Cesare nega agli Elvezi il permesso di attraversare la provincia

Cesare nega agli Elvezi il permesso di attraversare la provincia

Cesare nega agli Elvezi il permesso di attraversare la provincia


Ubi de eius[1] adventu Helvetii certiores facti sunt, legatos ad eum mittunt nobilissimos civitatis – cuius[2] legationis Nammeius et Verucloetius principem locum obtinebant – qui dicerent sibi esse in animo sine ullo maleficio iter per provinciam[3] facere[4], propterea quod aliud iter haberent[5] nullum; rogant ut eius voluntate id sibi facere[6] liceat. Caesar, quod memoria tenebat L. Cassium consulem occisum[7] exercitumque eius ab Helvetiis pulsum et sub iugum missum, concedendum[8] non putabat; neque homines inimico animo, data facultate per provinciam itineris faciendi, temperaturos[9] ab iniuria et maleficio existimabat. Tamen, ut spatium intercedere posset, dum milites, quos imperaverat[10], convenirent[11], legatis respondit diem se ad deliberandum sumpturum.

Cesare, Bellum Gallicum (I, 7)

Traduzione

Non appena gli Elvezi furono informati del suo arrivo (certior fio = sono informato), gli inviarono (mittunt è un presente storico) come ambasciatori i più nobili (nobilissimos, superlativo relativo e non assoluto, è il complemento oggetto; legatos è il predicativo dell’oggetto) della popolazione (questo significa civitas in Cesare, come vi ho già detto) – e di questa ambasceria erano a capo (lett.: occupavano la posizione principale) Nammeio e Veruclezio – affinché dicessero (qui dicerent è una relativa finale) che loro avevano intenzione (lett.: a loro era in animo) di attraversare la provincia (lett.: fare il percorso attraverso la provincia; brutto “fare il viaggio”, inaccettabile “fare un viaggio”) senza (recare) alcun danno, dal momento che non avevano nessun’altra strada. Cesare, poiché (quod è la congiunzione causale; se ci fosse il pronome relativo, sarebbe qui) si ricordava che (quelle che seguono sono proposizioni infinitive) il console L. Cassio era stato ucciso e il suo esercito era stato sconfitto e fatto passare sotto il giogo dagli Elvezi, non pensava di doverglielo concedere; e non credeva (neque… existimabat è la principale) che uomini (o anche “degli” o “quegli” uomini, con riferimento agli Elvezi; se si dice “gli” uomini, non si capisce a chi ci si riferisce) di animo ostile si sarebbero astenuti dal (recare) offese e danni, una volta concesso il permesso di attraversare la provincia (lett.: di fare il percorso attraverso la provincia).


NOTE
[1] Si riferisce a Cesare (come il successivo “eum”).

[2] L’inciso è separato dal resto del periodo, dunque è bene considerare “cuius” un nesso relativo.

[3] La “provincia” è la parte meridionale della Gallia (oggi Provenza), così chiamata perché, al tempo della spedizione di Cesare, era già una “provincia” romana.

[4] E’ un infinito sostantivato e funge da soggetto della proposizione che ha per verbo “esse”.

[5] Congiuntivo obliquo.

[6] E’ un infinito sostantivato e funge da soggetto della proposizione che ha per verbo “liceat”.

[7] Sottinteso “esse” (come per i successivi “pulsum”, “missum”).

[8] Sottinteso “esse”.

[9] Sottinteso “esse” (come per il successivo “sumpturum”).

[10] Imperare = reclutare

[11] E’ retto dalla congiunzione subordinante “dum” (che va intesa bene e tradotta bene in italiano).