Battaglia dei Campi Raudii

Battaglia dei Campi Raudii

Battaglia dei Campi Raudii


101 aC: la Battaglia dei Campi Raudii, chiamata anche Battaglia di Vercelli, fu combattuta fra un esercito della repubblica Romana, comandato dal console Gaio Mario ed un potente corpo di spedizione composto da tribù germaniche di Cimbri, vicino all’insediamento di Vercellae, nel territorio di quella che a quel tempo era la Gallia Cisalpina. I Cimbri furono letteralmente distrutti, con più di 140.000 morti e 60.000 prigionieri, compresi moltissimi fra donne e bambini. Una gran parte del merito di questa vittoria fu attribuito a Lucio Cornelio Silla, legato del proconsole Quinto Lutazio Catulo, che comandava la cavalleria romana e degli alleati italici.

La tradizione suole identificare Vercellae, il luogo citato da Plutarco nelle sue “Vite Parallele”, con l’odierna Vercelli; ciò porterebbe a pensare che i Cimbri avessero valicato le Alpi attraverso la Val d’Ossola. Alcuni storici pensano però che il termine potrebbe non essere il nome proprio di una località e dunque sarebbe da tradurre come nome comune ossia i vercelli, termine molto diffuso nella Gallia Cisalpina, con cui si indicavano zone minerarie sotto sfruttamento, situate alla confluenza di corsi d’acqua e quindi ricche di minerali metalliferi. Del termine raudius sono state date varie spiegazioni. Se la parola raudius fosse, come si è detto, un antico termine tecnico della metallurgia, l’espressione “Campi Raudii” starebbe perciò a significare un complesso minerario-industriale alimentato dal materiale alluvionale concentrato alla confluenza di due o più fiumi. Secondo altri il termine starebbe per terreni gerbidi, incolti o non adatti alla coltivazione, oppure ancora fondo esente da dominio, fondo pubblico, terreno libero. Secondo Floro i Campi Riudii avevano una grande estensione (in patentissimo quem Raudium vocant campum). E doveva essere in effetti una pianura molto vasta se i soli Cimbri, procedendo a schiera quadrata, occupavano per ciascun lato lo spazio di 30 stadii (= 5,321 km) con un’armata di 200.000 uomini e 15.000 cavalieri. I romani contrapponevano 52.000 combattenti.
La questione dell’individuazione del campo di battaglia è controversa e non vi sono prove certe a favore di nessuna ipotesi. Il sito è stato collocato nelle più svariate aree del nord Italia. La principale ipotesi alternativa a Vercelli situa il luogo della battaglia nella piana tra Ferrara e Rovigo. Secondo questa ipotesi i Cimbri si stavano dirigendo verso Roma dopo aver percorso la Val d’Adige e oltrepassato Verona; lo scontro finale coi Romani sarebbe avvenuto presso la riva sinistra del Po. Dopo il grande massacro, un gruppo di superstiti si sarebbe rifugiato sui monti a nord di Verona; quivi, nel corso del tempo sarebbero stati romanizzati come tutti gli altri popoli della Val Padana, mantenendo della loro antica origine soltanto il nome nazionale, Cimbri. Anche questa ipotesi presenta però numerosi punti deboli, non essendo corroborata né dalla toponomastica, né da nomi personali, né da un qualsiasi vocabolo continuatosi nei dialetti locali. Lo stesso nome di Cimbri compare sui Lessini soltanto a partire dall’inizio del Trecento, quindi ben tredici secoli dopo i Campi Raudii. In quella zona del Polesine sarebbe anche stato difficile traghettare carri e bestiame sul Po; più semplice il guado più a monte, in territorio piemontese.

Plutarco è l’unico autore che parla della collocazione dei Campi Raudii, collocandoli “nella piana presso Vercellae“. I ritrovamenti nell’area in sponda sinistra (orografica) del fiume Sesia, poco a nord di Borgo Vercelli e circa a 5 km di distanza dalla città di Vercelli, sono portati sostegno della tesi che identifica Vercellae con Vercelli, ma non vi sono elementi certi che possano ricondurli alla battaglia, ecaso mai ci parlano delle strategie di insediamento da parte delle ultime popolazioni celtiche, presenti con continuità nel passaggio alla piena età romana.

La localizzazione nei pressi di Vercelli è comunque utilizzata nell’analisi del Mommsen riportata sotto ed è condivisa dalla maggioranza degli studiosi. Ecco la ricostruzione di Theodor Mommsen:
I due eserciti si incontrarono presso Vercelli, non lontano dalla confluenza del Sesia con il Po, proprio nello stesso luogo in cui Annibale aveva combattuto la sua prima battaglia sul suolo italiano. I Cimbri erano ansiosi di battersi e, come loro usanza, inviarono una delegazione al campo romano per concordare tempo e luogo. Mario li accontentò, e propose il giorno seguente (era il 30 luglio del 101 a.C.) e la piana di Raudii, un vasto luogo pianeggiante, che avrebbe reso più agevoli le manovre della cavalleria romana, superiore a quella germanica. La cavalleria dei Cimbri, muovendosi nella densa foschia mattutina, fu colta di sorpresa da quella romana, con cui fu costretta ad ingaggiare un combattimento ravvicinato prima che potesse disporsi in formazione di attacco, e fu quindi ricacciata indietro verso la propria stessa fanteria, che stava proprio in quel momento schierandosi a battaglia. Al termine i Romani ottennero una schiacciante vittoria, riportando solo leggere perdite, mentre i Cimbri furono letteralmente annientati.
Quelli che trovarono la morte in battaglia, cioè la maggior parte dei Cimbri, compreso il valoroso re Boiorix, poterono chiamarsi fortunati, sicuramente più fortunati di coloro che, venduti a Roma al mercato degli schiavi, trovarono un padrone desideroso di vendicarsi su di loro, uomini del nord, che avevano osato sfidare Roma per conquistare le terre del soleggiato sud prima che i tempi della Storia fossero maturi per questa impresa.
Alla notizia della disfatta i Tigurini, che erano rimasti al di là delle Alpi, col proposito di unirsi successivamente ai Cimbri, rinunciarono immediatamente all’impresa e fecero ritorno alle loro sedi. La valanga umana, che per tredici lunghi anni aveva seminato terrore fra i popoli stanziati fra il Danubio, l’Ebro, la Senna ed il Po, si trovava sepolta sotto l’erba oppure soggiogata in schiavitù. Il destino del grande miraggio della migrazione germanica si era compiuto, il popolo senza patria dei Cimbri ed i loro compagni di avventura non esistevano più.

La vittoria dei Campi Raudii, immediatamente successiva alla sconfitta dei Teutoni, avvenuta l’anno precedente sempre ad opera di Mario nella Battaglia di Aquae Sextiae, pose termine al tentativo germanico di invadere i territori controllati da Roma. Questa battaglia, inoltre, ebbe anche una profonda influenza sulle vicende politiche di Roma stessa, segnando l’inizio della rivalità fra Mario e Silla, che sfociò successivamente nello scoppio della prima delle grandi guerre civili. Come ricompensa per il loro prezioso e coraggioso servizio, Mario concesse la cittadinanza romana ai soldati degli alleati italiani, senza nemmeno prima consultare il senato.

Quando alcuni dei senatori gli chiesero di giustificarsi egli ironicamente rispose che nella concitazione della battaglia gli era stato difficile capire se la voce di Roma era quella degli alleati oppure quella della legge. Da questo momento in poi tutte le legioni italiane sarebbero state automaticamente considerate legioni romane. Fuanche la prima volta che un generale vittorioso osasse sfidare apertamente il Senato. Non sarebbe stata nemmeno l’ultima; nell’ 88 a.C., Silla, sfidando sia il Senato che le tradizioni, avrebbe guidato le sue truppe all’interno delle stesse mura cittadine, mentre Gaio Giulio Cesare, quando nel 49 a.C. ricevette dal Senato l’ordine di abbandonare il comando e di presentarsi a Roma per rispondere dell’accusa di cattiva condotta delle operazioni, attraversò il confine del Rubicone con una delle sue legioni e marciò sulla capitale.

Quest’ultimo episodio rappresentò l’inizio della guerra civile fra Cesare e le forze fedeli al Senato guidate da Pompeo, segnando di fatto la fine della Repubblica Romana.