSOFIA DELLA STORIA HEGEL

A tuo  avviso esiste una storia umana o più storie senza alcun contatto tra loro?

A tuo avviso la storia  o le molteplici  storie hanno un fine, hanno un senso ?

[…]   Dobbiamo ricercare nella storia un fine universale, il fine ultimo del mondo, e non uno scopo particolare dello spirito soggettivo o del sentimento; lo dobbiamo intendere attraverso la ragione, che non può porre il proprio interesse in un particolare scopo finito, ma solo in quello assoluto.  … Il razionale è ciò che è in sé e per sé, e attraverso cui ogni cosa ha il suo valore. Esso assume forme diverse: ma in nessuna ha piú chiaro aspetto finale che in quelle che prende quando, nelle molteplici formazioni che chiamiamo popoli, lo spirito esplica e manifesta se stesso. Bisogna portare nella storia la fede e il pensiero che il mondo del volere non è rimesso nelle mani nel caso. Che nelle contingenze dei popoli elemento dominante sia un fine ultimo, che nella storia universale vi sia una ragione è e non la ragione di un soggetto particolare, ma la ragione divina, assoluta è una verità che presupponiamo; sua prova è la trattazione stessa della storia: essa è l’immagine e l’atto della ragione. …. La storia del mondo è solo la manifestazione di questa unica ragione, una delle particolari forme in cui essa si rivela, una copia dell’archetipo raffigurata in un elemento speciale, in quello dei popoli.

 

Perché gli uomini inseguono delle idee, dei valori? Perché sono disposti a sacrificare la propria vita per ideali?  Perché i popoli costruiscono monumenti,  creano arte ? A tuo avviso la tua civiltà scomparirà?

Indicheremo brevemente le categorie , nelle quali si presenta universalmente al pensiero la considerazione della storia.  La prima categoria risulta dalla contemplazione della vicenda d’individui, popoli e stati, che per un certo tempo esistono e attirano il nostro interesse, e quindi scompaiono. E’ la categoria del mutamento Noi vediamo   un enorme quadro di eventi e di azioni, di infinitamente varie formazioni di popoli, stati, individui, in un succedersi instancabile…dappertutto vengono proposti e perseguiti fini…Diffuso su tutti questi eventi e casi noi vediamo un umano agire e soffrire, una realtà nostra dovunque e perciò dovunque una inclinazione o un’avversione del nostro interesse…Talora vediamo il più vasto corpo di un interesse generale procedere con maggiore difficoltà, e disgregarsi lasciato in preda ad infinito complesso di piccoli rapporti; talora vediamo nascere il piccolo da un enorme dispiegamento di forze, e l’enorme da ciò che appariva insignificante…e se una vien meno, ecco che un’altra ne prende il posto.” Hegel prosegue, asserendo che la prima categoria che impariamo “osservando la vicenda di individui, popoli e stati, che per un certo tempo esistono…e quindi scompaiono, è la categoria del mutamento”

 

Che relazione c’è tra noi e le persone care che sono scomparse? E’ possibile far coincidere la fine della fisicità di qualcuno con la sua totale sparizione?  Che cosa succede ad un popolo quando esso scompare? Hai mai sentito parlare della metempsicosi? Hai mai provato a spiegarti   il suo significato? E come hai interpretato finora l’idea di resurrezione tipica del Cristianesimo?

A questa categoria del mutamento è però subito connesso anche l’altro motivo, che dalla morte sorge nuova vita E’ questo un pensiero che hanno concepito gli orientali : forse il loro pensiero più grande  e certo il più elevato della loro metafisica. Esso è contenuto in relazione con la realtà individuale; più generalmente  nota è però l’immagine della fenice, della vita naturale che eternamente prepara a sé il suo rogo e vi si consuma, in modo che dalla sua cenere eternamente risorga, nuova giovane e fresca la vita. Questa però un’immagine orientale: conviene al corpo, non allo spirito.

L’idea occidentale è invece quella che lo spirito riappaia non soltanto ringiovanito, ma innalzato trasfigurato. Esso insorge, erto, contro sé stesso , distrugge la forma che aveva assunta e si eleva così ad una costituzione nuova. Ma, spogliandosi della veste della sua  esistenza , non solo esso passa  in un’altra veste , ma esce come spirito più puro dalla cenere della sua precedente forma.   

 

La  storia umana è a tuo avviso governata dal caso?

Questa considerazione conduce alla terza categoria, alla ricerca di uno scopo finale in sè e per sè. E’ la categoria  della ragione stessa; essa esiste nella coscienza come fede nella ragione dominante nel mondo (p. 16

 

Che rapporto c’è a tuo avviso tra individui e popolo? Quanto ti senti indipendente dal tuo popolo e dalla sua cultura? Chi sono a tuo avviso i protagonisti della storia? Cosa spinge gli individui  a fare cose che possono anche costare loro  la vita, magari però passando alla storia?

Lo spirito nella storia è un individuo che è di natura universale, ma che è determinato, cioè, in generale, un popolo; e lo spirito con cui abbiamo a che fare è  lo spirito di un popolo Volksgeist)  …Le individualità dunque scompaiono per noi; noi attribuiamo loro valore solo in quanto traducono in realtà ciò che vuole lo spirito del popolo. Nella considerazione filosofica della storia bisogna lasciar da pare espressioni come al seguente: uno stato non sarebbe andato in rovina se vi fosse stato un uomo, il quale ecc. Gli individui scompaiono innanzi a ciò che è universalmente sostanziale. Questo forma da sé i suoi individui, quelli di cui ha bisogno per il suo fine. MA gli individui non impediscono che avvenga ciò che deve avvenire. Lo spirito del popolo è essenzialmente uno spirito particolare, ma nello stesso tempo è nient’altro che l’assoluto spirito universale giacché questo è  Uno. Il Weltgeist è lo spirito del mondo, come si esplica nella coscienza umana; gli uomini  stanno ad esso come le realtà singole stanno alla totalità che le costituisce. E questo spirito del mondo è conforme allo spirito divino che è lo spirito assoluto. In quanto dio è onnipresente  è presso ogni uomo, appare alla coscienza di ognuno; e cioè lo spirito del mondo. Il particolare spirito di un particolare popolo può perire ma esso è  un anello nella catena costituita dal corso dello spirito de mondo , e questo spirito universale non può perire

 

Che importanza ha per te l’idea di libertà? Come è nata? Chi dovrebbe essere libero? A tuo avviso la libertà di cui godiamo oggi è sempre esistita?

Si può dire della storia universale che essa è la raffigurazione del modo in cui lo spirito si sforza di giungere alla cognizione di ciò ch’esso è in sé. Gli OrientaIi non sanno ancora che lo spirito, o l’uomo come tale, è libero in sé. Non sapendolo, non lo sono. Essi sanno solo che uno è libero; ma appunto perciò questa libertà è arbitrio, barbarie, gravezza della passione, o magari anche mitezza e mansuetudine della passione stessa, che anch’essa è solo un caso di natura o un arbitrio. Quest’uno è perciò solo un despota, non un uomo libero, un uomo. Presso i Greci, per primi, è sorta la coscienza della libertà, e perciò essi sono stati liberi; ma essi, come anche i Romani, sapevano solo che alcuni sono liberi, non l’uomo come tale. Ciò non seppero né Platone né Aristotele; e perciò non solo i Greci ebbero schiavi, e la loro vita e il sussistere della loro bella libertà fu vincolata a tale condizione, ma anche la loro libertà non fu in parte che una fioritura accidentale, elementare, transitoria e ristretta, e in parte, insieme, una dura schiavitù dell’umano. Solo le nazioni germaniche sono giunte nel cristianesimo alla coscienza che l’uomo come uomo è libero, che la libertà dello spirito costituisce la sua più propria natura. Questa coscienza nacque dapprima nella religione, nella regione più interiore dello spirito; ma permeare di questo principio anche la natura del mondo era compito ulteriore, per assolvere pienamente il quale occorreva una lunga e difficile opera di educazione. Con l’adozione della religione cristiana la schiavitù , per esempio, non venne immediatamente a cessare, e ancor meno prevalse subito con essa la libertà negli stati, né i governi e le costituzioni furono organizzati in modo razionale e basati sul principio della libertà La storia del mondo è il progresso nella coscienza della libertà:  – un progresso che  noi dobbiamo riconoscere nella sua necessaria natura. …Sostanza dello spirito è la libertà. È con ciò indicato quale sia il fine dello spirito nel processo storico: è la libertà del soggetto, è che esso abbia la sua coscienza e la sua moralità, che abbia per sé fini universali da far valere, che il soggetto abbia valore infinito e che anche acquisti coscienza di questo suo estremo valore. Questa realtà sostanziale del fine dello spirito del mondo viene raggiunta attraverso la libertà di ognuno.

A tuo avviso che ruolo ha l’arte nella tua vita? E la religione?  Perché a tuo avviso  i popoli che hanno raggiunto un livello di civiltà piuttosto alto hanno prodotto arte, religione e in alcuni casi sapere filosofico? 

Gli spiriti dei popoli sono i membri del processo per cui lo spirito giunge alla libera conoscenza di sé. I popoli peraltro sono esistenze per sé – qui non abbiamo a che fare con lo spirito in sé – e come tali hanno un’esistenza naturale. Essi sono nazioni, e per tale aspetto il loro principio è un principio naturale; e poiché i principi sono distinti, così naturalmente lo sono anche i popoli. Ognuno ha il suo principio proprio, a cui tende come a suo fine raggiunto il quale, non ha più nulla da fare nel mondo. […] Le sue manifestazioni sono religione, scienza, arti, destini, eventi. Ciò, non il modo in cui un popolo è determinato per natura (come potrebbe suggerire la derivazione di natio da nasci) fornisce al popolo il suo carattere. Ciò esso deve compiere e ciò esso compirà: ma questo compimento è insieme il suo tramonto, cioè il sorgere di un altro grado, di un altro spirito. Il singolo spirito di un popolo compie la sua realizzazione costituendo il trapasso al principio di un altro popolo: e così ha luogo un processo, un sorgere, un avvicendarsi dei principi dei popoli. Mostrare in che consista il nesso di questo movimento è il compito della storia filosofica.