Decameron Sintesi e analisi della prima novella della quarta giornata

Decameron Sintesi e analisi della prima novella della quarta giornata

E’ la novella narrata da Filomena. Si narra di tre fratelli che vivono in quel di Messina. Sono questi mercanti di spessore, sono ricchi, abbienti, ma tuttò ciò che avevano l’avevano ereditato grazie alle fortune del padre.

Ancora una volta siamo di fronte ad un infelice fine, perché la sorella dei tre mercanti, tale Lisabetta si innamora di un giovane Lorenzo che lavora alle loro dipendenze. Ancora una volta un amore impossibile, di quelli che non si può fare. Non si tratta di un amore nobile come la novella precedente, non siamo a corte, ma siamo nella tanto biasimata classe mercantile descritta da Boccaccio.

Il misfatto: Lisabetta donna giovane, bella, la cui bellezza non sfiorisce una sera entra nella camera di Lorenzo, ma chi vi trova è uno dei suoi fratelli.

La reazione dei fratelli: colui il quale ha visto l’accaduto racconta tutto agli altri due fratelli e cosi decidono per mantenere la dignità e l’orgoglio della famiglia di far finta di niente. Il momento giusto per colpire si presenterà sicuramente.

Un giorno lo portano fuori città, in luogo isolato lo uccidono e poi lo seppelliscono.

Per giorni non si hanno più notizie di Lorenzo e Lisabetta inizia a preoccuparsi per l’assenza, chiedendo spiegazioni ai fratelli in quanto era con loro che Lorenzo lavorava. I fratelli le rispondono che è fuori per commissioni.

Ecco un topos ricorrente. La bellezza che sfiorisce in Lisabetta, che inizia a piangere perché non vede più il suo amante. Ma il colpo di scena sta nel fatto che la donna in sogno vede Lorenzo pallido, con i capelli arruffati, i vestiti in brandelli. Lorenzo le dice in sogno che è stato ucciso dai suoi fratelli nonché gli svela il posto dove è sepolto. Lisabetta si reca sul luogo della sepoltura si anima di coraggio e riesce a trovare il cadavere. Armata di coltello gli stacca la testa, e la mette in un vaso di basilico. Inizia a concimare, mentre i tre fratelli insospettendosi vedono che Lisabetta passa intere giornata prendendosi cura della pianta. Ciò che importa ai tre fratelli e che non sfiorisca la bellezza della sorella (topos medievale ricorrente) e lavorando con la pianta, la bellezza potrebbe sfiorire, così di nascosto gliela sottraggono.

Ennesima reazione di Lisabetta che questa volta non reagisce, ma si ammala, piange fino allo strenuo delle forze. I fratelli svuotano il contenuto del vaso, e trovano la testa di Lorenzo. Non sopportano ciò che hanno combinato. Si trasferiscono da Messina a Napoli, mentre Lisabetta muore dopo un’immane sofferenza.

Anche su questa novella alcuni commenti sono d’obbligo:

–  Contro la religione, contro le convenzioni, contro schemi prestabiliti e bigotti, Boccaccio cerca di far capire che questo tipo di morale, porta all’annientamento dell’individuo.

–  Boccaccio mette in scena la forza e la natura dell’istinto.

–  La novella ricalca la struttura di quella che abbiamo riassunto precedentemente, ma le differenze sono evidenti: l’ambiente in Lisabetta è modesto-borghese o meglio forse mercantile, mentre nella prima novella è aristocratico ed elevato. Il carattere di Ghismunda è più libertino rispetto a quello di Lisabetta, infatti la prima sceglie la morte volontariamente, nell’altra invece tutto avviene come diretta conseguenza della sofferenza.

–  Nella novella si trovano due mentalità: i fratelli che badano al nome della famiglia che potrebbe essere danneggiato dalla storia d’amore, e la mentalità di Lisabetta guidata dalla forza irresistibile dell’amore. Queste due logiche contrastanti tra loro, non potranno mai raggiungere un accordo, in questo vi è lo scontro principale della novella.