DESCRIZIONE PAESAGGIO VERGA

DESCRIZIONE PAESAGGIO VERGA

GIOVANNI VERGA MALARIA

FONTE:https://www.tes.com/lessons/mAsbt1y5puJJrw/malaria

FONTE:https://www.docsity.com/it/domande/riassunto-novella-mistero/209570/


Malaria è una novella di Giovanni Verga appartenente alla raccolta delle Novelle rusticane. La malaria è una malattia trasmessa dalla zanzara Anofele: causa febbre, anemia, danni al fegato e alla milza, e conduceva spesso alla morte. Essa diventa qui protagonista inconsapevole, atroce, senza pietà, di tante piccole storie che si avvicendano l’un l’altra nelle pianure siciliane, recanti come unico denominatore comune la malaria.

La descrizione è unica: la malaria fa parte del paesaggio, è un tutt’uno con esso, e sembra quasi di toccarla con le mani. Essa si spande a perdita d’occhio, dal lago al litorale, fin su le montagne, e miete vittime ovunque. E, ironia della sorte, dove regna la malaria i campi sono fertili, sicché i contadini devono arrischiarsi in quelle terre infestate dalla malattia per portare da mangiare a casa, anche se molte volte fanno la fine delle spighe, crollano sotto il peso della malaria che li rende deboli fino alla morte.

È in questo scenario che si stagliano storie diverse, di persone che la malaria ha plasmato negli anni. L’una è di massaro Croce, il camparo di Valsavoia, che combatte ben trent’anni con la malaria prima di morire a causa della stessa. Poi c’è l’oste del lago, compare Carmine, soprannominato l’ammazzamogli. Tuttavia non è lui che le ammazza ma la malaria, che oltre a tre mogli gli porta via anche cinque figli, tre maschi e due femmine. Anche qui si nota la condizione in cui versa il personaggio, o quanto meno l’ipotetico narratore: Pazienza le femmine! Le donne non lavoravano duramente come gli uomini, e per sposarsi avevamo bisogno di una dote, che molte famiglie non potevano permettersi, quindi erano talvolta ritenute una disgrazia. Oltre alla malaria si mette la ferrovia: non ci sono più viandanti, le camere dell’osteria sono vuote, e ironia della sorte compare Carmine lascerà l’osteria (non potendo più pagare l’affitto) per andare a lavorare proprio presso la ferrovia che lui tanto malediceva! Infine, intrecciata a queste, c’è la storia di Cirino lo scimunito, a cui la malaria ha tolto anche il lume della ragione riducendolo ad una vita praticamente randagia, lasciandolo tuttavia a campare cent’anni!

Tutto dunque viene filtrato con la lente della malaria. Il paesaggio, la vita, i campi, ed anche il progresso della ferrovia: l’oste la odia, lo scimunito gli corre dietro stupito, ma non c’è alcun mutamento per chi abita le zone dove regna la malaria, fuorché quello dell’oste stesso che finisce ironicamente a lavorare per la ferrovia tanto odiata. Poi il treno si perdeva nella nebbia della sera, e il poveraccio, cavandosi un momento le scarpe, seduto sulla panchina, borbottava: – Per quelli là, non c’è malaria! – (Da: Giovanni Verga, Malaria).

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