figure retoriche nella poesia in morte del fratello

figure retoriche nella poesia in morte del fratello

Figure retoriche

Allitterazioni: dominio delle consonanti “t”, “r” (“tardo traendo”, v. 5; “tetti saluto”, v. 8; secrete / cure che al viver tuo furon tempesta”, vv. 10-11…) e “d” (“fuggendo / vedrai seduto”, vv. 1-2) e allitterazione assonantica con il dominio delle vocali “o” ed “e” (“s’io non andrò sempre fuggendo”, v. 1; “e se da lunge i miei tetti saluto”, v. 8…).

Apostrofi: “o fratel mio” (v. 3); “straniere genti” (v. 13)

Sineddochi: “i miei tetti” (v. 8); “petto” (cuore) (v. 14)

Metonimie: “su la tua pietra” (v. 3); “ossa mie” (v. 13).

(consiste nella sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo una relazione di vicinanza. La metonimia è una figura retorica del tutto paragonabile alla sineddoche, risulta perciò molto spesso arduo distinguerle.

Nella metonimia la relazione è di tipo qualitativo, nella sineddoche di tipo quantitativo.

Esistono numerosi tipi di modalità di sostituzione, per esempio:

l’autore per l’opera (“mi piace leggere Dante” / le opere di Dante,ascolto Mozart/le opere di Mozart.)

la causa per l’effetto (“ha una buona penna” /”scrive bene”);

il contenente per il contenuto (“bere un bicchiere” / ” l’acqua nel bicchiere”);

l’astratto per il concreto (confidare nell’amicizia / negli amici);

il concreto per l’astratto (ascoltare il proprio cuore / i sentimenti, ha gli strumenti / ha le capacità);

la materia per l’oggetto (“ammiro i marmi del Partenone”, “marmi sta per statua”);

la sede per l’istituzione (“notizie da Montecitorio/”notizie provenienti dalla camera dei deputati”).

Metafore (Si ha quando, al termine che normalmente occuperebbe il posto nella frase, se ne sostituisce un altro la cui “essenza” o funzione va a sovrapporsi a quella del termine originario creando, così, immagini di forte carica espressiva): “il fior dei tuoi gentili

anni” (giovinezza) (v. 4); “che al viver tuo furon tempesta” (tormento) (v. 10); “nel tuo porto” (morte) (v. 11).

Iperbato (prevede un allontanamento di una parola da un’altra alla quale dovrebbe essere vicina): “il fior dei tuoi gentili anni caduto” (v. 4).

Ipallage (consiste nel riferire grammaticalmente una parte della frase a una parte diversa da quella a cui dovrebbe riferirsi semanticamente. In genere la parte del discorso su cui avviene lo spostamento è l’aggettivo, che viene attribuito a un sostantivo diverso da quello a cui il suo significato lo dovrebbe legare): “deluse…palme” (le mani non possono essere

deluse, è il poeta a esserlo (v. 7).

Sinestesia (prevede l’accostamento di due termini appartenenti a due piani sensoriali diversi): “cenere muto” (v. 6).

Enjambements: fuggendo/di gente in gente (vv. 1-2); ”seduto/su la tua

pietra” (vv. 2-3); “gemendo/il fior” (vv. 3-4); “secrete/cure” (vv. 9-10):

rendete/allora (vv. 13-14).


Forma metrica e rima: sonetto di endecasillabi a rime alternate (nelle quartine ABAB, nelle terzine CDC DCD).

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