ENEIDE SECONDO LIBRO

ENEIDE SECONDO LIBRO

ENEIDE SECONDO LIBRO


L’inganno del cavallo Il falso racconto di Sinone Laocoonte vv 1-227

Tra l’attenta e silenziosa attesa di tutti, Enea, dopo aver affermato che la rievocazione dei fatti che sta per narrare è per lui molto dolorosa, inizia il suo lungo racconto. I Greci, visti inutili i numerosi tentativi di espugnare Troia, costruiscono un gigantesco cavallo di legno e fanno entrare al suo interno uno stuolo di soldati scelti. Diffondono la voce che il cavallo sia un voto agli dei per il ritorno e organizzano la messinscena di una falsa partenza andando a nascondersi nell’isoletta di Ténedo, di fronte a Troia. I Troiani, convinti che i nemici siano partiti, escono in massa dalle mura. Tutti ammirano stupiti la mole del cavallo. C’è chi propone di distruggerlo e chi invece vorrebbe introdurlo in città. dalla rocca accorre il sacerdote di Nettuno Laocoonte, il quale ritiene che il cavallo nasconda qualche insidia. Frattanto, mentre Laocoonte cerca di convincere i Troiani dell’insidia, viene portato un prigioniero greco di nome Sinone, che si è lasciato catturare di proposito per ingannare i Troiani. Sinone inventa una storia che commuove i Troiani, i quali risparmiano la vita al falso prigioniero e gli chiedono per quale motivo i Greci abbiano costruito quell’enorme cavallo. Sinone risponde che il cavallo è un’offerta espiatoria per Minerva (Pallade Atena) irata con i Greci a causa di un sacrilegio commesso nel suo tempio da Ulisse e Diomede. Il cavallo -continua Sinone- è stato costruito in quelle dimensioni per impedire che venga introdotto nella città. Infatti, se i Troiani riusciranno a portarlo in città l’Asia conquisterà la Grecia, mentre, se distruggeranno il cavallo, sul regno di Priamo si abbatterà una terribile rovina. Un terribile prodigio convince definitivamente i Troiani dell’attendibilità di Sinone. Mentre Laocoonte sta compiendo un sacrificio al dio Nettuno in riva la mare, escono dalle acque due serpenti che lo assalgono e lo uccidono insieme ai suoi figli. Terrorizzati dall’avvenimento, i Troiani pensano che il sacerdote sia stato punito per la sua incredulità e decidono di portare il cavallo in città aprendo una breccia nel muro per consentirne il passaggio.

Ettore appare in sogno a Enea. I Greci escono dal cavallo. La città è invasa [vv.228-297]

L’orrenda fine di Laocoonte è considerata la prova della veridicità delle parole di Sinone. Tutti si apprestano con entusiasmo a portare il cavallo nella città. Nonostante che durante il trasporto l’interno risuoni del rumore delle armi, viene aperta una breccia nelle mura e il cavallo è issato sulla rocca. La città è in festa e invano Cassandra presagisce l’imminente sciagura. Calano frattanto le tenebre e, quando tutti sono immersi nel sonno, la flotta greca muove silenziosamente da Tenedo e manda un segnale a Sinone che apre la cavità del cavallo e fa uscire i Greci. A Enea, immerso nel sonno, appare l’ombra di Ettore, col volto insanguinato e sfigurato come era quando Achille aveva fatto scempio del suo corpo. Ettore piangendo annuncia a Enea la sciagura che si è abbattuta su Troia e lo invita a fuggire precipitosamente: ormai non c’è più scampo, la città non può essere difesa e a Enea è affidato il compito di mettere in salvo le cose sacre e i Penati di Troia.

[vv.298-434]

Frattanto nella città infuria la strage. I rumori della battaglia giungono anche alla casa di Enea, il quale si sveglia di soprassalto e impugna le armi. Si uniscono a lui altri compagni ed Enea, con la mente sconvolta dall’ira si getta nella mischia. La schiera guidata da Enea si imbatte in un drappello di Greci al comando di Androgeo che li scambia giunti ora dalla nave e li rimprovera per la loro lentezza. Quando si accorge dell’errore è troppo tardi: i Troiani assalgono i Greci, li uccidono e si impadroniscono delle armi e delle insegne dei nemici. In questo modo riescono a trarre in inganno gli invasori uccidendone molti e costringendo altri a fuggire verso il lido o a rifugiarsi all’interno del cavallo. Enea e compagni giungono presso il tempio di Minerva dove assistono a uno spettacolo crudele. Cassandra, la profetessa figlia di Priamo, è trascinata fuori dal tempio da Aiace Oileo. Corebo, uno dei compagni di Enea e promesso sposo di Cassandra, si lancia contro i nemici seguito dai compagni, ma i Troiani appostati sul tetto li scambiano per nemici e comincino a bersagliarli. Accorrono frattanto molti Greci e il drappello di coraggiosi Troiani è individuato e viene sopraffatto. Enea con i superstiti si dirige al palazzo di Priamo

Invasione della reggia e assassinio di Priamo [vv.435-558]

Enea e i suoi compagni si dirigono alla reggia di Priamo, dove infuria la battaglia. Enea, attraverso un passaggio segreto, riesce a penetrare nel palazzo e, salito in cima a un tetto, fa rotolare sugli assedianti una torre. Ma ogni tentativo di difesa è vano. I nemici, guidati da Neottolemo/Pirro, figlio di Achille, accorrono ancora più numerosi e hanno la meglio: irrompono nelle grandi e magnifiche sale della reggia e fanno strage di Troiani. Il vecchio re Priamo, in un vano tentativo di difesa, indossa l’armatura, ma la moglie Ecuba lo conduce presso un altare insieme alle figlie, sperando che i nemici rispettino i luoghi sacri. Pirro, continuando la sua crudele strage, insegue Polite, il figlio di Priamo, e lo uccide proprio davanti agli occhi del padre. Allora Priamo, augurandosi che gli dei lo puniscano per quell’atto sacrilego, vibra un innocuo colpo di lancia contro Pirro. Questi, pronunciando parole piene di sarcasmo, lo afferra per i capelli e lo trafigge.

Enea torna alla sua casa. La fuga dalla città. La scomparsa di Creusa [vv.559-804]

Enea è sconvolto per la morte di Priamo e il suo pensiero corre al vecchio padre Anchise, alla moglie Creùsa, al figlio Iulo e alla casa distrutta. Mentre Enea constata di essere rimasto solo, vede Elena nascosta in un luogo appartato, accanto al tempio di Vesta. Al pensiero che essa potrà tornare salva in patria mentre Troia viene distrutta per colpa sua, Enea è assalito da un impeto d’ira; medita di uccidere la donna e di vendicare così tutte le vittime della guerra. Appare all’improvviso la madre Venere che lo distoglie dal suo proposito e lo esorta a pensare di mettere subito in salvo i suoi familiari: la responsabilità della guerra non è degli uomini, ma va ricercata nella volontà degli dei. La madre mostra a Enea lo spettacolo degli dei che si accaniscono contro i Troiani. Enea a quella vista si convince che non c’è più nessuna possibilità di salvare la città e si dirige verso la dimora paterna, dove trova il vecchio padre Anchise deciso a morire nella sua casa. Nonostante le preghiere del figlio, Anchise è irremovibile. Allora Enea, piuttosto che partire senza il padre, si arma di nuovo e si accinge a tornare a combattere. All’improvviso accade un prodigio: una fiamma avvolge il capo di Iulo. Anchise riconosce nella fiamma un segno divino e, dopo aver ottenuto una conferma della volontà degli dei, acconsente a seguire il figlio. Creusa, si dirige all’uscita della città, indicando ai suoi compagni come luogo di ritrovo un vecchio tempio abbandonato fuori dalle mura. Qui giunto, si accorge che tutti sono arrivati tranne Creusa. Enea ritorna disperato alla ricerca della moglie. Rientra nella casa paterna ormai invasa dalle fiamme, nella reggia di Priamo dove i Greci hanno ammassato un enorme bottino. Invano. Di Creusa non c’è più traccia. Infine, mentre nelle tenebre invoca ad alta voce il nome della sposa, gli appare il fantasma di lei già morta. Essa lo consola dicendogli che è morta per volere degli dei, mentre Enea dovrà affrontare un lungo viaggio verso occidente dove troverà un nuovo regno e una nuova sposa. Ritornato al tempio, Enea trova molti altri Troiani scampati all’eccidio pronti a seguirlo.