CAMILLO BENSO DI CAVOUR BIOGRAFIA

CAMILLO BENSO DI CAVOUR BIOGRAFIA

CAMILLO BENSO DI CAVOUR BIOGRAFIA


Camillo Paolo Filippo Giulio Benso fu anche noto come Conte di Cavour. Egli nacque a Torino il 10 agosto 1810 e sempre lì vi morì il 6 giugno 1861. Fu un grande politico.
A partire dal 1850 fu ministro del Regno di Sardegna e in seguito Capo del governo fino al 1861.
Nello stesso anno, con la proclamazione del Regno d’Italia, divenne il primo Presidente del
Consiglio del nuovo Stato e con tale carica morì.
Viene ricordato come uno dei maggiori protagonisti del Risorgimento.
Fu un sostenitore delle idee liberali, del progresso civile ed economico, dell’anticlericalismo, dei movimenti nazionali e dell’espansionismo del Regno di Sardegna ai danni dell’Austria e dello Stato Pontificio. Dal punto di vista economico promosse il libero scambio, i grandi investimenti industriali (ferrovie) e la cooperazione fra pubblico e privato.
In politica sostenne la promulgazione e la difesa dello Statuto Albertino.
Capo della Destra moderata mirò alla realizzazione di riforme che escludessero le ali estreme del Parlamento. Contrastò apertamente le idee repubblicane di Giuseppe Mazzini e spesso si trovò in urto con Giuseppe Garibaldi della cui azione temeva il potenziale rivoluzionario.
In politica estera coltivò con abilità l’amicizia con la Francia e riuscì ad ottenere l’espansione territoriale del Piemonte.
Pur non avendo un disegno di unità nazionale preordinato riuscì, grazie anche al suo carattere, a gestire con successo gli eventi che portarono alla formazione del Regno d’Italia.

Torino, 17 marzo 1860

Mio caro Costantino Nigra,
intendo rendervi partecipe della mia breve riflessione sulla situazione italiana e colgo innanzitutto l’occasione per ringraziarvi, poiché dopo la dolorosa crisi seguita a Villafranca ancora una volta mi siete stato vicino; è stato un duro moment, in cui mi è parsa crollare tutta la politica faticosamente elaborata.
Io credo che, nonostante le divergenze di metodo per quanto concerne la ricostruzione e formazione della Nostra Italia, tutti noi, destra e sinistra, rivoluzionari e moderati, faremmo bene a riconsiderare meglio le nostre posizioni in modo tale da non giungere ad una inutile, aggressiva ed esasperata lotta politica.
Ho lo spirito molto elastico e credo di sapermi adattare a qualsiasi posizione. La sola cosa che non potrei guardare senza fremere, sarebbe una vita perfettamente oziosa oppure unicamente speculativa. Ho bisogno d’impegnare non solo le mie facoltà intellettuali, ma anche le mie facoltà morali.
Come ben saprete ripongo grande fiducia nelle Istituzioni rappresentative e nell’utilità delle lotte parlamentari; dopo tredici anni di lungo impegno politico, una cosa in particolare mi è stata insegnata dall’esperienza, e cioè che il sistema parlamentare è la sola chiave per uscire da questo oscuro tunnel e in grado di favorire il dialogo tra le molteplici e contrastanti ideologie politiche presenti in Italia.
Il mio faro, nella ricerca di una possibile soluzione è sempre stata la libertà.
L’esempio dell’Inghilterra ha ben dimostrato quanto favorevole e producente essa sia all’interno di una nazione.
Mai la stabilità politica fu minacciata da disordini sociali ed eccessi rivoluzionari poiché nella terra di Sua Maestà la Regina la varietà di opinioni è stata smussata dal confronto e dallo scambio reciproco del dibattito parlamentare.
Io sono figlio della libertà e mi ripropongo di perseguirla sempre ed in ogni occasione; so bene che figure come Garibaldi, capaci di infiammare gli animi e generare entusiasmo, sarebbero di gran lunga preferiti alla lenta ma sicura via parlamentare da me proposta.
Ma so anche che ora più che mai dobbiamo porre delle basi forti e solide affinché il sogno di unità nazionale non crolli inesorabilmente su sé stesso.
Il pensiero degli esponenti politici più turbolenti e rivoluzionari ha un effetto destabilizzante in quanto crea una controproducente atmosfera di insofferenza, nervosismo, e polemica; non vi è principio per quanto giusto e ragionevole il quale se lo si esageri non possa condurci alle conseguenza più funeste.
L’esperienza mi ha insegnato che alcuni di essi, entrati alla camera con uno spavaldo atteggiamento leonino ne sono poi usciti ammansiti ed inoffensivi, fino ad arrivare addirittura a votare per la maggioranza poiché discutendo in Parlamento e contando ciascuno un voto si sono scontrati con l’impossibilità di imporre all’intera Assemblea legislativa la loro visione.
Da buon liberale ho fiducia nell’intesa con la sinistra moderata; grazie ad essa l’ideale monarchico-costituzionale non sarà più un insieme di semplici parole affidate al vento, al contrario, verrà a costituirsi una compatta ed ampia maggioranza parlamentare in grado di garantire un appoggio leale alla monarchia di Sua Maestà Vittorio Emanuele II, di isolare qualsiasi forma di radicalismo, di difendere l’ordine costituzionale e il potere del parlamento.
Ho fiducia in tutto ciò, sono convinto che l’atmosfera di moderazione e dialogo non possa che placare gli animi ed unire gli uomini, dando vita così al processo di unificazione della Nostra Italia.

Camillo Benso Conte di Cavour