CRISE SACERDOTE DI APOLLO AL CAMPO ACHEO

CRISE SACERDOTE DI APOLLO AL CAMPO ACHEO

Siamo all’inizio dell’Iliade: al campo acheo è arrivato Crise, sacerdote di Apollo, con un ricco riscatto. Chiede indietro la figlia Criseide, fatta prigioniera e divenuta serva di Agamennone. In cambio ha portato un ricco riscatto. Ecco le sue parole, pronunciate di fronte a tutto l’esercito greco.

“Atridi e voi altri achei, dai bei gambali,
a voi gli dei, che abitano le case d’Olimpo,
diano
di schiantare la città di Priamo, di tornare in patria vincitori;
ma a me liberate la figlia amata, accettate il riscatto,
onorando il figlio di Zeus, Apollo, arciere valente”.

(Iliade I, vv. 17-21)

Nonostante il riscatto portato da Crise, Agamennone non ne vuole sapere di lasciare libera Criseide e con parole aspre si rivolge al padre di lei. Immaginate che siano in piedi davanti all’esercito greco, che ha appena gridato il suo consenso alla liberazione della donna, chiedendo il rispetto per il sacerdote.

“Che io non ti colga, vecchio, alle navi ricurve,
né ora a indugiare né poi a tornare;
che più non ti giovi lo scettro o la benda del dio!
Io non la libererò: prima la coglierà la vecchiaia
in casa mia, ad Argo, lontano dalla patria, mentre attende al telaio e accorre al mio letto.
Ma vattene, non mi irritare se vuoi andare via sano”.

(Iliade, I, vv. 26-32)