Cupola di Santa Maria del Fiore

Cupola di Santa Maria del Fiore

Cupola di Santa Maria del Fiore


La grande innovazione introdotta da Brunelleschi nella costruzione della cupola mattonata, percorsa e sorretta da otto grandi costoloni bianchi, fu l’uso di una struttura portante in ogni fase del lavoro. A tale distanza dal suolo non era infatti concepibile usare le armature in legno (centine), come voleva la tecnica tradizionale. Adottando una doppia calotta, interna ed esterna, Brunelleschi semplifico ed irrobustì la costruzione, facendo poggiare quella esterna, parallela alla prima, su ventiquattro supporti innalzati sopra gli spicchi della cupola interna. Toccò a Brunelleschi pensare ai congegni meccanici necessari a risolvere i complessi problemi della messa in opera: progetto ogni aspetto della cupola ricoprendo, per la prima volta nella storia dell’architettura moderna, l’incarico di responsabile unico di questo progetto.

La cupola venne consacrata sedici anni dopo. Da un punto di vista simbolico-religioso essa rappresentava la corona trionfale della Vergine, cui era dedicato il Duomo fiorentino. Ben più importante era, però, il significato terreno, sociale e politico dell’opera. Emblema di una città che dilatava territorialmente i suoi confini la cupola si innalzava con la sua espansa volumetria, sopra i tetti della città medievale, staccandosi dal sottostante corpo della basilica a dimostrazione di un modo nuovo di considerare la storia e lo spazio. La bianca cupola per l’essenzialità delle sue linee, per l’effetto plastico indotto dal contrasto tra l’ammattonato rosso delle calotte ei bianchi costoloni curvilinei, diviene il centro pulante di un ampio sistema urbano e domina idealmente l’intera regione.