ARTE GRECA

ARTE GRECA

Produzione artistica e architettonica dell’antica Grecia e delle sue colonie tra l’XI e il I secolo a.C. Nata dalla civiltà egea, divenne fonte di perenne ispirazione per tutti i successivi sviluppi dell’arte occidentale. L’arte greca predilesse come soggetto la figura umana: personaggi divini o mortali erano inoltre spesso associati ad animali o a motivi vegetali. I temi erano tratti prevalentemente dal mito, dalla letteratura e dalla vita quotidiana. Gli esempi di architettura o scultura monumentale conservatisi integri fino a noi sono rari, e non se ne conosce nessuno di pittura di grandi dimensioni. Ci sono tuttavia pervenuti gioielli, gemme, ceramiche, monete in gran numero, e interessanti informazioni sugli artisti e sulle loro opere ci vengono dalle fonti letterarie, come i testi di Plinio il Vecchio e di Pausania.

Fino al 320 ca. a.C., l’arte ebbe funzione sostanzialmente pubblica: poteva avere un significato religioso o civico, quale ad esempio la commemorazione di importanti eventi storici o la celebrazione delle vittorie ai giochi olimpici; i privati commissionavano solo opere per il corredo funerario e la sepoltura. Le arti decorative erano invece destinate alla produzione di oggetti di uso domestico; vasi in terracotta prevalentemente, e per i ceti più elevati, pezzi in bronzo e specchi. Spesso gli utensili in terracotta e metallo erano decorati da figurine e rilievi. I materiali utilizzati dagli architetti erano solitamente il marmo, la pietra calcarea, il legno e gli embrici per i tetti. La statuaria era scolpita nel marmo o nella pietra, modellata in creta oppure fusa in bronzo. Nel caso delle monumentali statue da porre nei templi si impiegavano più lastre di bronzo lavorato o si rivestiva in oro e avorio un’anima in legno; il capo e le braccia venivano realizzati separatamente e attaccati al torso. I pittori intervenivano sulle statue in pietra dipingendole a colori vivaci, per intero o in parte. A loro era affidata anche la realizzazione di grandi affreschi, oltre alla decorazione vascolare. I vasi venivano modellati sul tornio, fatti asciugare, politi, dipinti e infine passati nel forno per la cottura.

La storia dell’arte e dell’architettura greche è generalmente divisa in quattro fasi, contraddistinte da significative differenze stilistiche. La suddivisione in periodi adottata abitualmente è la seguente: 1) Periodo geometrico e orientalizzante (1100 ca. – 600 ca. a.C.); 2) Periodo arcaico (600 ca. – 475 ca. a.C.); 3) Periodo classico (475 ca. – 323 ca. a.C.); 4) Periodo ellenistico (323 ca. – 31 ca. a.C.).

Periodo geometrico e orientalizzante

Testimonianze significative sulle epoche più remote dell’arte greca ci vengono dalla ceramica. I vasi del periodo geometrico presentavano motivi ornamentali ortogonali (le cosiddette “greche”), combinati, negli esemplari più antichi, con elementi derivati dallo stile miceneo o minoico. Intorno al 750 a.C. comparvero decorazioni con figure di animali e uomini, dai contorni piuttosto geometrici, come quelle che appaiono in alcune scene di funerale sui grandi vasi rinvenuti nel Dipylon, uno dei cimiteri di Atene: si tratta di ceramiche che servivano a indicare una sepoltura e a raccogliere le offerte per i defunti (esemplari al Museo archeologico di Atene e al Metropolitan Museum di New York). Agli inizi del VII secolo a.C. lo stile della decorazione vascolare mutò, per effetto della colonizzazione greca del Mediterraneo orientale e dei rapporti commerciali con i fenici e con altri popoli dell’area: i greci vennero così a contatto con il mondo figurativo dell’Oriente. Sui vasi di quest’epoca, nota come “periodo orientalizzante”, i motivi geometrici furono sostituiti da forme più morbide e naturalistiche, soprattutto di ispirazione vegetale e animale, come il loto, la palmetta, il leone e le molte creature fantastiche (la sfinge, la chimera): gli elementi della decorazione sono spesso intrecciati e accostati fittamente gli uni contro gli altri. A partire dal 675 a.C. i pittori di vasi di Corinto svilupparono uno stile originale, detto protocorinzio: il corpo del vaso, di dimensioni non grandi, era suddiviso in fasce orizzontali sovrapposte, decorate da minute figure di animali, reali e fantastici, disposti di profilo, inframmezzati da fiori e altri elementi vegetali. Questo stile perdurò fino al 550 ca. a.C., con notevole successo commerciale, diffondendosi in una vasta area geografica. Analoghi motivi di origine orientale compaiono anche su vasi prodotti in Laconia, Beozia, a Calcide (vedi Eubea), Rodi e Sardi.

Per quanto riguarda la scultura, si sono conservati solo pochi esemplari in terracotta, in bronzo (come la statuetta di Apollo proveniente forse da Tebe, oggi al Museum of Fine Arts di Boston) e in calcare (come la Dama di Auxerre del 650 ca. a.C., Louvre, Parigi) caratterizzati da una notevole tendenza all’astrazione, ma anche riccamente decorati, secondo quello che viene definito “stile dedalico” (da Dedalo).

Gli edifici del periodo geometrico e orientalizzante erano strutture semplici in argilla cruda e pietrisco. Le prime abitazioni furono capanne circolari, che assunsero in un secondo momento pianta ellittica, quindi a ferro di cavallo e infine rettangolare, orientata sull’asse est-ovest e con un’entrata a porticato in corrispondenza di una delle due estremità; i tetti erano a due spioventi, in terra battuta o in paglia. I templi presentavano inizialmente una struttura rettangolare con estremità absidata, come negli esempi di Eretria (vedi Eubea) e Thermos (vedi Etolia), più tardi pianta rettangolare rettilinea, più o meno allungata, spesso lunga cento piedi (ekatónpedon), come nel primo tempio di Era a Samo (800 ca. a.C.). L’ingresso fu fatto precedere da un portico; nella cella, che occupava tutto l’interno, il soffitto era sorretto da un unica fila di colonne lignee disposte lungo l’asse maggiore (in seguito sostituita da una doppia fila).

Periodo arcaico

Durante il periodo arcaico, con l’espansione politica ed economica della Grecia, l’accresciuta ricchezza e i contatti con altre civiltà portarono allo sviluppo dell’architettura e della scultura monumentale, in marmo e pietra calcarea. I templi ospitavano immagini degli dei ed erano ornati da sculture e dipinti. La pittura fiorì anche sui vasi, che erano esportati in tutto il Mediterraneo.

Scultura

Ispirandosi alle sculture colossali dell’arte egizia e mesopotamica, i greci cominciarono a scolpire in pietra. Le statue erette presentavano la solidità e l’impostazione frontale caratteristiche dei modelli orientali, ma le loro forme erano più dinamiche, come si vede nell’Heraion di Samo (Louvre, Parigi), del 570 ca. a.C. In quest’epoca fece la sua comparsa sulle statue, sia femminili sia maschili, il cosiddetto “sorriso arcaico”, in realtà un espediente per rendere la tridimensionalità del viso in opere pensate per la sola visione frontale. Si diffusero tre tipi di figure: il giovane nudo in piedi (kouros), la fanciulla eretta (kore) avvolta in un peplo (l’abito dorico) o in un chitone (l’abito ionico) e la donna seduta. Gli artisti sottolineavano e semplificavano i tratti essenziali della figura umana, mostrando tuttavia man mano sempre maggiore attenzione all’anatomia. I nudi maschili avevano generalmente funzioni funerarie o votive. Tra i più noti vi sono le statue di Kleobis e Biton a Delfi, l’Apollo Strangford proveniente da Lemno (British Museum, Londra), il Kouros di Anavyssos (Museo archeologico, Atene), con una definizione della struttura ossea e muscolare maggiore rispetto ai suoi precedenti, l’Efebo di Kritios e la testa nota come Efebo biondo (Museo dell’Acropoli, Atene); eccezionale è la figura equestre del Cavaliere Rampin dall’Acropoli di Atene (testa al Louvre, Parigi; corpo ad Atene). Le figure femminili erette e drappeggiate potevano avere espressioni più varie: si consideri ad esempio quelle del Museo dell’Acropoli di Atene, dal delicato panneggio scolpito e dipinto. Alla fase tarda del periodo arcaico appartengono le sculture dei frontoni del tempio di Atena Afaia a Egina (ora alla Gliptoteca di Monaco), con scene di battaglia: i vivaci personaggi del frontone orientale ricordano gli atleti descritti dal poeta Pindaro.

La scultura a rilievo, di cui si conservano pochissimi esempi per la fase più antica, rappresentava spesso figure in movimento. Fra gli esempi più antichi è il frontone del tempio di Artemide a Corfù, con la raffigurazione della gorgone Medusa. Bellissimi sono i fregi del santuario di Apollo a Delfi (Museo archeologico, Delfi), con vari episodi mitologici. Notevole è pure il frontone con la lotta tra dei e titani proveniente dall’antico tempio di Atena sull’Acropoli di Atene (Museo dell’Acropoli). Continuò inoltre la produzione di statuette in bronzo, sia votive, sia decorative (da applicare a recipienti e specchi).

Architettura

A partire dal VII secolo, i templi assunsero tratti ben definiti e ricorrenti: nacquero gli ordini architettonici. Gli architetti dell’epoca arcaica impiegavano di norma il calcare nella Grecia continentale, nell’Italia meridionale e in Sicilia; nelle isole greche e in Asia Minore adottavano invece il marmo. I templi, a pianta rettangolare, poggiavano su di una bassa piattaforma a gradini; attorno alla cella, il colonnato sosteneva la trabeazione (o architrave). Il tetto era a due spioventi coperto da embrici.

L’ordine dorico nacque in Grecia e si diffuse velocemente anche nelle colonie (vedi Arte della Magna Grecia). Con le sue forme possenti ma armoniche, esprimeva la forza della struttura architettonica, collocata liberamente nello spazio. Esempi celebri di templi dorici si trovano ad Argo e Olimpia, a Corinto e Siracusa, a Selinunte, Metaponto, Corcira (la moderna Corfù), a Paestum.

L’ordine ionico, che deriva il nome dalla regione d’origine, la Ionia, venne adottato originariamente in Asia Minore e nell’arcipelago dell’Egeo. Struttura e decorazione si fondevano strettamente: maggior spazio era lasciato all’innovazione, che portò talvolta a proporzioni gigantesche e un’esuberanza di ornato. Fra gli esempi più interessanti di templi ionici arcaici ricordiamo l’Heraion di Samo, il primo tempio di Artemide a Efeso e i resti del tempio di Naucrati in Egitto.

Pittura vascolare

Nel corso del VI secolo Atene si impose su Corinto nel commercio dei vasi, rovesciando la situazione che si era consolidata nel periodo precedente. Ceramica di produzione attica è stata rinvenuta nelle isole dell’Egeo, nell’Africa settentrionale, in Asia Minore, Italia, Sicilia e persino in Francia, Spagna e Crimea. Lo stile caratteristico della pittura vascolare ateniese è quello a figure nere; la tecnica era giunta da Corinto intorno al 625 a.C. e consisteva nel dipingere le figure in vernice nera sul fondo rosso del vaso, rifinendo poi i particolari con incisioni o pochi tocchi di colore rosso e bianco. La popolarità delle ceramiche ateniesi era dovuta alla qualità raffinata, alle proporzioni armoniose, alle vivaci scene narrative delle decorazioni. A partire da quest’epoca appaiono sui vasi iscrizioni che spiegano le scene rappresentate e talvolta perfino ne identificano l’autore. Conosciamo il nome di circa una trentina di pittori che firmarono le proprie opere, mentre un centinaio sono stati identificati in base al loro stile: in questo caso, i nomi loro assegnati si ispirano all’attuale collocazione dei manufatti (Pittore di Berlino), al soggetto della loro opera più importante (Pittore della Gorgone), alla collezione di cui fanno parte (Pittore Guglielmi) o al nome del vasaio per il quale l’artigiano dipingeva (Pittore di Amasis). Tra i capolavori di questo genere vi sono il Vaso François, rinvenuto a Chiusi, realizzato nel 560 a.C. da Ergotimos e dipinto da Kleitias (Museo archeologico, Firenze); la coppa con Dioniso e i pirati di Exechia (Gliptoteca di Monaco) e alcune opere di due dei maggiori pittori dello stile a figure nere, Lido e il Pittore di Amasis.

I primi vasi decorati nello stile a figure rosse, forse inaugurato dal Pittore di Andocide, risalgono circa al 530 a.C.; in breve questa maniera decorativa soppiantò quella tradizionale a figure nere. Rispetto alla tecnica precedente, le silhouettes venivano realizzate “in negativo”, facendole emergere dalla pittura nera che ricopre tutto lo sfondo: il rosso delle figure è quindi quello dell’argilla grezza. Invece di essere incisi, i dettagli sono dipinti in spesse pennellate scure, che talora generano un leggero rilievo. Può inoltre essere usato anche un terzo colore, un bruno dorato ottenuto diluendo il nero. I primi pittori che utilizzarono la nuova tecnica, tra i quali il maggiore è Eufronio, furono grandi sperimentatori: oltre a mostrare un notevole interesse nei confronti dell’anatomia umana, elaborarono una nuova concezione dello spazio, facendo uso dello scorcio e di ombreggiature per dare volume e tridimensionalità ai soggetti. Tra i nomi più importanti del tardo periodo arcaico si ricordano Duris, il Pittore di Brygus, il Pittore di Berlino e il Pittore di Cleofrade.

Periodo classico

Nel periodo classico, che va dall’epoca delle guerre persiane fino al regno di Alessandro Magno, l’arte greca giunse al culmine del suo sviluppo, liberandosi da influenze esterne e divenendo un modello per molte altre culture.

Inizi del periodo classico (475 ca. – 448 ca. a.C.)

Dopo la definitiva vittoria greca sui persiani (479 a.C.), tutte le arti, grazie allo stimolo della ricostruzione, conobbero una generale rifioritura, soprattutto ad Atene, che era il centro politicamente ed economicamente più potente.

Architettura

L’ordine dorico, raggiunta un’eleganza e un equilibrio armonico senza pari, venne adottato per quasi tutti i templi di questo periodo; vennero messi in pratica espedienti per attenuare le aberrazioni ottiche causate dalla visione d’insieme delle colonne, allargandone leggermente la sezione a un terzo dell’altezza (entasi). L’esempio più significativo è il tempio di Zeus a Olimpia (460 ca. a.C.), che venne presto considerato un modello cui rifarsi.

Scultura

La statuaria classica del periodo più antico è caratterizzata dal cosiddetto “stile severo”: scompare il tipico sorriso del periodo arcaico e quella delicatezza dei dettagli che concorreva a un effetto di sobria eleganza. Le figure esprimono ora invece un nuova solennità, attraverso atteggiamenti posati, forme lineari, espressioni severe. La rigida frontalità venne sostituita da posture più naturalistiche, talvolta complesse. Ne sono esempi le sculture del tempio di Zeus a Olimpia (Museo di Olimpia), l’Auriga di Delfi (Museo di Delfi), il dio (Zeus o Poseidone) da Capo Artemision (Museo archeologico, Atene). Spesso gli scultori dell’epoca raffiguravano il soggetto nell’attimo precedente o successivo a un’azione importante. Le sculture del Maestro di Olimpia sono di questo tipo: sul frontone orientale sono rappresentati i preparativi, sorvegliati da Zeus, per la fatidica corsa di carri fra Enomao e Pelope; su quello occidentale viene descritta la lotta fra lapiti e centauri, alla presenza di Apollo; le dodici metope illustrano le fatiche di Eracle, aiutato dalla dea Atena. Molte delle opere di questo periodo sono andate perdute, mentre di alcune ci sono giunte le copie fatte dai romani: fra esse ricordiamo i Tirannicidi di Kritios e Nesiotes, l’Afrodite Sosandra di Calamide (Museo archeologico di Napoli; gli originali sono sopravvissuti e si trovavano ad Atene), il Discobolo di Mirone (Museo nazionale romano, Roma).

Pittura

Della decorazione murale degli inizi del periodo classico non si è conservato quasi nessun esempio. Il più alto rappresentante dovette essere Polignoto, autore degli affreschi nella sala assembleare degli cnidi a Delfi, che secondo la descrizione di Pausania raffiguravano la Caduta di Troia e il Regno dei morti; secondo Plinio il Vecchio egli fu il primo a riprodurre magistralmente le espressioni del viso. La scoperta nel 1968 di una tomba affrescata a Paestum (470 ca. a.C., Museo archeologico, Paestum) contribuì a fornire un’idea della pittura di questo periodo: notevoli alle pareti le figure dei Banchettanti, e sulla lastra che fungeva da coperchio l’immagine del Tuffatore. Gli autori di queste pitture mostrano una chiara comprensione dell’anatomia, un uso sapiente della linea, la predilezione per i colori sobri, una buona capacità di rendere le espressioni facciali.

Nel campo della pittura vascolare si imposero rappresentazioni sempre più complesse, come si vede sui vasi del Pittore di Pistoxenos e di quello di Pentesilea. Le figure vengono disposte su più piani, dando così il senso della profondità; le forme appaiono più ampie, gli occhi sono rappresentati di profilo e le pieghe dei panneggi assumono un aspetto più naturale. Queste caratteristiche, evidenti soprattutto nelle opere del Pittore dei Niobidi, paiono testimoniare l’influsso di Polignoto.

Medio periodo classico (448 ca. – 400 ca. a.C.)

L’età classica matura corrispose alla seconda metà del V secolo a.C., e si sviluppò soprattutto nell’Atene di Pericle; l’architettura e la scultura raggiunsero un grado di perfezione formale raramente eguagliato in seguito.

Architettura

Ad Atene si decise la grandiosa ricostruzione dell’Acropoli, incendiata dai persiani nel 480 a.C. Pericle affidò la direzione dell’impresa a Fidia. Ictino e Callicrate progettarono il Partenone, destinato ad accogliere il tesoro della Lega delio-attica; l’edificio esibiva l’ordine dorico all’esterno e lo ionico all’interno, ed era interamente decorato da sculture (447-432 a.C.). I Propilei, che dovevano costituire l’ingresso monumentale all’Acropoli, vennero progettati da Mnesicle. L’Eretteo è uno splendido tempio ionico, realizzato negli anni Venti del V secolo: le irregolarità del terreno e la presenza di santuari preesistenti ne determinarono la complessa pianta asimmetrica. Ionico è anche il lieve e aggraziato tempietto di Atena Nike, nella zona sudoccidentale dell’Acropoli. Il tempio di Efesto (Hephaisteion), che si innalza su una collina a occidente dell’agorà di Atene (è uno dei templi greci meglio conservati), è di poco successivo al Partenone, di cui riprende la pianta. Dorici sono anche il tempio di Poseidone a Capo Sunio (Attica) e quello di Apollo a Bassae in Arcadia (400 ca. a.C.), opera di Ictino: in quest’ultimo fece la sua prima comparsa il capitello corinzio. In Magna Grecia fu portato a termine il grande tempio di Apollo a Selinunte e venne costruito il tempio di Segesta, che rimase incompiuto.

Scultura

I due massimi scultori della seconda metà del V secolo furono Policleto e Fidia: del primo non possediamo nessuna opera originale, mentre del secondo si è conservata gran parte della decorazione scultorea del Partenone. Fidia elaborò l’impianto figurativo e fornì i modelli, coordinando un nutrito gruppo di artisti e artigiani: intervenne inoltre nelle rifiniture delle metope, del fregio con la processione delle panatenee, dei due frontoni, e realizzò la statua d’oro e avorio di Atena Parthenos. Altre opere dello scultore sono conosciute attraverso copie, come l’Apollo Parnopio (Landesmuseum, Kassel), l’Atena lemnia (Albertinum, Dresda), l’Amazzone ferita, o attraverso fonti scritte, come lo Zeus di Olimpia. La scuola di Fidia contava numerosi scultori, fra cui Alcamene e Agoracrito, che collaborarono alle opere del Partenone, e Callimaco, che lavorò all’Eretteo e nel tempio di Atena Nike. La Nike di Peonio a Olimpia (425 a.C.) si deve quasi certamente a questo fervido clima creativo.

Policleto si concentrò prevalentemente sui problemi posti dalla rappresentazione della figura umana: definì regole precise, che esemplificò nel Doriforo. Famosi furono anche il Diadumeno e l’Amazzone ferita, realizzata in competizione con gli analoghi soggetti scolpiti da Fidia e da Cresila.

Pittura

Le figure della pittura vascolare del medio periodo classico sono delineate con ricorso a una rudimentale prospettiva lineare, che dà loro una certa tridimensionalità. È probabile che alcune riproducano le opere perdute dei due celeberrimi pittori Apollodoro e Zeusi: di quest’ultimo le fonti raccontano che dipinse, in competizione con Parrasio, un grappolo d’uva così realistico che gli uccelli cercarono di beccarlo.

Tardo periodo classico (400 ca. – 323 ca. a.C.)

Le grandi imprese architettoniche cessarono quando Atene, sconfitta nella guerra del Peloponneso, perse la supremazia politica sul mondo greco. Nelle arti visive l’interesse si puntò sul singolo individuo, sulla personalità eccezionale, piuttosto che su eventi di significato civico e collettivo, analogamente a quanto avvenne anche nella poesia e nella filosofia del tempo. Vedi anche Letteratura greca; Filosofia greca.

Architettura

Nella costruzione dei templi si sperimentarono nuove soluzioni, sia per la pianta, sia per la decorazione. A Epidauro, il tempio di Asclepio era privo del colonnato posteriore, mentre nel tempio di Atena Alea a Tegea, opera di Scopa, l’interno della cella era a navata unica. Il capitello corinzio venne impiegato negli interni, come a Tegea e nella tholos di Epidauro, elegante edificio rotondo dell’architetto Policleto il Giovane. Di quest’epoca è pure il teatro di Epidauro (350 a.C.), probabilmente anch’esso di Policleto il Giovane. In Asia Minore si assistette a una rinascita dell’ordine ionico, con cui vennero realizzati il bellissimo mausoleo noto come Monumento delle Nereidi a Xanto (400 ca. a.C.) e il tempio di Atena a Priene (330 ca.), opera di Piteo. Quest’ultimo progettò anche il più imponente edificio del tempo, il mausoleo di Alicarnasso (metà del IV secolo a.C.), l’enorme tomba di Mausolo re di Caria: concorsero all’opera, inclusa tra le sette meraviglie del mondo antico, scultori famosi come Scopa, Briasside e Leocare.

Scultura

La scultura del tardo periodo classico fu dominata da Lisippo, Prassitele e Scopa. Lisippo fu maestro nella resa volumetrica della figura, collocata liberamente nello spazio; inoltre, dettò nuove regole, in alternativa al canone policleteo, per la costruzione del corpo umano: i soggetti rappresentati apparivano più naturali e verosimili, agili e slanciati, come il perduto Apoxyomenos in bronzo (“che si deterge il sudore”, 330 ca. a.C., copia nei Musei Vaticani). Come ritrattista ufficiale di Alessandro Magno, Lisippo ideò infine l’archetipo del ritratto del sovrano. Prassitele è noto per la grazia delicata delle sue statue: i soggetti sono di solito giovani, sensuali, rappresentati in atteggiamenti di riposo e abbandono. La sola opera originale conservata è Ermes con Dioniso bambino (330 ca. – 320 ca. a.C., Museo di Olimpia); l’Afrodite di Cnido (350 ca. a.C., copia romana nei Musei Vaticani) costituì un modello celeberrimo per i successivi nudi femminili. Scopa, architetto e scultore, volle imprimere sui visi delle sue statue l’effetto di passioni e intense emozioni, come testimoniano le sculture del tempio di Tegea.

Fra le produzioni scultoree “minori”, non legate cioè a grandi nomi, pregevoli sono le stele funerarie attiche: sulla lastra marmorea sono rappresentati a rilievo i vivi e i morti uniti da un ultimo gesto di commiato, soffuso di tristezza. Meritano di essere ricordate anche le statuette in terracotta dette “tanagrine” (da Tanagra in Beozia, in cui ne fu rinvenuto un gran numero), provenienti da tombe e santuari, realizzate a stampo e dipinte: molte di esse raffigurano con grande realismo esseri umani e divinità minori (IV secolo).

Pittura

Quasi tutte le pitture murali e su tavola dell’epoca tardoclassica sono andate perdute, comprese quelle del celebre Apelle, artista di corte di Alessandro Magno. Solo recentemente sono state rinvenute importanti testimonianze della pittura del IV secolo a.C. nelle tombe reali macedoni della necropoli di Ege (attuale Vergina). Qualche eco della grande pittura si può ritrovare anche in alcuni “quadri” inseriti nelle pareti dipinte ad affresco delle case romane di Pompei ed Ercolano (I secolo d.C.). Dopo il 320 a.C. ad Atene la produzione di ceramiche per l’esportazione declinò fino a cessare del tutto: nei laboratori venivano realizzati ormai quasi esclusivamente i vasi che servivano a premiare gli atleti delle panatenee. I manufatti provenienti dall’Italia meridionale subentrarono ai vasi ateniesi nel mercato mediterraneo; nella grande varietà di tipologie, ricordiamo la ceramica di Canosa e quella della vicina Cales. I vasi di Centuripe, in Sicilia, erano più elaborati, decorati con elementi applicati e dipinti con colori pastello.

Periodo ellenistico

Le conquiste di Alessandro Magno spostarono il baricentro della vita politico-militare verso oriente; la cultura greca assorbì tendenze artistiche e motivi figurativi dei paesi asiatici annessi all’impero, rielaborandoli. Per le città della madrepatria iniziò il declino politico ed economico; le tradizionali credenze religiose persero di significato e l’orgoglio civico si indebolì. Tutto ciò si ripercosse nell’arte, nella religione e nella filosofia, con un generale ripiegamento verso l’individuo, il singolo. L’arte ellenistica, frutto dell’incontro del patrimonio classico con influssi orientali, conobbe un proliferare di scuole, soprattutto nelle principali città. Atene mantenne a lungo il suo ruolo di centro culturale, accanto alle nuove capitali, in particolare Pergamo e Alessandria d’Egitto. Figure di capiscuola indiscussi e incontrastati furono ad esempio Lisippo e Prassitele nella scultura. Obiettivo dell’arte fu principalmente la resa dei caratteri individuali, dei sentimenti più diversi, delle particolarità e delle stranezze, dell’esotico, del curioso, del difficile; la natura divenne ora spesso soggetto della rappresentazione, lasciando la funzione di sfondo cui era relegata.

Architettura

L ‘ordine dorico venne utilizzato sempre meno: il più delle volte appariva inoltre nel piano inferiore degli edifici a due ordini (nel livello superiore era infatti adottato lo ionico). In Asia Minore furono realizzati grandi templi ionici, come quelli di Apollo a Didime, presso Mileto (300 ca. a.C.), e di Artemide a Efeso (334-250 a.C.); e altari monumentali, come quelli di Zeus a Pergamo e di Artemide a Magnesia (prima metà del II secolo a.C.). I capitelli corinzi erano utilizzati con maggiore frequenza: si veda ad esempio il tempio di Zeus Olimpio ad Atene (iniziato nel 174 a.C.), commissionato dal re siriano Antioco IV. A Siracusa, Pergamo, Priene sorsero nuovi edifici nell’elaborato stile ellenistico dalla sovrabbondante decorazione: soprattutto ginnasi e bouleuteria (sale di riunione per i senati cittadini). I re ellenistici promossero la costruzione di porte, biblioteche, teatri. I monumenti funebri imitavano lo stile sontuoso del Mausoleo di Alicarnasso. Anche la pianta delle abitazioni subì mutamenti, sviluppandosi ora attorno a un cortile interno porticato.

Scultura

Se Atene rimase un importante centro artistico, dove continuarono a operare i discepoli di Prassitele e gli scultori di tradizione classica, le nuove capitali videro sorgere nuove scuole scultoree. A Pergamo, per la corte degli Attalidi vennero realizzate due fra le principali opere del periodo: il Grande donario di Attalo I nel santuario di Atena, opera di Epigono (fine del III secolo a.C.), edificato per commemorare la vittoria sui galati; e l’altare di Zeus per Eumene II (180-160 ca. a.C.), il cui fregio scolpito costituisce l’equivalente ellenistico del fregio del Partenone, con la rappresentazione grandiosa e drammatica della lotta fra gli dei dell’Olimpo e i giganti (oggi a Berlino). Ad Alessandria, invece, l’interesse degli artisti si orientò verso soggetti minori, resi con spiccato realismo: figure di personaggi del popolo (vecchi, pescatori, pastori), creature deformi (nani, storpi). La scultura a tutto tondo privilegiava pose complesse, gruppi di personaggi in composizioni piramidali, quasi a costringere lo spettatore a girare attorno all’opera per coglierne il significato. Tra i più celebri esempi vi sono il Fauno Barberini (Gliptoteca, Monaco), la Nike di Samotracia e l’Afrodite di Milo (entrambe al Louvre, Parigi), il gruppo del Laocoonte (Musei Vaticani, Roma), tutti originali; tra le opere note solo da copie, ricordiamo i gruppi di Menelao con il corpo di Patroclo (Loggia dei Lanzi, Firenze) e del Toro Farnese (Museo archeologico, Napoli), l’Ermafrodito dormiente (Louvre, Parigi) e l’Ercole Farnese (Museo archeologico, Napoli). La scultura ellenistica, che godette di grande successo anche presso i romani, ebbe largo seguito fino all’età imperiale, in Grecia, Asia Minore, Africa e Italia; intorno al 100 a.C. cominciò, specificamente per committenti romani, anche la produzione di copie dei capolavori del passato, soprattutto dell’età classica.

Rinascite greche

L’arte greca fu riscoperta tra il XV e il XVI secolo, soprattutto attraverso le copie di età romana, e grande interesse suscitò in Italia durante il Rinascimento. Da allora, in tutt’Europa il misurato senso delle proporzioni, gli ordini architettonici e i motivi decorativi greci costituirono un punto di riferimento fondamentale per ogni corrente e tendenza artistica, anche soltanto per prenderne le distanze. Gli scavi archeologici compiuti a Pompei e in altri siti greco-romani durante il XVIII secolo portarono a una nuova rinascita del gusto per l’antico nell’architettura, nella scultura e nella pittura occidentale, che si tradusse nello stile neoclassico. I termini “classico” e “classicismo” cessarono nel tempo di essere applicati a un determinato periodo dell’arte greca e romana, divenendo per estensione sinonimi di eccellenza in ogni campo. Artisti e architetti imitarono spesso solo superficialmente le caratteristiche dell’arte classica, senza riuscire a coglierne lo spirito. Nel XX secolo, reagendo alle tradizioni accademiche, si assistette a un’interessante rivalutazione della produzione artistica greca del periodo arcaico.

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