CAPITOLO 3 LA MELA D’ORO

CAPITOLO 3 LA MELA D’ORO

CAPITOLO 3 LA MELA D’ORO


Che cosa può desiderare di più un padre se non avere la certezza che il proprio figlio sarà l’uomo più forte e coraggioso del suo tempo e passerà alla storia per le sue gesta eroiche? Questo era ciò che attendeva Peleo, re dei Mirmidoni, perché la donna che stava per sposare non era una donna qualunque, ma addirittura una dea dell’Olimpo. Teti. E che dea! Qualcuno aveva osato affermare che fosse meglio di Afrodite, dea della bellezza. Ma sul destino di Teti incombeva una grave profezia: il figlio nato dal suo matrimonio sarebbe stato più forte del padre, e nessun dio se la sentiva di affrontare una simile onta.
Per consolarsi Teti trascorreva le sue giornate facendo il bagno nuda tra le acque spumeggianti del mare Egeo per poi riposare sulla spiaggia. Un giorno Peleo, che si trovava a passare da quelle parti, rimase abbagliato dalla bellezza della dea ed approfittando del fatto che dormisse le saltò addosso. Teti tentò di reagire, trasformandosi in tutte le creature marine possibili ed immaginabili ma alla fine anche lei cedette alla passione e si abbandonò all’amore di Peleo.
Quel giorno quindi sul monte Olimpo era gran festa perché si celebravano le nozze tra Teti e Peleo. Per l’occasione Zeus aveva invitato tutte le divinità, ma proprio tutte tutte. In effetti, se proprio la dobbiamo essere sinceri, qualcuno era stato escluso in modo del tutto intenzionale. Si trattava di Eris, dea della discordia. Ma come dare torto a Zeus? Eris era solita andare in giro vestita di stracci, con una benda insanguinata sull’occhio e vipere al posto dei capelli. Attorno a lei poi giravano sempre dei bambini sporchi, smorfiosi e irritanti che si chiamavano Odio, Dolore, Fame, Pena, Ingiustizia, Stento, Menzogna e Bestemmia. Insomma un vero disastro. Potete immaginare già da voi che non era proprio il personaggio più adatto ad un matrimonio.
Ma questa cosa ad Eris non era proprio andata giù ed anziché covare vendetta dentro di sé, decise subito di entrare in azione con una delle sue migliori performance. Prese una mela d’oro che cresceva tra gli alberi dei giardini dell’Olimpo, vi scrisse sotto “Alla più bella” e poi la lanciò sul tavolo, in mezzo a tutti i commensali. Immaginate la scena: attorno al tavolo ci sono tutte le dee dell’Olimpo, altezzose e superbe, ed ognuna di esse è bellissima ed ognuna di esse è convinta di essere la più bella in assoluto. Provate quindi a pensare che reazione può scatenare una cosa simile! Subito si levò un gran vociare ed alla fine EraAfrodite e Atena, le più belle e le più altezzose, chiesero a Zeus di porre fine alla baruffa scegliendo a chi spettava quella mela d’oro.
Il povero Zesu, che in quanto a donne la sapeva lunga, con la fronte imperlata dal sudore freddo, comprese che qualunque scelta avesse fatto si sarebbe ritorta contro di lui e pensò bene di dare l’incombenza a qualcun altro, un uomo dall’animo nobile come quello di un principe e semplice come quello di un pastore. E chi meglio di Paride poteva assumersi un compito di tale entità?
Così sentenziò Zeus, padre degli dei, e mandò Ares, dio con le ali ai piedi, insieme ad Era, Afrodite e Atena sul monte Ida, alla ricerca di Paride.