DIVINA COMMEDIA RIASSUNTO DEL 2 CANTO

DIVINA COMMEDIA RIASSUNTO DEL 2 CANTO

DIVINA COMMEDIA RIASSUNTO DEL 2 CANTO


 CANTO II

Dante e Virgilio assistono all’alba sulla spiaggia del Purgatorio dopo aver eseguito i consigli dati da Catone, all’arrivo dell’Angelo nocchiero che, tutte le mattine trasporta le anime del lido di Ostia al Purgatorio.

(dal 1° verso al 48)

Ormai il sole era apparso su quell’orizzonte il cui cerchio meridiano sovrasta Gerusalemme quando è allo zenit ; e la notte, che gira in senso opposto a lui, usciva fuori dal fiume Gange in compagnia della costellazione della bilancia, nelle quali non è più quando è più lunga la notte del giorno; cosicché le bianche e le rosse gote della bella Aurora diventarono di colore arancione. ( la critica, in ogni tempo, ha ritenuto questi primi nove versi del secondo canto del purgatorio, tra i meno riusciti, poeticamente, di tutto il poema. Dante, in pratica, consuma nove endecasillabi (versi) per darci la seguente immagine: quando il sole tramontava a Gerusalemme spuntava sulla spiaggia del Purgatorio. Da notare che la notte, nel medioevo e nel mondo antico, era considerata un astro che girava in senso opposto al sole, spargendo tenebre).

Noi eravamo ancora lungo la spiaggia, come gente che è concentrata sul cammino da fare, che va avanti con il cuore mentre è ancora ferma con il corpo. Ed ecco (l’espressione “ed ecco”, che nel poema ricorre ben 14 volte, indica un mutamento di scena), come , avvolto dal mattino, a causa dei densi vapori Marte rosseggia al momento del suo tramonto sul mare, così mi apparve, possa ancora vederlo! , una luce venire così velocemente attraverso il mare, che nessun velo umano è capace di eguagliare. Dalla quale, appena io ebbi un poco allontanato lo sguardo per domandare a Virgilio, la rividi poi più luminosa e più estesa. Poco dopo, mi apparve davanti un colore bianco e sotto a poco a poco vidi venir fuori un altro bianco. Il mio maestro non diceva ancora alcuna parola, mentre quei colori bianchi risultarono essere delle ali; quando ben potei conoscere l’angelo nocchiero, gridò: “inginocchiati. Ecco l’Angelo di Dio: congiungi le mani ; da questo momento assisterai a riti ufficiali di questo genere. ( Dante introduce la figura dell’angelo nocchiero, attraverso una similitudine: paragona la sua lucentezza, quando è ancora lontano all’orizzonte, al colore rosso del pianeta Marte al momento del suo tramonto sul mare. Il poeta, inoltre, abbina al pianeta Marte l’arte della musica, dal momento che la musica nel Purgatorio è protagonista assoluta. Essa mancava nell’inferno, poiché in quel regno non esisteva il tempo. Per tanto i rumori che si udivano nel regno di Caronte erano non musica, ma i rumori della violenza. Ora, nel Purgatorio, la musica riveste grande importanza, poiché assieme al tempo che passa, scandisce la purificazione delle anime. E allora come Marte, tramontando sul mare, solleva i vapori delle acque, così la musica, allietando le anime, prosciuga i loro vapori, facendole salire al cielo con maggior leggerezza. La musica dunque prosciuga i vapori delle anime, che essicandosi, salgono più velocemente al cielo.)

“Vedi come disprezza gli strumenti umani, cosicché egli non si serve ne di remi, ne di vele, viaggiando tra lidi così distanti. Vedi come egli terge le ali dritte verso il cielo, solcando l’aria con le sue piume eterne, che non mutano mai come la piuma degli altri animali.”

Poi man mano che l’angelo nocchiero si avvicinava verso di noi, appariva sempre più luminoso: per cui il mio occhio non sostenne lo sguardo, ma lo abbassai; e quello approdò sulla riva con un vascello tanto snello e agile, che l’acqua ne inghiottiva solo una piccola parte. L’angelo nocchiero stava seduto a poppa, ed era tanto bello che solo la descrizione potrebbe rendere beato il lettore; e dentro quel vascello sedevano numerose anime. “Israele nel’ giorno dell’esodo dell’Egitto” cantavano tutti insieme in coro seguitando poi per tutto il salmo (viene spontaneo paragonare il “vascello snelletto leggero” dell’angelo nocchiero con la barca pesante e sporca di Caronte. Si intuisce subito, dal confronto la differente natura dei peccatori nell’inferno e nel purgatorio. La , i loro peccati erano pesanti e facevano andare a fondo persino la barca che le trasportava, qui, nel secondo regno, sono meno pesanti perché le anime che le devono scontrare, sono destinate alla purificazione. Ne è alleggerito, data questa condizione anche il vascello dell’angelo nocchiero. Le anime giunte sulla spiaggia intonarono in coro il salmo 113, che trattava l’uscita degli ebrei dall’Egitto. Il salmo, nel caso dello sbarco delle anime sull’isola del Purgatorio, sta ha significare, non più quell’episodio storico, ma la prima uscita dell’anima dal peccato).

(dal verso 49-66):

Quindi fece fare alle anime il segno della croce, per cui si riversarono tutte quante sulla spiaggia, ed egli se ne andò velocemente, così come era venuto.

La folla che si rimosse, sembrava inesperta del luogo, guardandosi intorno come colui che vede per la prima volta cose nuove. Il sole, che oramai aveva scacciato con i suoi raggi la costellazione del Capricorno, illuminava tutta la Terra, quando quelle anime giunte da poco, si rivolsero a noi dicendo  se voi sapete, indicateci la strada per andare verso il monte . Virgilio rispose  voi credete forse che noi conosciamo questi luoghi, ma noi siamo passeggeri come voi. Giungemmo poco prima di voi attraverso un’altra strada, che fu contorta e difficile a percorrersi, ( usato nell’inferno) nei riguardi della quale questa salita appare ora molto difficile.

Dal verso 67-133:

Le divine che, si furono accorte, a causa del mio respiro, che io ero ancora vivo, diventarono pallide per lo stupore. E come a il messaggero che porta olivo in segno di pace, stringe la gente per ascoltare nuove notizie, e nessuno disdegna di accalcarsi, così davanti al mio viso fissarono il loro sguardo, tutte quelle anime, o quasi dimenticandosi di andare a purificarsi.

Io vidi una di queste anime farsi avanti per abbracciarmi, con un affetto così grande che spinse me a fare la stessa cosa. Ohi anime inconsistenti, accetto che nelle sembianze per tre volte portai dietro a lei le mani, e altrettante volte me ne ritornai con esse al petto. Credo di essere diventato rosso per lo stupore, e io, inseguendola, mi spinsi oltre. (Dante, per riferire intorno all’abbraccio di Casella, sfrutta una reminiscenza classica: dice di aver tentato tre volte di abbracciare quell’anima, proprio allo stesso modo di Enea, quando, nell’Averno cercò di abbracciare l’anima del padre Anchise).

Mi disse, con dolcezza, di fermarmi, allora lo riconobbi e lo pregai di fermarsi un po’ in mia compagnia. Mi rispose:  Come un tempo provai affetto quando ero ancora in vita, così ti stimo ora che sono morto: perciò mi fermo, ma tu perché vai in questi Regno?.

 Casella, io faccio questo viaggio con lo scopo di conquistarmi il merito di avere dopo morto, la salvezza eterna ma te, come mai ti trovi ancora nell’antipurgatorio?.

  • Nota su Casella

( L’anima, con la quale Dante si è intrattenuto, appartiene al musicista fiorentino Casella, con il quale Dante aveva avuto degli scambi artistici).

(Sull’arrivo del Casella in Purgatorio, giunto in ritardo (tre mesi dopo), suscitando per questo la meraviglia di Dante, il quale pone la domanda: “ma a te com’è tanta ora tolta?”.

Secondo i commentatori del 1300, dunque, due sarebbero stati i motivi per i quali, Dante stesso l’avrebbe fatto giungere in ritardo:

  1. Motivo: per il carattere religioso: Casella sarebbe arrivato con questo ritardo perché la sua anima avrebbe approfittato del Giubileo che Bonifacio VIII aveva indotto quell’anno;
  2. Motivo: sarebbe dettato da una opportunità dello stesso Dante: dal momento che il secondo canto del Purgatorio doveva avere una certa impronta musicale, il poeta aveva bisogno di un personaggio di spessore che desse importanza alla musica. E questa seconda ipotesi è quella che ha riscosso maggior credito. (ricordiamo che Casella è stato amico di giovinezza di dante)).

E Casella mi rispose: nessuno mi ha recato torto, dal momento che l’angelo nocchiero non mi ha fatto salire sulla barca secondo la sua volontà in più di una occasione non mi ha fatto salire; poiché è giusto fare la sua volontà: in più di un’occasione e durante questi tre mesi egli ha fatto salire chi ha voluto entrare con tutta serenità. Per cui io ero rivolto verso il lido di Ostia dove il Tevere sfocia nel mare con benevolenza fui raccolto da lui. Egli (l’angelo nocchiero) ha ora indirizzato la sua rotta verso il lido di Ostia, dove si raccolgono tutte le anime che muoiono nel perdono di Dio .

E io: se una norma non ti toglie in Purgatorio, la memoria o l’abitudine al canto, che mi solleva dall’affanno del cuore , ti piaccia ora consolare l’anima mia, che venendo qui in compagnia del corpo , si è tanto affannato.

Incominciò egli a cantare così dolcemente, che la dolcezza mi rimase ancora dentro (il verso con cui Casella inizia a cantare è il primo di una canzone che Dante commenta nel 3° libro del Convivio).

Il mio maestro e io e quelle anime che si trovavano lì, sembravano così contente come se là nessun altra preoccupazione facesse la loro mente.

Noi eravamo tutti attenti alle sue note, quando giunse Catone gridando  Che cosa c’è anime pigre? Che modo di comportarsi è questo? Correte in fretta verso il monte per purificare i vostri peccati che vi impediscono di vedere Dio.

(Dante conclude il canto attraverso una similitudine, per dirci come quelle anime si siano comportate al rimprovero di Catone).

Come i colombi, riuniti per il pasto, subito abbandonano il cibo perché assaliti dalla paura , così io vidi quella folla di anime abbandonare il canto e correre verso il monte, come quell’uomo che va, ma non conosce il luogo dove si dirige; ne la nostra partenza fu meno rapida.