EPISTULAE ad Familiares XIV 14

EPISTULAE ad Familiares XIV 14

Minturno, 22 gennaio 705 (49)

Tullio a Terenzia, il padre a Tullia, le sue due anime care, Cicerone all’ottima delle madri, alla carissima sorella

Si vos valetis, nos valemus. Vestrum iam consilium est, non solum meum, quid sit vobis faciendum. Si ille Romam modeste venturus est, recte in praesentia domi esse potestis; sin homo amens diripiendam urbem daturus est, vereor, ut Dolabella ipse satis nobis prodesse possit. Etiam illud metuo, ne iam intercludamur, ut, cum velitis exire, non liceat. Reliquum est, quod ipsae optime considerabitis, vestri similes feminae sintne Romae; si enim non sunt, videndum est, ut honeste vos esse possitis. Quomodo quidem nunc se res habet, modo ut haec nobis loca tenere liceat, bellissime vel mecum vel in nostris praediis esse poteritis. Etiam illud verendum est, ne brevi tempore fames in urbe sit. His de rebus velim cum Pomponio, cum Camillo, cum quibus vobis videbitur, consideretis, ad summam animo forti sitis: Labienus rem meliorem fecit; adiuvat etiam Piso, quod ab urbe discedit et sceleris condemnat

generum suum. Vos, meae carissimae animae, quam saepissime ad me scribite, et vos quid agatis et quid istic agatur. Quintus pater et filius et Rufus vobis s. d. Valete. VIII Kal. Minturnis.

Mi auguro che la vostra salute sia buona: la mia è buona. La decisione da prendere riguarda ora voi e non me solo. Se egli (Cesare) giungerà a Roma con intendimenti miti, farete bene per ora a rimanere a casa; ma se, come un pazzo, lascerà la città in balia dei saccheggi, temo che nemmeno Dolabella basterebbe a proteggervi: e temo, per di più, che ad un certo momento le comunicazioni vengano interrotte e che, quando voleste partire, non ne avreste più la possibilità.Il partito migliore è quello di stare a vedere se le altre donne della vostra condizione rimangano a Roma. In caso negativo vedete un po’ se sia decoroso per voi restarvi. del resto, comunque vadano le cose, sol che io possa mantenere la mia situazione, voi potrete ottimamente stare con me o nelle nostre terre. Bisogna temere anche il pericolo che in città, fra poco, ci sia penuria di viveri. Vorrei che vi consigliaste in proposito con Pomponio, con Camillo, con tutti quelli che vi sembri bene; sopra tutto siate salde di spirito. L’arrivo di Labieno ha migliorato la situazione: altrettanto si può dire di Pisone perché abbandonando la città incrimina il proprio genero. Voi, anime a me carissime, scrivetemi quanto più spesso è possibile; ditemi quello che fate voi, quello che succede costà. Quinto, suo figlio e Rufo vi salutano. State bene. Minturno, 22 gennaio.

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