BREVE STORIA DELLA JUVENTUS

BREVE STORIA DELLA JUVENTUS

BREVE STORIA DELLA JUVENTUS


La Juventus viene fondata nel 1897, gioca le prime partite in Piazza d’Armi e la sua prima maglia è di colore rosa.
La squadra, sconfitta in finale dal Genoa Cricket and Football Club sia nel 1903 che nel 1904, vince il suo primo scudetto nel 1905 con questa formazione: Durante, Armano, Mazzia; Walty, Goccione, Diment; Barberis, Varetto, Forlano, Squire, Donna. Armano, Donna e Varetto erano stati soci fondatori.
Nel periodo che precede la prima guerra mondiale, nasce anche “Hurrà”, la rivista del club.
La grande guerra segna la fine della Juventus studentesca e l’inizio di quella professionistica.

GLI ANNI VENTI.
In questo periodo si registra l’avvento di Edoardo Agnelli alla presidenza della società (1924) ed un solo scudetto, nel 1926, con l’allenatore Karoly.
Uomo di spicco della squadra è Carlo Bigatto (vedi foto n° 12), che aveva già esordito nel campionato 1914-’15.
In questi anni fanno il loro esordio in prima squadra campioni del calibro di Combi (vedi foto n° 11), Rosetta (acquistato dalla Pro Vercelli), Caligaris, Varglien I e Munerati.

IL QUINQUENNIO 1930 – 1935.
Nel 1929-’30 vede la luce il campionato a girone unico.
La Juventus vince cinque scudetti consecutivi, dal 1930 al 1935, divenendo, così, la …fidanzata d’Italia.
Allenatore della squadra, in questi anni, è Carlo Carcano. Tra i principali artefici di tanti successi si ricordano: Combi, Rosetta, Caligaris, Varglien I, Luisito Monti (italo-argentino, definito il mediocentro che cammina per la sua stazza fisica, ricordato tra i “leoni di Higbury”, per una partita giocata dalla Nazionale contro l’Inghilterra, in cui restò a lungo in campo con un piede fratturato), Bertolini (l’uomo con la fronte fasciata), Munerati, Renato Cesarini (italo-argentino, estrosa mezz’ala, poi allenatore bianconero), Felice Borel II (detto “Farfallino”), Ferrari, Raimundo “Mumo” Orsi (italo-argentino). E ancora: Sernagiotto e Vecchina.
Questa straordinaria squadra diede anche un fondamentale contributo alla nazionale per le vittorie ai campionati del mondo del 1934 a Roma e del 1938 a Parigi (nella foto n° 13 una delle formazioni del quinquennio).

DAL 1936 ALL’IMMEDIATO DOPOGUERRA.
Archiviato il quinqennio 1930-’35 come una parentesi forse irripetibile nella storia sia della Juventus che del calcio italiano, ci si avvia ad un periodo meno costellato di vittorie, che si concluderà con il secondo conflitto mondiale e con la conseguente sospensione del campionato nel 1944 e nel 1945.
Al posto dei vecchi campioni del quinquennio – che, ad eccezione di Monti e di Borel II, lasciano la squadra o per un’altra società o per fine carriera – arrivano nuovi campioni del calibro di Foni, Rava e Depetrini.
In questo periodo non si registrano vittorie in campionato, ma solo un secondo posto nel 1937-’38.
Due le vittorie in Coppa Italia, nel 1938 e nel 1942, rispettivamente contro il Torino e contro il Milan.
Come allenatori di questo periodo si ricordano Rosetta e Munerati.

L’AVVENTO DI GIANNI AGNELLI.
Nel 1947 Gianni Agnelli diventa Presidente della Juventus e resterà ufficialmente ai vertici della società fino al 1954.
Due gli scudetti vinti, precisamente nel 1950 e nel 1952.
Nella squadra, in questo periodo, giocano due atleti che lasceranno un segno indelebile nella storia bianconera: Carletto Parola (che aveva già esordito nel 1942) e Giampiero Boniperti (che esordisce nel 1946-’47).
La formazione campione d’Italia nel 1950 è la seguente: Viola, Bertuccelli, Manente; Mari, Parola, Piccinini; Muccinelli, Martino, Boniperti, J. Hansen, Praest. Allenatore Carver.
I campioni d’Italia del 1952: Viola, Bertuccelli, Manente; Mari, Parola (Ferrario), Piccinini; Muccinelli, K. Hansen, Boniperti, J. Hansen, Praest. Allenatore: Sarosi.
Il Piccinini mediano in entrambe le formazioni era il padre di Sandro Piccinini, attuale telecronista e giornalista sportivo.

LA STAFFETTA GIANNI AGNELLI – UMBERTO AGNELLI.
Nel 1955, anno fondamentale nella storia mondiale, italiana e juventina (n.d.a.), l’avv. Gianni Agnelli passa il testimone, al vertice della società, a suo fratello Umberto.
Arrivano alla Juventus, in questo periodo, due atleti che lasceranno il segno nella storia bianconera: l’oriundo argentino Omar Enrique Sivori e il gigante gallese John Charles che, con Giampiero Boniperti, formeranno un fortissimo trio d’attacco.
Con Boniperti, Charles e Sivori giocano, alternandosi nell’undici titolare, atleti di assoluto valore, come i portieri Mattrel e Vavassori (attesi entrambi da un destino crudele, che li rapirà alla vita e agli affetti ancora in giovane età), i difensori Corradi, Garzena, Castano, Benito Sarti, Cervato e Ferrario, i centrocampisti Emoli, Leoncini (che, a carriera terminata, riuscirà a sconfiggere un brutto male che, invece, travolgerà, molti anni dopo, un giovane e indimenticabile campione bianconero: Andrea Fortunato) e Colombo, gli attaccanti Nicolè, Stacchini e Stivanello. Tre gli allenatori che, in questo periodo, si alternano sulla panchina: Brocic, Renato Cesarini e Carletto Parola.
Si apre un nuovo ciclo di vittorie, caratterizzato dagli scudetti 1957-’58, 1959-’60 e 1960-’61 e dalle Coppe Italia 1959 e 1960.
Dall’Europa continuano ad arrivare, invece, cocenti delusioni. Si ricorda ancora la sfida, nei quarti di finale della Coppa dei Campioni del 1962, con il mitico Real Madrid di Alfredo Di Stefano (la saeta rubia), del colonnello Puskas e del velocissimo Gento, che correva i cento metri, palla al piede, in meno di 11 secondi. Vittoria del Real, per 1-0, a Torino; vittoria della Juve, per 1-0 (gol di Sivori), a Madrid; vittoria discussa del Real, per 3-1 (gol della bandiera sempre di Omar Sivori), nel decisivo spareggio di Parigi.

LO SCUDETTO DEL 1967.
Tra il 1962 e il 1970 la Juve, ripiombata in un nuovo periodo grigio, vince soltanto una Coppa Italia nel 1965, battendo in finale l’Inter per 1-0 (gol di Giampaolo Menichelli, fratello del famoso ginnasta Franco, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokio del 1964) e lo scudetto del 1966-’67, giunto all’ultima giornata, ai danni dell’Inter. Alla vigilia dell’ultimo incontro l’Inter precede la Juve di un solo punto. I nerazzurri perdono per 1-0 a Mantova (errore del portiere Giuliano Sarti che, qualche anno dopo, vestirà per un solo anno la maglia bianconera), mentre i bianconeri battono in casa la Lazio per 2-0.
Non ci sono più Boniperti (fine carriera), Charles (fine carriera dopo una breve parentesi alla Roma) e Sivori (ceduto al Napoli per gravi incomprensioni con l’allenatore Heriberto Herrera).
L’undici Campione d’Italia è formato da: Anzolin, Adolfo Gori, Leoncini; Giancarlo Bercellino I (giocherà qualche partita, segnando anche alcuni gol importanti, il fratello, centravanti, Silvino Bercellino II), Castano, Salvadore (arrivato qualche anno prima dal Milan, in cambio di un altro sfortunato atleta: Bruno Mora); Favalli (in alternanza con l’estroso Zigoni), Del Sol, De Paoli (autore, nel girone d’andata, di un gol alla Lazio non convalidato perché non visto dall’arbitro), Cinesinho, Menichelli. Allenatore è il paraguayano Heriberto Herrera (HH2), predicatore e precursore del “movimiento”, primo esempio di calcio totale, poi sviluppato e perfezionato, negli anni ’70, dalla nazionale olandese di Johan Crujff.

1970-1976: L’ERA “BONIPERTIANA”.
Nel 1971 Giampiero Boniperti diventa Presidente della Juventus e, tranne una breve interruzione, resterà al timone della società fino al 1990.
Con Boniperti ritornano le vittorie bianconere.
Tre i campionati vinti in questo periodo e, precisamente, nel 1972, nel 1973 e nel 1975. Gli allenatori sono Cestmir Vycpalek e Carletto Parola.
Tra i pali c’è il grande Dino Zoff, che ha preso il posto di Carmignani. In difesa Gaetano Scirea giganteggia tra Gentile, Morini e Cuccureddu. A centrocampo “capitan Furia” (Beppe Furino) gioca a sostegno di Capello e Haller. In attacco troviamo Causio, Anastasi e Bettega. Importante anche l’apporto di Josè Altafini e, nel 1975, di Oscar “Flipper” Damiani.
Nelle coppe ancora delusioni: nel 1973 sconfitta in finale di Coppa dei Campioni per 1-0 con l’Ajax e in Coppa intercontinentale con l’Independiente.

LA JUVENTUS DI GIOVANNI TRAPATTONI (1976-1986).
In questo decennio la Juve di Trapattoni domina incontrastata sia in Italia che all’estero.
Sei scudetti, una Coppa dei Campioni (1985) nella tragica serata dell’Hysel, una Coppa Intercontinentale nel 1985, una Coppa Uefa nel 1977, una Coppa delle Coppe nel 1984, una Supercoppa Europea nel 1985 e due Coppe Italia nel 1979 e nel 1983. E scusate se è poco…
Tanti i campioni che indossano la maglia bianconera in questo periodo. Il nucleo fondamentale è costituito da Zoff, Gentile, Cabrini, Cuccureddu, Scirea, Furini, Tardelli, Causio e Bettega. Nei primi anni del decennio troviamo, in una squadra tutta italiana (che vincerà scudetto e Coppa Uefa), anche Morini, Benetti e Boninsegna. Nel 1980 giunge il primo straniero del nuovo corso, Liam Brady, cui si aggiungono gli italiani Brio, Fanna, Marocchino, Prandelli, Tavola e Galderisi.
Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Paolo Rossi (tornato alla Juve dopo una parentesi vicentina) nel 1982 costituiscono l’ossatura della Nazionale Campione del Mondo ai mondiali di Spagna. A tale competizione non partecipa Roberto Bettega a causa di un gravissimo infortunio.
Dopo i mondiali giungono in maglia bianconera Zbgniew Boniek e l’inimitabile e mai troppo rimpianto MICHEL PLATINI (LE ROI). Nel frattempo Bonini ha sostituito il vecchio indomabile capitan Furino. Nel 1983 Stefano Tacconi rileva tra i pali Zoff. Arrivano ancora Penzo, Briaschi, Vignola e Bodini.
Cocente, nel 1983, la sconfitta in finale di Coppa dei Campioni con l’Amburgo per 1-0, dopo un torneo dominato dai colori bianconeri.
Nel 1986 contribuiscono alla vittoria dell’ultimo scudetto di questo periodo Favero, Mauro, Manfredonia, Serena e Laudrup.

1986-1994: ANNI BUI.
Dopo i trionfi del decennio precedente, la Juve piomba in un periodo “nero”, rischiarato soltanto da due vittorie in Coppa Uefa (1990 e 1993) e da una Coppa Italia (1990).
Tra gli artefici dei successi del 1990 ricordiamo: Zoff (allenatore), Tacconi, De Agostini, Galia, Fortunato, Rui Barros, Marocchi, Alejnikov, Zavarov, Casiraghi e Schillaci.
Tra gli artefici della Coppa Uefa del 1993 ricordiamo: Trapattoni (ritornato in panchina), Kohler, Moeller, Roberto Baggio, Dino Baggio, Conte e Vialli.

1994-1998: UNA FORMIDABILE JUVE.
Nuovo il gruppo dirigenziale presieduto da Vittorio Chiusano e costituito da Giraudo, Bettega e Moggi. Nuovo l’allenatore: Marcello Lippi. Il nucleo della squadra è costituito da Peruzzi, Ferrara, Torricelli, Pessotto, Di Livio, Deschamps, Conte e Del Piero. Questi campioni si giovano dell’apporto di Padovano, Amoruso, Tacchinardi, Rampulla, Lombardo, Jugovic, Roberto Baggio, Vialli, Ravanelli, Kohler, Sousa, Carrera, Porrini, Vieri, Boksic, Zidane, Montero, Inzaghi, Birindelli.
Tre gli scudetti, una Coppa dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, una Coppa Italia, due Supercoppe Italiane, una Supercoppa Europea e una Coppa Uefa.

IL RITORNO DI LIPPI: 2001-2002.
Marcello Lippi, dopo l’intermezzo Ancelotti tutto da dimenticare, torna alla guida dei bianconeri nel campionato 2001-2002 ed è subito scudetto e supercoppa italiana.
Non c’è più Zizou, ma al suo posto c’è Pavel Nedved, la furia “ceca”!

2002-2003: ANCORA JUVE.
La “furia ceca” e le altre furie bianconere si ripetono trionfalmente, sempre sotto la sapiente guida di Marcello Lippi, nel campionato 2002-2003, vincendolo a tre giornate dal termine.
Si tinge di bianconero anche la supercoppa di lega, vinta negli U.S.A. contro il Milan.

La stagione 2003-2004 è grama di soddisfazioni. Si vocifera da tempo del probabile passaggio di Marcello Lippi sulla panchina della Nazionale. Molti infortuni fanno sì che i bianconeri perderdano, dopo una partenza lanciata con la vittoria della SuperCoppa italiana contro il Milan, uno dietro l’altro, tutti gli obiettivi stagionali.

A maggio 2004 arriva a sorpresa, sulla panchina bianconera, Fabio Capello, ex centrocampista degli anni ’70. Con lui arrivano a Torino calciatori del calibro di Emerson, Cannavaro e Ibrahimovic.
E’ un’annata trionfale in Campionato, che ci porta al 28° scudetto al termine del campionato 2004-2005.

Il trionfo viene bissato l’anno successivo: la Juve domina, mantiene la testa della classifica per 76 giornate consecutive, ma a fine torneo esplode lo scandalo “Calciopoli” (ribattezzato “Moggiopoli” nel bel mezzo dell’impressionante campagna mediatica contro i bianconeri): il susseguente processo sportivo revoca i due ultimi Scudetti e condanna la Juventus alla Serie B per la prima volta nella sua gloriosa storia. Se ne vanno Capello e molti campioni, si riparte da Didier Deschamps in panchina e da capitan Del Piero in campo.

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BREVE STORIA DELLA JUVENTUS da www.juventus1897.it

Lo Sport Club Juventus viene fondato nel 1897 e la prima divisa sociale prevedeva una camicia bianca sostituita nel 1899 da una curiosa camicia rosa con cravatta nera. Due anni dopo la società assume l’attuale nome di Juventus Football Club. Nel 1900 partecipa al suo primo campionato Federale, ma non supera nemmeno le eliminatorie. Nel 1903 abbandona la maglia rosa e compaiono per la prima volta gli odierni colori bianconeri. Il primo vero successo arriva nel 1905 quando la Juventus vince il primo titolo di Campione d’Italia. Nel girone finale la Juventus chiude al primo posto davanti al Genoa staccato di un solo punto. L’anno dopo è prima con il Milan nel girone finale, ma rinuncia allo spareggio per il titolo.

Seguono vent’anni in cui la società torinese consolida la propria presenza nel calcio italiano fino a fare il bis nel campionato 1925-1926 quando vince il suo secondo scudetto. La Juventus arrivò alle finali contro l’Alba che viene sconfitta 7-1 a Torino e 5-0 a Roma. E’ di questi anni (1920) la prima presenza in azzurro di un calciatore juventino: il portiere Giacone debutta il 28 marzo in Svizzera-Italia 3-0, amichevole. Ormai la Juventus è una delle principali realtà del calcio italiano e con l’istituzione del campionato a girone unico, nel 1929-1930, chiude al terzo posto. L’anno successivo, però, i bianconeri aprono un ciclo vincente che li porta a conquistare cinque titoli di Campione d’Italia consecutivi. Dal 1930 al 1935 la Juventus non ha rivali. Nel 1930-1931 vince con quattro punti di vantaggio sulla Roma, l’anno successivo ancora quattro punti di vantaggio sul Bologna (fissando il record di 10 vittorie consecutive), nel 1932-1933 otto sull’Inter, nel 1933-1934 quattro ancora sull’Inter e infine nel 1934-1935 due sempre sull’Inter.

E’ la Juventus dei Combi, Rosetta, Caligaris, di Giovanni Ferrari (che ancor oggi è con Furino il calciatore ad aver vinto più scudetti, otto) e di Felice Borel, detto Farfallino, che nel 1933-1934 realizza 32 reti in campionato, miglior cannoniere stagionale della storia juventina. Allenatore dei 5 scudetti è Carlo Carcano. Con la vittoria dello scudetto del 1935 si chiude il primo ciclo Juventus che negli anni precedenti alla guerra non riesce più a imporre il proprio calcio. Campionati anonimi, ad eccezione del 1937-1938 in cui si piazza al secondo posto a due punti dall’Inter campione d’Italia. La società bianconera aggiunge al suo palmares soltanto due coppe Italia. La prima la vince al termine della stagione 1937-1938 battendo in finale il Torino: 3-1 per i bianconeri all’andata e 2-1 al ritorno. L’altra vittoria arriva nel 1941-1942 e stavolta nella doppia finale la Juventus batte il Milano: solo un pareggio per 1-1 nell’andata a Milano, netta vittoria per 4-1 per la Juventus a Torino nella gara di ritorno.

Dopo la guerra la Juventus alterna stagioni esaltanti a campionati bui, che la vedono scivolare intorno a metà classifica. Inizia l’epopea di Giampiero Boniperti che smetterà di giocare nella Juventus nella stagione 1960-1961 dopo 444 presenze e 178 reti che ne fanno ancora oggi il fedelissimo e il miglior goleador della storia bianconera. Anche se gli anni ’50 la vedono conquistare altri quattro titoli di Campione d’Italia e due coppe Italia. Nel 1949-1950 arriva ancora uno scudetto bissato due anni dopo. Poi cinque campionati in cui non succede nulla fino al 1957-1958 quando arriva un altro scudetto con Charles, Sivori e Boniperti in campo.

Nel 1958-1959 arriva quarta in campionato, ma si consola con la coppa Italia battendo in finale l’Inter 4-1. Nel 1959-1960 altro scudetto e altra coppa Italia battendo la Fiorentina 3-2 dopo i tempi supplementari. La Juventus ormai è a ragione considerata una delle squadre più prestigiose della serie A e anche gli anni ’60 confermano questa teoria. Altri due scudetti nel 1960-1961 (con il record di Sivori che nella gara contro l’Inter segna ben 6 gol) e 1966-1967 con quest’ultimo vinto sorpassando l’Inter proprio all’ultima giornata: La Juventus vinse infatti con la Lazio 2-1 mentre i nerazzurri persero a Mantova 1-0.

Ma i successi in casa bianconera non si limitano agli scudetti. Nel 1962-1963 vince la coppa delle Alpi, suo primo successo internazionale, con quattro vittorie su altrettante partite (in finale batte l’Atalanta 3-2) e nel 1964-1965 la coppa Italia battendo l’Inter in finale (1-0). Nella stagione 1969-1970 debutta in bianconero Giuseppe Furino, che giocherà fino al 1983-84 vincendo otto scudetti e risultando ancor oggi, assieme a Giovanni Ferrari, il calciatore italiano che ha vinto più tricolori. Due però le finali europee perdute in questo arco di tempo: nel 1964-1965 il Ferencvaros vince 1-0 a Torino togliendo ai bianconeri la coppa delle Fiere; stesso amaro destino nel 1970-1971 contro il Leeds.

Anche gli anni ’70 si aprono nel nome della Juventus che nel 1971-1972 è di nuovo Campione d’Italia con un punto di vantaggio sul Milan. L’anno dopo è ancora scudetto con finale da brivido. La Juventus infatti prima dell’ultima giornata si trova al secondo posto insieme alla Lazio con un punto di svantaggio sul Milan. Nell’ultima partita la Juventus vince fuori casa contro la Roma 2-1 (rete a 3′ dalla fine della stagione di Cuccureddu), mentre Milan e Lazio vengono sconfitte ribaltando così la situazione. Il Milan si prende la rivincita in coppa Italia battendo i bianconeri in finale ai calci di rigore. Sempre nel 1972-1973 i bianconeri raggiungono per la prima volta nella loro lunga storia la finale di coppa Campioni, ma si inchinano all’Ajax per 1-0.

Il 28 novembre 1973 i bianconeri perdono a Roma anche la coppa Intercontinentale dall’Independiente, che avevano giocato al posto del rinunciante Ajax: 1-0 con rigore fallito da Cuccureddu quando ancora la situazione era di 0-0.

Nel 1974-1975 e nel 1976-1977 arrivano altri due scudetti, l’ultimo dei quali con un finale da brivido: su 60 punti disponibili la Juventus si laurea campione totalizzandone 51 (record nei tornei a sedici squadre, di cui 24 in trasferta e 26 nel girone di ritorno), a nulla servono i 50 raccolti dal Torino. Proprio in quest’ultimo anno arriva anche il primo trionfo nelle tre classiche coppe europee. Sempre nel 1976-1977 è arrivato sulla panchina bianconera Giovanni Trapattoni che aprirà un vero e proprio ciclo di vittorie. La Juventus vince infatti la coppa U.E.F.A. battendo in finale l’Athletic Bilbao 1-0 a Torino e perdendo poi 2-1 in Spagna. Nel 1975-1976 invece non fu sufficiente un girone di andata da record: 26 punti su 30 ottenuti, ma alla fine lo scudetto è del Torino. Gli anni Settanta si chiudono con altri due successi. L’ennesimo scudetto nel 1977-1978 e un’altra coppa Italia nel 1978-1979 battendo in finale il Palermo 2-1 dopo i tempi supplementari.

Il nuovo decennio si apre all’insegna di altri successi. Nel 1980-1981 è ancora scudetto e l’anno successivo la Juventus fa il bis. Sono due scudetti “avvelenati” da infinite polemiche da parte delle società finite seconde. In questo torneo la Juventus eguaglia comunque il record di punti nel girone di ritorno: 26 su 30 come nel 1975-1976. La Fiorentina è beffata nel 1981-1982 negli ultimi novanta minuti. I viola pareggiano 0-0 a Cagliari, i bianconeri vincono invece a Catanzaro. Continua l’epopea dei trionfi bianconeri: nel 1982-1983 ottiene un sofferto successo in coppa Italia battendo in finale il Verona: all’andata i gialloblù si aggiudicano l’incontro 2-0 in casa, mentre nella gara di ritorno la Juventus riesce a ribaltare il risultato vincendo 3-0 dopo i tempi supplementari. Nel 1982-1983 vince anche il Mundialito per Clubs, ma perde ancora una volta l’epilogo della coppa Campioni: prevale l’Amburgo con un beffardo gol iniziale di Magath.

Nel 1983-1984 un doppio trionfo: in campionato e in coppa delle Coppe battendo in finale il 16 maggio 1984 a Basilea il Porto 2-1. La Juventus arriva alla finale di coppa Campioni contro il Liverpool. Si gioca a Bruxelles il 29 maggio 1985 e prima dell’inizio della partita, dopo che già si erano verificati incidenti e scontri tra le due tifoserie, crolla un settore della tribuna dello Heysel dove erano sistemati i tifosi bianconeri. Si intuisce che la situazione è drammatica. Molti tifosi vengono soccorsi sul campo mentre altri corpi senza vita vengono sistemati a bordo campo. I morti saranno alla fine 39. Le due squadre sono negli spogliatoi senza sapere se la partita si sarebbe disputata o meno. Alla fine fu deciso che si doveva giocare. La Juventus vince 1-0 con rete di Platini su rigore al 57′. Ma quella sera c’è stato poco da festeggiare. Prima di quella tragica partita la Juventus aveva ottenuto un altro importante successo in ambito internazionale. Il 16 gennaio 1985 infatti i bianconeri vinsero la Supercoppa europea battendo proprio il Liverpool 2-0 con doppietta di Boniek.

La Juventus continua a vincere in Italia e in Europa e tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90. Al termine della stagione 1985-1986 si chiude il primo ciclo Trapattoni (tornerà infatti alla Juventus nel 1991-1992 e vi resterà per altri tre anni) che preferisce andare all’Inter. I bianconeri in questi anni mettono in bacheca un altro scudetto nel 1985-1986 (grazie ad un iniziale striscia di 8 vittorie consecutive e 26 punti su 30 ottenuti nel girone di andata), una coppa Intercontinentale nello stesso anno (battono a Tokio l’Argentinos Juniors 6-4 dopo i calci di rigore dopo che i tempi supplementari si erano conclusi sul 2-2), una coppa Italia nel 1989-1990 (battendo in finale il Milan pareggiando 0-0 a Torino e vincendo poi 1-0 a Milano) e sempre nel 1989-1990 una coppa U.E.F.A. (vittoria sulla Fiorentina 3-1 a Torino e 0-0 in campo neutro ad Avellino) e infine un’altra coppa U.E.F.A. nel 1992-1993 (3-1 contro il Borussia Dortmund all’andata in Germania e poi 3-0 a Torino nel ritorno). C’è tempo anche per una finale di coppa Italia persa: nel 1991-1992 ad alzare la coppa è il Parma.

Nell’estate del 1994 arriva sulla panchina bianconera Marcello Lippi che, insieme alla famosa Triade composta da Moggi, Giraudo e Bettega, apre l’ennesimo capitolo vincente della Juventus: due cicli straordinari, in mezzo ci sarà la gestione non molto fortunata di Carlo Ancelotti, caratterizzati dalla conquista di 5 scudetti, Champions League, Coppa Intercontinentale, Supercoppa Europea e svariate competizioni minori. Maggio 2004: la squadra viene affidata a Fabio Capello che ripaga la fiducia della società vincendo 2 scudetti consecutivi poi revocati dalla “giustizia” sportiva.

31 agosto 2006, la Juventus è ufficialmente in serie B.

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