CANOVA E FOSCOLO E IL TEMA FUNERARIO

CANOVA E FOSCOLO E IL TEMA FUNERARIO

CANOVA E FOSCOLO E IL TEMA FUNERARIO


Non è affatto casuale che nel 1800 Foscolo abbia composto il carme dei “Sepolcri nello stesso periodo in cui Canova ha eseguito le sue opere  sepolcrali: entrambi interpretano il tema della morte tanto caro alla cultura romantica. Il motivo è semplice: La morte ha il potere di stimolare  la curiosità psicologica dell’uomo che è ansioso di sapere cosa ci sia dopo di essa e la ricerca di un qualcosa che trascenda la sfera fisica così come la ricerca dell’Assoluto sono elementi che riassumono la partecipazione emotiva e sentimentale (Pathos) dell’uomo e che caratterizzano a tutti gli effetti un’anima veramente romantica. La produzione canoviana comprende numerosi monumenti funerari, come quelli dedicati a Maria Cristina d’Austria e ai pontefici Clemente XIV e Clemente XIII, conservati rispettivamente nelle due chiese romane dei Santi Apostoli e di S.Pietro.

Canova ha definitivamente eliminato nel disegno del monumento funerario dedicato a Maria Cristina d’Austria qualsiasi effetto scenografico e patetico, in favore di una composizione estremamente lineare, caratterizzata da una piena simmetria e proporzione tra le parti scolpite. Fin dall’antichità infatti il triangolo ha sempre alluso al concetto del trapasso dalla sfera fisica a quella metafisica: la base della figura sta ad indicare l’attaccamento dell’uomo ai beni terreni, mentre il vertice rappresenta la perfezione, l’assoluto, il fine ossia a cui mira l’uomo. Tecnicamente le figure sono rese secondo la statuaria greco-romana con la resa dei minimi dettagli, la levigazione delle superfici, la proporzionalità tra le parti scolpite, l’equilibrio armonico..ma ATTENZIONE! Se è vero che Canova vuole porre l’accento sul tema della morte e sull’allegoria della vita allora le figure scolpite tendono ad opporsi ad un ideale di bellezza apollinea. Il vecchio contrariamente alle apparenze, non esprime solennità e saggezza (elementi propri del mondo classico) ma stanchezza e sofferenza: è chinato perché essendo il più vicino alla morte, regge il peso degli anni. Si appoggia inoltre alla figura accanto: è chiaramente cieco. Ciò riporta alla mente il ritratto di Omero che Foscolo delinea nei suoi Sepolcri.

E’ però la fanciulla ad attraversare per prima la porta nera (simbolo della morte), questo perché, come dice il Foscolo, la morte non guarda mai in faccia a nessuno, ma se potesse o volesse farlo, sceglierebbe la bellezza. S’intravede poi un lungo festone di frutta: è l’omaggio floreale portato sulla tomba, che esprime la corrispondenza dei puri sensi: si tratta del concetto dell’illusione alla sopravvivenza che Foscolo affida ai suoi “Sepolcri”: l’uomo infatti può illudersi di continuare a vivere anche dopo la morte, poiché la tomba mantiene vivo il ricordo ed istituisce un rapporto affettivo tra i familiari e gli amici. La possibilità di un rapporto affettivo tra morti e vivi strappa l’uomo alla sua condizione effimera e gli conferisce l’immortalità che è propria degli dei. Lo scorrere inesorabile del tempo, l’azione operosa della natura che affatica e distrugge, sono temi esemplarmente rappresentati dal Cavava nelle sue composizioni: qui nel Monumento dedicato a Maria Cristina, è simboleggiato dal tappeto che, come un ocrso d’acqua, appare fluido e leggero e scorre per un processo meccanico che nessuno può fermare: si tratta della medesima rappresentazione neoclassico-ossianica che riguarda il Foscolo.

Non meraviglia il fatto che nella scultura canoviana siano presenti molti motivi della poesia foscoliana(dal concetto di morte come “nulla eterno” e come illusione al neoclassicismo formale): di sicuro l’inflienza è stata reciproca e si parla tutt’oggi di una presunta affinità elettiva – chi dei due avrà mai imitato l’altro?