ENEIDE LA FUGA DALLA CITTA PARAFRASI

ENEIDE LA FUGA DALLA CITTA PARAFRASI

ENEIDE LA FUGA DALLA CITTA PARAFRASI


PARAFRASI

Disse; e già per le mura il fuoco più chiaro
parlo e gia si vedeva più chiaro il fuoco nelle mura
si ode, e in volute si approssima l’ardore degli incendi.
si sente il rumore e si avvicina sempre di più il fuoco dell’incendio
Su dunque, diletto padre, salimi sul collo;
su, sbrigati padre diletti sali sulle mie spalle
ti sosterrò con le spalle, e il peso non mi sarà grave;
ti sosterrò con le spalle e il tuo peso non sarà per me troppo grande
dovunque cadranno le sorti, uno e comune sarà
comunque andrà la situazione sarà uguale per noi
il pericolo, una per ambedue la salvezza. Il piccolo Iulo
il pericolo, e sarà una per noi la salvezza
mi accompagni, e la sposa segua discreta i miei passi.
il piccolo iulio mi accompagni, mia moglie segua con discrezione i miei passi
Voi, o servi, ascoltate quanto vi dico.
e voi servi ascoltate le mie parole
All’uscita della città v’è un colle e un vetusto
all’uscita della città c’è un colle e un vecchio
tempio di Cerere abbandonato, e accanto un antico cipresso
tempo di cerere abbandonato e accanto un vecchio cipresso
conservato per molti anni dalla devozione dei padri.
conservati li da molti anni dalla devozione dei padri
Da diverse direzioni verremo a quest’unico luogo.
dai diversi luoghi ci ritroveremo in quell’unico luogo
Tu, o padre, prendi i sacri arredi e i patrii
tu o padre prendi gli arredi sacri e dei padri penati
Penati; io non posso toccarli appena uscito da tale
io che sono appena uscito da una simile lotta e strage non posso toccarli
lotta e strage, finché non mi mondi a una viva
finchè non mi riesco a depurare ad una sorgente viva
sorgente. “
Detto così, distendo sulle larghe spalle
detto così distese le larghe spalle
e sul collo reclino una coperta, la pelle d’un fulvo leone,
e piegò sul collo una coperta, la pelle del leone,
e mi sottopongo al peso; alla destra mi si stringe il piccolo
e mi sottopongo al pesa; alla mano destra si stringe il piccolo
Iulo, e segue il padre con passi ineguali;
Iulio che segue il padre con gli stessi passi
dietro viene la sposa. Muoviamo per oscure contrade;
dietro di lui viene la moglie. Ci muoviamo per luoghi oscuri
e mentre poc’anzi non mi turbavano i dardi scagliati
e mentre poco prima non mi turbavano le frecce lanciate
né i Greci raccolti in avversa schiera, adesso
ne i raccolti greci della schiera avversa, adesso

un alito mi atterrisce, un suono mi mette in allarme, ero insieme inquieto e timoroso
per il mio compagno e per il suo peso
e già mi avvicinavo alle porte, e mi sembrava di essere fuori pericolo
e aver fatto tutto il percorso, quando ad un certo momento mi sembrò
a tutto il percorso, quando d’un tratto mi parve
di udire l’avvicinarsi dei passi e nell’ombra
il padre esclama “Figlio…fuggi, o figlio, che si avvicinano.
Vedo scudi splendenti e i bronzi che scintillano”.
Non so quale nume nemico confuse le mie idee
e mi tolse quel senso di sgomento. Mentre corro
verso strade lontane ed esco dalla zona con le strade
che conosco, ahi me misero Creusa si fermò o uscì dalla strada
per sedersi in preda alla stanchezza.
Ignoro il motivo e nessuno di noi la rivide più
Non mi accorsi di averla persa e non prestai attenzione alla cosa,
prima di arrivare in cima al colle dove era il tempio
dell’antica Cerere; qui alla fine eravamo tutti riuniti
solo lei manco e sfuggì ai compagni, al figlio e al marito
Accusai in presa al panico tutti gli uomini e gli dei
cosa vidi di peggiore della città distrutta?
Affido ai compagni Ascanio e il padre Anchise e i teucri
Penati per nasconderli nella parte più cava della valle
ritorno in città e mi afferro le armi. Decido di tornare indietro
e riaffrontare tutti gli eventi, di ripercorrere l’intero Troia
e di vivere di nuovo quei pericoli.
All’inizio raggiungo le mura della città e le soglie oscure
della porta da cui prima ero uscito e seguo al contrario
il percorso nella notte e guardo i segni lasciati dalle orme.
Dovunque ci sono orrorre e silenzio e mi atterriscono l’animo
Poi torno a casa, nel caso in cui ad essa fosse tornata
I danai avevano invaso casa e occupavano tutto l’edificio.
Presto il fuoco per il vento arriva fino alla cima dei tetti
Le fiamma alimentate dall’aria sovrastano tutto
Vado avanti e vado a visitare il Palazzo e la rocca di Priamo
e i portici vuoti del tempio di Giunone
i custodi scelti, Fenice e il crudele Ulisse,
facevano la guardia alla presa. In questo luogo da tutte le parti
riunivano il tesoro troiano strappato dagli altari sacri,
dalle mense degli dei, e i crateri di oro massiccio, e le vesti rubate.
Giovani e donne atterriti in una lunga fila stavano intorno.
E alcuni lanciavano urla nell’ombra
riempii di clamore le strade e con voce triste
chiamai invano ancora e ancora il nome di Creusa.
Mentre deliravo in questo modo giravo senza pace tra le case
della città, e mi apparve davanti agli occhi l’infelice simulacro
e l’ombra di Creusa, immagine maggiore di lei.
SI gelò il sangue, si drizzarono i capelli e la voce mi si strozzò in gola
Allora per confortare i mie affanni parlo così:
Perché lasciarsi andare ad un dolore così forte
o dolce sposo? Tutto questo è successo per volere divino;
non puoi portare Creusa via con te,
non lo permette Zeus
Ti attendono lunghi esili,e dovrai solcare il mare
vino ad arrivare in terra d’Esperia
Dove tra i campi pieni di uomini, scorre con acque tranquille
l’etrusco Tevere; la troverai eventi felici, un regno e una moglie di stirpe reale
Non piangere per la tua diletta Creusa: non vedrò
le alte case dei Mirmidoni o dei Dolopi, non andrò a servire donne
greche, io, dardana, e nuora della dea Venere
la grande Madre degli dei mi trattiene in queste terre.
E ora addio, abbi cura dell’amore di nostro figlio”.
Come finì di parlare mi lasciò in lacrime,
e con il desiderio di dirle molte cose, e lei svanì leggera nell’aria.
Per tre volte provai a stringerle il collo con le braccia:
Per tre volte, l’immagine si dileguava tra le mani
come fosse un vento leggero, simile ad un sogno alato.
Così finita la notte, ritorno a vedere i miei compagni.
E con meraviglia vedo che da loro era giunta una moltitudine di nuovi compagni
donne e uomini, un intero popolo radunato dall’esilio
una turba miserevole.
Si raccolsero da tutte le parti, con l’animo pieno di forze,
in qualunque terra volessi condurli attraverso il mare.
E gia lucifero sorgeva dai gioghi più alti
dell’Idia e portava il giorno; i Danai stavano presidiando le porte
e non c’erano speranze di aiuto; mi mossi e alzato il padre sulle spalle
mi diressi verso i monti.


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