ETA NAPOLEONICA

ETA NAPOLEONICA

ETA NAPOLEONICA


Il periodo storico tra la rivoluzione francese (1789) e il Congresso di Vienna (1814-15) può essere definito:
 ETA’ NEOCLASSICA O PREROMANTICA
 ETA’ NAPOLEONICA
Napoleone Bonaparte (Ajaccio, 15 agosto 1769 – Isola di Sant’Elena, 5 maggio 1821) ottenne il consolato a vita il 2 agosto 1802 grazie ai numerosi successi militari; provvide a far approvare una nuova Costituzione che prevedeva la perdita di ogni forma di democrazia; il 2 dicembre 1804 fu incoronato Imperatore a Parigi dal papa Pio VII. Il 2 dicembre 1804 nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi, fu celebrata la cerimonia di incoronazione: dopo che le insegne imperiali furono benedette da papa Pio VII, Napoleone incoronò prima se stesso imperatore dei Francesi, e quindi imperatrice sua moglie Giuseppina di Beauharnais.
PRIMA FASE : 1796-1799
A partire dal 1796 Napoleone Bonaparte inizia la campagna militare in Italia:
creazione della Repubblica transpadana (Lombardia), della Repubblica cispadana (Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia), cessione del Veneto all’Austria con il Trattato di Campoformio (18 ottobre 1797), instaurazione della Repubblica partenopea, della Repubblica romana con la fuga del Papa in Toscana. Caduta delle Repubbliche giacobine riconquistate dall’esercito di Ferdinando IV di Borbone in collaborazione con l’ammiraglio Nelson.
SECONDA FASE : 1800-1805
Proclamazione della seconda Repubblica cisalpina allargata territorialmente a spese del Piemonte e del Veneto (ancora sotto il dominio austriaco); ricostituzione della Repubblica ligure; nascita della Repubblica italiana (1802) con capitale Milano.
TERZA FASE : 1805-1814
Napoleone Bonaparte si proclama re d’Italia; fallimento dell’impresa napoleonica in Russia (1812). Con la disfatta di Lipsia (1813) e quella di Waterloo (1814) crolla definitivamente l’ Impero napoleonico e l’Italia torna sotto l’egemonia austriaca. Napoleone fu esiliato dapprima all’isola d’Elba (maggio 1814), poi all’isola di sant’Elena, dove morì il 5 maggio 1821.
Il 19 luglio 1821, poco dopo aver appreso la notizia della morte di Napoleone, Alessandro Manzoni scrisse la famosa ode Il cinque maggio, che ebbe una forte risonanza in tutta Europa e che fu tradotta in tedesco da Johann Wolfgang Goethe.
« Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro,così percossa, attonita la terra al nunzio sta, muta pensando all’ultima ora dell’uom fatale; né sa quando una simile orma di pie’ mortale la sua cruenta polvere a calpestar verrà. »
(Alessandro Manzoni, Il cinque maggio)

L’ETÀ NAPOLEONICA sotto il profilo artistico-letterario assume il nome di NEOCLASSICISMO.
Nella storia della cultura il termine “classico” fa riferimento al patrimonio culturale pagano, greco-romano; per Classicismo intendiamo un movimento di studio, di ammirazione ed imitazione delle opere antiche considerate modello insuperabile di perfezione stilistica e formale, ma anche patrimonio di integrità morale, di onestà e rettitudine. Ciò che è definito “bello” per i Neoclassici deve essere anche “buono”, deve cioè trasmettere ideali elevati, valori etici e non soltanto estetici.
L’aggettivo “classico” deriva dal latino classis(=classe) che in età monarchica indicava le 5 classi sociali in cui erano divisi i cittadini romani in base al censo; Aulo Gellio nel II sec. d.C. definisce classicus auctor un autore perfetto, degno di essere imitato, appartenente alla prima delle 5 classi indicate da Servio Tullio ( sesto re di Roma, 578 a.C. al 539 a.C.).
Il Neoclassicismo consiste, dunque, nel ritorno al culto e all’imitazione dell’arte classica (Grecia antica, età repubblicana di Roma, età augustea) ed interessò tutte le manifestazione dello spirito dell’epoca: la letteratura, le arti figurative , la vita politica, la moda il costume.
La genesi storica e culturale del Neoclassicismo di fine 700 va ricercata in età illuministica, allorché si manifestò il graduale e netto rifiuto per le forme eccessive dell’arte barocca e del Rococò a favore di un’arte essenziale, razionale, sobria che esprimesse ideali di compostezza, di semplicità e di decoro. Il Classicismo costituì la formazione culturale di base di Ugo Foscolo, di A. Manzoni, di G. Leopardi : esso fu la ragione più vera della misura e della compostezza della loro lirica. Inoltre si deve proprio alla tradizione classica, sempre vive e tenace in Italia, se il Romanticismo italiano apparirà tanto più misurato rispetto alle effusioni sentimentali e passionali del Romanticismo europeo.

Favorirono lo sviluppo del Neoclassicismo:
• le scoperte archeologiche di Ercolano e di Pompei
• i contributi teorici di alcuni grandi studiosi del passato, tra i quali l’archeologo tedesco J.Winckelmann (1717-1768). Questi nella sua celebre Storia dell’arte dell’antichità (1764)aveva indicato nell’arte greca il punto più alto, di massima perfezione, mai raggiunto dall’uomo nel campo dell’espressione figurativa: il bello è visto come il risultato di un processo di graduale epurazione e selezione della natura e degli elementi fisici ; ciò a cui l’artista deve tendere è una bellezza ideale che si compone di elementi naturali, ma che allo stesso tempo li trascende per assumere una dimensione che va al di là della realtà fisica e della temporalità storica. La bellezza ideale per il W. è una bellezza non esistente in natura, intesa come suprema armonia di forme, tanto più pure, quanto meno risentono del mondo sensibile e passionale. L’esempio mirabile della bellezza ideale per il W. Sono le sculture classiche di Fidia (490 a. C.), sculture che rispecchiano lo spirito puro e apollineo della cultura greca.
In ambito artistico, Roma e Parigi rappresentarono le due capitali dell’Europa neoclassica, mentre i massimi rappresentati del Neoclassicismo furono lo scultore A. Canova (1757-1822, Amore e psiche, Le tre grazie, Paolina Bonaparte Borghese) e Jacques-Louis David (1748-1825).
 L’altro aspetto della letteratura italiana dell’età napoleonica è rappresentato da un atteggiamento preromantico. Vi sono infatti poeti e scrittori, come Ugo Foscolo e Ippolito Pindemonte che, sotto l’incalzare degli avvenimenti storici (il fallimento degli ideali libertari Rivoluzione francese, il dispotismo della dominazione napoleonica e il comportamento vessatorio e piratesco delle truppe francesi), avevano intuito il fallimento degli ideali illuministici, il declino inesorabile dell’ottimismo illuministico, riconoscendo i segni precorritori della futura età romantica:
 l’istanza di anteporre le esigenze dello spirito e del sentimento a quelle della ragione esaltata dagli Illuministi;
 la necessità di anteporre il valore dell’individuo come soggetto unico e irripetibile rispetto all’egualitarismo illuministico;
 la necessità di esaltare il valore della religione contrapposta all’ateismo e al materialismo illuministico;
 l’atteggiamento storicistico volto a rivalutare la storia passata, vista non più come epoca di barbarie, come condizione di oppressione e di dolore subentrata ad uno stato primitivo di felicità naturale, ma come momento indispensabile per comprendere le ragioni del presente;
 il senso drammatico della vita, intesa come perenne conflitto tra l’ideale e il reale, come contrasto tra le aspirazioni dell’anima alla felicità assoluta e la realtà angusta, banale e limitata in cui l’uomo si dibatte quotidianamente; ciò è contrapposto al facile e illusorio ottimismo illuministico.
 il valore della Patria e della Nazione intesa come comunanza di lingua, religione, tradizioni, storia, usi e costumi, contrapposto al concetto illuministico di Cosmopolitismo.
In effetti la dominazione napoleonica e gli eccessi compiuti dalle sue “armate liberatrici” aveva avuto l’effetto di risvegliare la coscienza nazionale dei popoli sottomessi e di farli insorgere per combattere ed ottenere la liberta e l’indipendenza: non senza ragione la battaglia di Lipsia (1813) fu chiamata la “battaglia delle nazioni”; anche in Italia la dominazione napoleonica, dopo i primi illusori entusiasmi, ebbe per effetto il risveglio della coscienza nazionale e diede l’avvio al Risorgimento: molti in Italia furono i liberali delusi per i saccheggi e le violenze, per le condizioni di vassallaggio delle repubbliche giacobine prima, e dei regni e viceregni napoleonici poi (Regno italico, 1805; Regno d’Italia, 1807).
La cultura italiana dell’età napoleonica, come osserva Natalino Sapegno, “presenta, tutte le caratteristiche di un’età di transizione, incerta e sbandata tra il vecchio e il nuovo”. Volendo tracciare un quadro sintetico della cultura italiana dell’età napoleonica, dobbiamo distinguere:
1 La critica dell’astratto dottrinarismo illuministico (ottimismo illuministico);
2 Il neoclassicismo letterario, già pervaso da motivi e da istanze preromantiche;
3 Il riproporsi della questione della lingua, al fine di combattere il liberismo linguistico del 700 e dare alla nostra lingua un’impronta di maggiore italianità.