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DIVINA COMMEDIA ANALISI POETICA CANTO I VV 22-33 INFERNO

DIVINA COMMEDIA ANALISI POETICA CANTO I VV 22-33 INFERNO

DIVINA COMMEDIA ANALISI POETICA CANTO I VV 22-33 INFERNO


E come quei che con lena affannata,
uscito fuor del pelago a la riva,
si volge a l’acqua perigliosa e guata,

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così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.

Poi ch’èi posato un poco il corpo lasso,
ripresi via per la piaggia diserta,
sì che ‘l piè fermo sempre era ‘l più basso.

Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,
una lonza leggiera e presta molto,
che di pel macolato era coverta;

Questo terzine Fanno parte del primo canto della Divina Commedia di Dante Alighieri; essi possono essere così parafrasi: “ E come colui che con respiro affannato, una volta uscito dall’acqua e giunto sulla riva si volge e guarda il mare pericoloso, allo stesso il mio animo, che ancora fuggiva, si girò indietro per osservare il percorso , che non lascio vivere mai nessuno. Dopo che ebbi riposato il mio stanco corpo, ripresi il cammino per la deserta spiaggia, camminando in leggera salita. E quando la salita si fece più difficile , una Lonza agile e veloce ricoperta da un pelo maculato ( mi apparve )” . I versi della prima terzina (22-23) sono una similitudine utilizzata da Dante per far capire meglio il suo stato d’animo attuale ciò al momento dell’uscita dalla selva, gli sembra di essere sfuggito a un grande pericolo , lo stesso che si corre a rimanere il balia delle acque tempestose, infatti la selva rappresenta per Dante un luogo di peccato e perdizione.
Dante appena uscito dalla selva oscura si trova su una spiaggia dove trascorre una notte di sonno per poi riprendere il suo viaggio ma poco dopo viene fermato dalla Lonza (non si sa bene che tipo di animale sia o se ,addirittura, sia mai esistito ma viene descritto da un’altra opera che parla di animali feroci, per questo si ritiene che essa sia un leopardo, e anche dalla descrizione del pelo che ci fornisce Dante) , una delle tre fiere che Dante incontra nel suo percorso , le altre sono il Leone e la Lupa. Le tre fiere sono delle rappresentazioni allegoriche dei peccati che Dante si riconosce : la lonza = lussuria ; il leone = la superbia; la lupa= la cupidigia. Il questo caso è presente la lonza , Dante quindi si riconosce di essere stato un lussurioso; di questo peccato possiamo avere un certa conferma in “Vita Nova” in cui Dante, indignato per il fatto che Beatrice ignori i suoi scritti, si “consola” con una “donna specchio” per suscitare sua la gelosia ma così facendo peggiora le cose. Al vv 27 “che non lasciò già mai persona viva” Dante vuole sottolineare il fatto che lui è riuscito a superare la selva quindi ha superato il peccato ed ora è sulla strada della salvezza, ma dice anche che nessuno prima d’ora ha mai oltrepassato la selva è lui è il primo a farlo , segno anche della volontà divina del viaggio. Dante nei versi 29-30 dice “sì che ‘l piè fermo sempre era ‘l più basso./ Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta..” questo significa che la spiaggia è finita è che sta cominciando una salita di un colle al di là del quale c’è la salvezza ma non appena inizia l’ascesa viene fermato dal suo peccato rappresentato dalla lonza e la stessa cosa faranno le altre due fiere. Dante a quel punto impedito dal continuare il suo percorso tenta di tornare indietro, ma viene salvato dall’intervento di Virgilio, che per permettergli di arrivare a Dio, e di espiarsi dei suoi peccati gli fa percorrere l’inferno e il purgatorio con lui come guida e poi lo affida a Beatrice per il Paradiso.

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