D’ANNUNZIO Le opere drammatiche il periodo notturno

D’ANNUNZIO Le opere drammatiche il periodo notturno

D’ANNUNZIO Le opere drammatiche il periodo notturno


D’Annunzio approda al teatro partendo dal 1896, poichè intuisce che quest’ultimo può essere un potente strumento di diffusione del superomismo. “La figlia di Jorio” (1904) è una tragedia pastorale, ambientata in un Abruzzo primitivo, magico e superstizioso. Il dramma racconta delle nozze del giovane pastore Aligi con Vienda. Durante il rito nuziale, Mila irrompe nella casa dei giovani in preda alla furia erotica. Aligi è affascinato dalla donna, che tutti accusano di essere prostituta e maga; lascia la casa e va a vivere con lei sui monti, fino a quando non giunge il padre del giovane che rivendica con la violenza il possesso della donna. Aligi, per salvare Mila, uccide il padre con un colpo di scure. Per questo dev’essere giustiziato, ma Mila si accusa del delitto e viene giustiziata al suo posto.

Aligi uccide il padre Lazaro
La tragedia è ambientata in un mondo agricolo-pastorale, barbarico e immobile. D’Annunzio sente un’attrazione fortissima per il primitivo e registra costumi, credenze, rituali magico-religiosi e proverbi.
Il rapporto tra Lazaro e Aligi è tipico di una società patriarcale: Lazaro è il padre-padrone, che ha sui figli una potestà assoluta, tale da rivendicare anche le donne, che sono a sua disposizione. Aligi è il “diverso”, che si emargina dalla società agricola e sta solitario sui monti. La sua posizione è quella dell’artista che si isola dal gruppo. Mila è l’eroina ribelle, sublime e tragica. Il conflitto è tra padre e figlio, tematica largamente presente nella letteratura di quegli anni, e la vicenda offre spunti per una lettura psicanalitica. Anche il linguaggio mira a rispettare da un lato il primitivismo della materia, dall’altro la solennità sublime del tragico; vi sono arcaismi del lessico ed inversioni.

Il periodo notturno

A partire dal primo decennio del ‘900, la tendenza della cultura italiana è di sperimentare nuove forme di prosa, una prosa lirica, evocativa, di memoria, frammentaria. Anche D’Annunzio dal 1913 in avanti pubblicherà solo opere di questo genere:
– Il notturno (1921)
– Le faville del maglio
– Il libro segreto
Si tratta di opere diverse tra loro, ma accomunate dal taglio autobiografico, dal registro stilistico più misurato. Un D’Annunzio miracolosamente rinnovato, finalmente genuino e sincero. “Il notturno” è stato composto in un periodo in cui lo scrittore era costretto ad un’assoluta immobilità, da un distacco di retina provocato da un incidente di volo. Lo stile diviene secco, nervoso, fatto di brevi proposizioni, spesso in forma nominale, cioè senza verbi.