BIOGRAFIA GIUSEPPE UNGARETTI

BIOGRAFIA GIUSEPPE UNGARETTI

BIOGRAFIA GIUSEPPE UNGARETTI


ricerca su giuseppe ungaretti

(1888-1970)
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Giuseppe Ungaretti (Alessandria d’Egitto 1888 – Milano 1970) fu tra i protagonisti europei del rinnovamento delle forme poetiche nella prima metà del Novecento. Nato da genitori lucchesi, frequentò l’ambiente sovversivo ed anarchico della “Baracca Rossa” di Enrico Pea.In un secondo momento si trasferì a Parigi. Qui frequentò la Sorbona, dove ebbe modo di ascoltare i corsi di Henri Bergson, e partecipò alla vita dei circoli dell’avanguardia artistica, conoscendo Guillaume Apollinaire, Max Jacob, Giovanni Papini, Aldo Palazzeschi, Ardengo Soffici.


Interventista convinto, allo scoppio della prima guerra mondiale si trasferì a Milano e nel 1915 si arruolò come volontario, combattendo come soldato semplice nelle trincee del Carso e poi sul fronte francese, nella Champagne. Furono momenti fondamentali per l’esperienza poetica di Ungaretti, la quale nasce dall’incontro tra uno stile analogico, derivato dalla poesia del simbolismo francese, e la coscienza della fragilità dell’uomo di fronte alla morte; è proprio questa consapevolezza, tuttavia, a consentire la conquista di una nuova autenticità e di una rinnovata condizione di fusione con i propri simili e con la natura.


A Udine, nel 1916, uscì la prima raccolta di versi di Ungaretti, Il porto sepolto, primo nucleo di quella che poi sarebbe diventata Allegria di naufragi (1919), in seguito intitolata semplicemente L’allegria. Si tratta di una delle opere più importanti della poesia italiana di questo secolo, anche per la novità delle soluzioni metriche e sintattiche, per l’invenzione in particolare di quei “versicoli”, proverbialmente brevi, che conducono alle conseguenze più radicali le ricerche del cosiddetto “verso libero”.
Nel 1919, dopo l’armistizio, Ungaretti tornò a Parigi, dove pubblicò i versi in francese di La guerre e sposò Jeanne Dupoix, da cui avrebbe avuto due figli. Subito dopo aderì al fascismo, divenendo corrispondente da Parigi del giornale di Benito Mussolini “Il Popolo d’Italia” e lavorando presso l’ufficio stampa dell’ambasciata italiana. Nel 1920 si trasferì a Roma, dove lavorò per dieci anni presso l’ufficio stampa del ministero degli Esteri. Nel 1923 la seconda edizione del Porto sepolto uscì con una prefazione di Mussolini. Nel 1933 fu pubblicata la raccolta poetica Sentimento del tempo, che segnò il ritorno a forme metriche più classiche, in una direzione che avrebbe costituito il modello formale per il nascente ermetismo.


Nel 1936 Ungaretti si trasferì con la famiglia in Brasile, accettando l’offerta dell’università di San Paolo, che gli affidò la cattedra di letteratura italiana. Nel 1939 la vita di Ungaretti fu segnata dalla tragica morte del secondogenito Antonietto (nato nel 1930). Tornato in Italia nel 1942, insegnò letteratura italiana contemporanea a Roma. Intanto pubblicava le edizioni definitive dell’Allegria e di Sentimento del tempo, cui si aggiunsero Il dolore (1947), La terra promessa (1950), Taccuino del vecchio (1960).
Ungaretti svolse anche una notevolissima attività di traduttore di poesia: si ricordano le versioni dei Sonetti di Shakespeare e di versi di Góngora, Racine, Mallarmé, Blake, Celan.


IDEOLOGIA E POETICA
– Ungaretti vive nel periodo in cui la borghesia, dopo aver realizzato in Italia il capitalismo, non porta avanti gli ideali di giustizia e libertà, ma si chiude in se stessa, temendo di perdere la propria egemonia, e affida la risoluzione delle proprie contraddizioni sociali prima al colonialismo-imperialismo, poi alla guerra mondiale, al fascismo e alla II guerra mondiale.
– Ungaretti è il maestro riconosciuto dell’Ermetismo. Il termine “ermetico” significa “chiuso”, “oscuro”. La definizione venne adottata per la prima volta dalla critica nel ’36, in riferimento soprattutto alla sua poesia. Successivamente si inclusero negli ermetici anche Montale, Saba e in parte Quasimodo. L’Ermetismo si oppone soprattutto al Decadentismo di D’Annunzio, cioè agli atteggiamenti estetizzanti e superomistici; ma anche a quello del Pascoli, giudicato troppo bozzettistico e malinconico, troppo soggettivo e poco universale. L’Ermetismo si oppone anche ai crepuscolari, ai futuristi, ai “vociani”, perché non si accontenta di una riforma stilistica e non sopporta la retorica.
-Nella sua poesia sono nettamente riscontrabili aspetti di una corrente filosofico-culturale che si sviluppò nel periodo trascorso tra le due guerre mondiali ma che trovò la sua maggiore espressione nel secondo dopoguerra:l’ Esistinzialismo,della quale è ritnuto padre il filosofo tedesco Martin Heidegger(1889-1976).Nella Allegria di naufragi, Ungaretti, parlando del “naufragio” come perdita di speranze ed illusioni insistendo su temi come: la solitudine,l’illusione del vivere,la morte,il mistero,l’oblio,ecc…,anticipa di qualche anno gli argomenti che vengono affrontati nel 1927 da Heidegger nella sua opera più importante “Essere e tempo”;espressione più significativa dell’esistenzialismo.
-Se si analizza la formazione culturale si rilevano due componenti importantissime che corrispondono ai due “poli” della sua personalità:
1. la ricerca di equilibrio ed armonia attraverso l’uso di un’espressione stilistica segnata da un senso espressionistico e rivoluzionario(frammentazione della metrica e della sintassi,abolizione quasi totale della punteggiatura…);
2. il bisogno di trasgredire attraverso il recupero della metrica tradizionale e l’uso di una forma stilistica meno estrema.
– E’ l’esperienza della guerra che rivela al poeta la povertà dell’uomo, la sua fragilità e solitudine, ma anche la sua spontaneità e semplicità (primitivismo) che viene ritrovata nel dolore. L’esistenza è un bene precario ma anche prezioso. In guerra egli si è sottratto ad ogni vanità e orgoglio; nella distruzione e nella morte ha però riscoperto il bisogno di una vita pura, innocente, spontanea, primitiva. Ha acquisito compassione per ogni soldato coinvolto nell’assurda logica della guerra: ha maturato, per questo, un profondo senso di fraterna solidarietà. La sua visione esistenziale è dolorosa perch’egli pensa che l’uomo non abbia la possibilità di concretizzare le sue aspirazioni conoscitive e morali. Ungaretti non crede nelle filosofie razionali e cerca di cogliere la realtà attraverso una poetica che s’incentri sull’analogia, cioè sul rapido congiungimento di ordini fenomenici diversi, di immagini fra loro molto lontane che la coscienza comune non metterebbe insieme.
– Questa esperienza lo porta a rifiutare -soprattutto nell’Allegria- ogni forma metrica tradizionale: rifiuta il lessico letterario, le convenzioni grammaticali, sintattiche e retoriche (ad es. elimina la punteggiatura, il “come” nelle analogie, ecc. Diventano importanti gli accenti tonici, le pause). Crea un ritmo totalmente libero, con versi scomposti, brevissimi, scarni, fulminei, dove la singola parola acquista un valore assoluto, dove il titolo è parte integrante del testo. La poetica qui è frammentaria, allusiva, scabra, anche perché il poeta non ha una realtà ben chiara da offrire.
– Ne Il porto sepolto Ungaretti lascia intendere che poesia significa possibilità di contemplare la purezza in un mondo caotico e assurdo, ma la poesia dev’essere espressione di un’esperienza particolare, intensamente vissuta: la ricerca del vocabolo giusto è faticosa, perché l’uomo deve liberarsi del male che è in lui e fuori di lui.
– Ne L’allegria il poeta non accetta le illusioni e preferisce star solo con la sua sofferenza (cfr. Peso, dove al contadino-soldato che si affida, ingenuamente, alla medaglia di Sant’Antonio per sopportare meglio il peso della guerra, il poeta preferisce stare “solo”, “nudo”, cioè senza illusioni (“senza miraggio”), con la sua anima. Ungaretti tuttavia non è ateo: si limita semplicemente a chiedersi che senso ha Dio in un mondo di orrori (cfr Risvegli) e perché gli uomini continuano a desiderarlo quando ciò non serve loro ad evitare gli orrori (cfr Dannazione). Il contrasto è fra una religiosità tradizionale, superficiale, e una religiosità più intima e sofferta, che in Fratelli si esprime come profonda umanità, partecipazione al dolore universale. E’ solo negli Inni che Ungaretti ripone nella fede religiosa la soluzione delle contraddizioni umane (cfr La preghiera).
– Il superamento dell’autobiografismo e la modificazione dello stile ermetico avviene nel Sentimento del tempo. Qui il poeta ha consapevolezza che il tempo è cosa effimera rispetto all’eterno (la riflessione è molto vicina ai temi della religione). La poesia aspira a dar voce ai conflitti eterni, a interrogativi drammatici: solitudine e ansia di una comunicazione con gli altri, rimpianto di un’innocenza perduta e ricerca di un’armonia col mondo, ecc. In questa raccolta Ungaretti ritrova i metri e i moduli della tradizione poetica italiana (ad es. riscopre il valore dell’endecasillabo, del sistema strofico, della struttura sintattica).
– L’ultima importante raccolta, Il dolore, contiene 17 liriche dedicate al figlio e altre poesia di contenuto storico (sulla IIa guerra mondiale). Qui il discorso diventa più composto, quasi rasserenato. Toni e parole paiono affiorare da un’alta saggezza raggiunta al prezzo di una drammatica sofferenza. Il poeta esprime una inappagata ma inesauribile tensione alla pace e all’amore universali.
La tristezza di Ungaretti
I)
L’ermetismo è una forma d’individualismo ma sofferente. E’ più profondo del decadentismo del Pascoli e di tutte le correnti ad esso contemporanee: futurismo, crepuscolarismo, superomismo dannunziano, “vocismo”…; forse lo si può paragonare al simbolismo francese.
L’ermetismo però non contiene messaggi etico-politici significativi. Anzi, con Ungaretti (che era partito, come il Pascoli, dal socialismo anarchico), esso giunge a desiderare la dittatura politica, nell’illusione di poter risolvere i mali sociali. Il suo ermetismo, che fu apprezzato da Mussolini, esprime il bisogno di recuperare la purezza originaria degli individui, la loro primitiva semplicità e forza d’animo.
II)
Ungaretti ribalta l’ottica del realismo: nel realismo la cosa esiste per sè e la parola è segno della cosa: viene dopo di essa e la designa, come un’etichetta. In Ungaretti viene prima la parola che fonda un senso. La cosa è come in una zona di “attesa”, solo potenzialmente ha un significato, che avrà veramente solo se assunta e utilizzata nella strategia significante, ossia solo se la parola, fondandone il senso, la farà “essere” veramente. Il poeta scava dentro di sè finchè trova la parola che attribuisce all’Essere uno dei suoi possibili sensi e solo allora l’Essere “è”.
Il poeta domina la parola, non è in una posizione passiva rispetto all’Essere, è anzi fondatore dei sensi possibili dell’Essere, quindi creatore. Con la parola e nella parola egli ricostruisce l’ordine dell’universo.
La poesia esprime il solo senso possibile della vita, che è dato dal suo rapporto con l’Essere. In tal senso essa stessa è vita, coincide con essa. Nello stesso modo, anche la vita, consistendo nel chiarimento del rapporto con l’Essere, è poesia.
La veste formale della poesia di Ungaretti richiama le sperimentazioni avanguardistiche del futurismo.