CARO PICCOLO INSETTO PARAFRASI di Eugenio Montale

CARO PICCOLO INSETTO PARAFRASI di Eugenio Montale


Caro piccolo insetto

che chiamavano mosca non so perché,

stasera quasi al buio

mentre leggevo il Deuteroisaia

sei ricomparsa accanto a me,

ma non avevi occhiali,

non potevi vedermi

né potevo io senza quel luccichio

riconoscere te nella foschia.


Parafrasi interpretativa

Mia cara moglie, piccolo insetto, che gli altri non so perché chiamavano mosca, questa sera, mentre, quasi al buio, leggevo un libro del Vecchio Testamento, il Deuteroisaia, sei ricomparsa accanto a me, ma non potevi vedermi perché non portavi gli occhiali, né io potevo vederti senza il luccichio degli occhiali nella penombra della stanza.

Analisi del testo

Il testo è composto da un unico periodo ma può essere divisa in due parti. Nella prima, il poeta, impegnato a leggere il Deuteroisaia, avverte la presenza della moglie. L’atmosfera è di solitudine: il poeta è solo nella stanza e legge quasi al buio. Nella seconda parte la solitudine del poeta emerge con forza ancora maggiore. Egli sente che una barriera invisibile lo separa dalla moglie e dal colloquio con essa. Ella non può vederlo perché è senza occhiali e il poeta non può vederla perchè non c’è il luccichio delle lenti che gli permetta, come quando era in vita, di riconoscerla nella penombra della sera. Rimane quindi solo nella foschia, nel buio dell’esistenza, sperduto senza la guida della moglie, che chiamavano “mosca” e il poeta ancora si chiede perché.

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