Decameron Sintesi e analisi della decima novella della sesta giornata

Decameron Sintesi e analisi della decima novella della sesta giornata

La sesta giornata cade di mercoledi e la regina è Elissa. Il tema è quello delle risposte pronte e argute che permettono di togliersi d’impaccio o da una situazione pericolosa.

E’ la giornata elogiativa dell’arte del saper ben parlare. Ci son nove novelle brevi più una normale. La sesta giornata apre il secondo gruppo di cinque. Si svolge interamente a Certaldo, dove si celebra lo spirito fiorentino.

E’ la giornata della celebrazione della retorica, che vedremo con la novella di Frate Cipolla.

La decima novella è quella di Frate Cipolla. La tematica di fondo è nuovamente quello dell’intelligenza. Protagonista come abbiamo capito è Frate Cipolla. Costui abitava in un convento dell’ordine di Sant’Antonio di Certaldo. Il borgo di cui egli faceva parte era abitato da ogni tipo di uomo, di qualsiasi condizione sociale, ma anche da molti nobili e possidenti. Ogni anno Frate Cipolla raccoglieva le elemosine dei contadini per il convento. Aveva delle scadenze ben precise, ed ogni anno si presentava dai suoi abitanti. Si parla in questo caso di “ritualizzazione del cerimoniale”.

Chi era Frate Cipolla? Che carattere aveva?

Uomo molto gioviale e scherzoso, amante delle allegre compagnie, poco istruito, ma grande oratore stimato da tutti i suoi conoscenti.

L’anno in corso in cambio delle elemosine di cui abbiamo parlato sopra, avrebbe mostrato loro una reliquia prestigiosa: una penna delle ali dell’arcangelo Gabriele. Ad assistere alle orazioni di Frate Cipolla c’erano anche due uomini Giovanni e Biagio, due compagni di brigata del frate, che ben conoscevano per le sue arti oratorie. I due volevano beffarlo, volevano rubargli la reliquia.

Il piano: Biagio avrebbe dovuto intrattenere il servitore di frate Cipolla e Giovanni avrebbe dovuto rubare la piuma. Il tutto durante l’assenza del frate che aveva un impegno. Lo scopo sarebbe stato quello di vedere come avrebbe reagito e cosa avrebbe detto frate Cipolla davanti ai fedeli una volta che si fosse accorto che non avrebbe trovato la reliquia.

Il servitore di fra Cipolla, era questo Guccio, chiamato anche con altri soprannomi: Guccio Topo, Guccio Imbratta ecc. Era uomo questo pesante, sporco, libidinoso e pesante. Persona cattiva e molto inetta, le cui caratteristiche erano le seguenti: tardo, sudicio, bugiardo, negligente, disobbidiente, maldicente, smemorato,scostumato.

Pensava Guccio di essere uomo piacente, tale da pensare che tutte le donne alla sua vista si fossero innamorato di lui.

Frate Cipolla arrivato in albergo, aveva detto a Guccio di sorvegliare le sue cose, specialmente le bisacce contenente i suoi oggetti sacri.

Guccio Imbratta contravvenendo agli ordini, era sceso nella cucina dell’albergo, alla ricerca di qualche donna da corteggiare, che gli trovò in Nuta, donna grossa, grassa, piccola e malfatta, molto prosperosa, unta e sudata. Dice Boccaccio, con il viso dei Baronci. I Baronci erano una famiglia ricordata per la loro bruttezza, sono i fiorentini più brutti, perché Dio li ha creati quando non ancora sapeva disegnare.

Guccio prese a corteggiarla, lasciando la camera incustodita, cosicché Giovanni e Biagio entrarono in camera e trovarono fasciata, una piuma di pappagallo e subito capirono che si trattava dell’importante reliquia da mostrare ai certaldesi. La scambiarono così con dei pezzi di carboni.

Intanto la chiesa che tutta s’era riempita aspettava frate Cipolla e soprattutto la reliquia che doveva essere mostrata. Durante l’evento il fate non accorgendosi dell’evento predicava con enfasi. Aprì la cassetta che doveva contenere la reliquia e trovò i pezzi di carbone. Alzò le mani al cielo ringraziando Dio e iniziò ad ingannare qualcosa per ingannare i fedeli.

Momento topico. Punto di snodo della novella. Frate Cipolla appare imperturbabile, sa di avere nella coscienza collettiva grande credito. Quando parla delle sacre reliquie in cui durante il medioevo forte ne era il commercio, ne parla in modo così carismatico da non far dubitare nessun fedele.

Inizia ad elencare tutti i luoghi (avendo sempre quei carboni davanti a lui) in cui era stato, facendo credere a coloro che ascoltavano la preghiera di aver visitato paesi esotici. Ma non fece altro che nominare rioni di Firenze.

La sfida con Biagio e Giovanni che erano tra i fedeli ad assistere al cerimoniale: è chiaro che i due buontemponi gli hanno lanciato una sfida che egli accoglie. Capisce che i suoi due beffatori sono di Firenze e gioca su questo fatto proprio nominandogli rioni di Firenze. Vuol fargli capire quanta fiducia hanno i fedeli verso di lui.

Frate Cipolla gioca su due registri: quello con il suo pubblico e quello con i suoi beffatori. Un archetipo dantesco in pratica.

Ma come spiegare il fatto dei carboni?

Disse che andando a Gerusalemme, Sant’Antonio gli fece vedere svariate reliquie. Per ringraziarlo delle sue compagnie gliene diede alcune, oltre alla piuma dell’arcangelo Gabriele, gli diede il suono delle campane del tempio di Salamone a Gerusalemme racchiuso in un’ampolla, e dei carboni, con il quale era stato bruciato e fatto martire San Lorenzo. Benché egli avesse da tempo queste reliquie, il suo superiore, l’abate, non gli aveva permesso di mostrarle, perché non si era certi della loro autenticità, ma quel giorno decise lo stesso di farlo, perché ad esse erano state attribuite dei miracoli. Disse infine che poiché le cassette, contenenti una la piuma e l’altra i carboni erano simili, per questo motivo le aveva scambiate, portando con sé i carboni, visto che quello era il volere di Dio, infatti due giorni dopo sarebbe stato San Lorenzo. Chiunque avrebbe toccato i carboni sarebbe stato immune da scottature per un anno.

Giovanni e Biagio rimasero stupefatti dall’astuzia con la quale frate Cipolla era riuscito ad ingannare i certaldesi e gli restituirono la piuma. I suoi due beffatori, o meglio ancora in quel momento i suoi due giudici avevano ascoltato tutto il discorso e aspettarono che andasse via tutta la folla per complimentarsi.

La novella si conclude con l’anno seguente dove la piuma procurò a Frate Cipolla non meno offerte dell’anno prima.

L’ambiente di questa novella è popolare ed ecclesiastico, Frate Cipolla è un religioso arguto, un grande linguista, ma non rispettoso dei principi della religione. E’ un beffardo.

Dioneo non polemizza con i frati, vuole dimostrare un evidente simpatia verso questo frate ‘gabbatore’ del prossimo.

Frate Cipolla è l’emblema di colui che sfrutta la crudeltà degli altri. Si dà per scontato che i frati antoniani sfruttino le loro abilità per rubare l’elemosina agli sciocchi. Frate Cipolla somiglia un po’ a Ser Ciappelletto, il miglior compagnone del mondo. Un buontempone, uomo che ama la convivialità, che si è integrato assai bene nella comunità ed è il padrino di battesimo di molte persone.

Dioneo è la figura più giusta per raccontare questa novella che può essere definita come la novella dove trionfa l’arte della parola.

Simile ai certaldesi è Calandrino di cui narreremo dopo. La calandra del mondo degli uccelli non ha un verso. Imita il verso degli altri uccelli.