Caratteristiche del teatro terenziano

Caratteristiche del teatro terenziano

Terenzio evita accuratamente gli eccessi verbali e fantasiosi dell’atellana e di Plauto. Il suo è un teatro misurato che mostra una classica compostezza. Punta sui significati e meno sul significante, sulla profondità e sull’intimità raffinata piuttosto che su un’esteriorità esuberante e accattivante. Tradizione ed innovazione convivono con equilibrio in un continuo rinnovamento dall’interno di idee e di forme.

Svetonio ci dice che Terenzio fu apprezzato da Cecilio Stazio, rappresentante della tradizione nel teatro. A Terenzio si deve un dibattito allargato sui grandi temi della convivenza umana, dibattito che deriva dalla sensibilità nuova dell’elite colta del “circolo” degli Scipioni.

Gli argomenti sono: l’educazione dei figli, il ruolo della donna, il matrimonio, il rapporto padroni-servi, il rapporto padri-figli e vecchi-giovani, i diritti e i doveri dell’individuo. Il tutto drammatizzato, presentato e discusso, in una contrapposizione di idee contrapposte agite con attenzione e intelligenza, in una continua problematizzazione dei temi che si arricchiscono nel confronto dialettico.

Altro concetto importante è quello dell’humanitas, l’attenzione per l’uomo, cioè la consapevolezza delle responsabilità e il trionfo della magnanimità e della tolleranza critica, ragionata, consapevole verso gli altri uomini.

Terensio esprime anche una coscienza stilistica nuova, sia per quanto riguarda la lingua che negli aspetti tecnici della fabula; emerge in lui la risposta ad una richiesta di teatro più intimo e più utile, rispetto alla grassa comicità plautina. I registri linguistici terenziani sono volutamente medi e pacati, quotidiani, privi di vezzi o di trovate bizzarre come quelle di Plauto, benché fossero altamente poetiche e coinvolgenti, affascinanti e fantastiche. Terenzio tende a dare effetti di verosimiglianza. La sua è una koiné linguistica (cioè lo stile del linguaggio inteso come ricerca di elementi lessicali e comunicativi) pura e garbata (come i messaggi che lancia), tipica di ceti evoluti e beneducati, tesi al miglioramento, al superamento di vecchi steccati ideali e comportamentali, troppo legati ad un conservatorismo anche ottuso (quello dei nemici del circolo degli Scipioni).

Terenzio non usa artifici linguistici perché non vuole inquinare i suoi messaggi, i suoi contenuti, con fuorvianti diversivi; non vuole distrarre da ciò che ama comunicare, ciò su cui vuole riflettere, perché si capisce che gli sta a cuore. Quindi niente neoogismi, niente arcaismi, niente giochi di parole. La sua metrica è volutamente monotonica; egli riduce i cantica e inserisce invece molti deverbia in più rispetto a Plauto. Naturalmente il teatro di terenzio è privo della ricchezza polimetrica, retorica ed espressiva che caratterizzava la composizione plautina. Talvolta inserisce qualcosa di simile ma più per compiacere il pubblico, forse, che per reale convinzione. Spesso i cantica sono poco utili allo sviluppo dell’intreccio e sembrano inseriti apposta per accontentare qualcuno, anche perché risultano ingiustificati dall’assenza di quella comicità assoluta che faceva la forza di Plauto.

Terenzio modifica le strutture tradizionali della palliata nel prologo, nell’intreccio, nelle parti recitate, nella caratterizzazione dei personaggi, nelle battute rivolte al pubblico (meno giocose e divertenti) e nelle parti cantate.

Il prologo stesso ha una funzione del tutto originale e nuova: nella Commedia Nuova e in Plauto serviva per informare il pubblico circa la trama ed era recitato da uno dei personaggi: in Terenzio invece costituisce lo spazio per chiarire la poetica e le tematiche che egli ha voluto considerare centrali, oltre che per rispondere alle critiche (come quelle del MALEVOLUS POETA LUSCIO LANUVINO) sull’uso della contaminatio come plagio (di questo fu accusato dai suoi detrattori Terenzio, benché della contaminatio si servissero anche Ennio, Nevio e lo stesso Plauto).

In Terenzio è assente il teatro nel teatro, in quanto l’effetto che il commediografo africano vuole dare è quello della REALTÀ. VERE VIVERE, cioè vivere con franchezza, è un’altra frase che racchiude bene lo spirito delle commedie terenziane.