APPUNTI ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS

APPUNTI ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS

APPUNTI ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS


Le Ultime lettere di Jacopo Ortis hanno per sottotitolo i versi danteschi : “Libertà va cercando, ch’è sì cara, / come sa chi per lei vita rifiuta (Purg. I, vv.71-72). Questi versi rivelano la natura vera del suicidio di Jacopo Ortis: esso non è negazione della vita, ma è, nella concezione alfieriana, l’affermazione di una suprema libertà interiore che appare come la più alta forma denuncia contro la società del tempo. Il romanzo, così come i primi 8 Sonetti pubblicati a Pisa nel 1802, risente della forte COMPONENTE ALFIERIANA: l’accentuato autobiografismo ed il suo esprimersi mediante contrapposizioni (cuore-ragione; individualità del poeta- società), l’ansia esistenziale, il concetto dell’eroe alfieriano avvolto nella solitudine e sdegnoso della banale quotidianità, il senso dell’immortalità attraverso l’eroicità

Particolare rilievo all’interno dell’Ortis assume LA NATURA. Nel romanzo assistiamo ad una profonda compenetrazione di spirito tra l’elemento paesaggistico e l’uomo, secondo la particolare caratteristica del classico romanzo dell’ 800; nella tendenza a rendere la Natura partecipe dei sentimenti umani, c’è l’evidente influsso della poesia ossianica e della poesia sepolcrale inglese allora di moda con T. Gray (Elegia scritta in un cimitero di campagna, 1750), ed Edward Young (Pensieri notturni sulla vita, la morte e l’immortalità, 1742-45). LA NATURA IN FOSCOLO SI ANIMA, PRENDE VITA E SI CARICA DELLO STATO D’ANIMO DEL PERSONAGGIO, ESSA TRADUCE I SENTIMENTI PIÙ INTIMI DELL’AUTORE: la Natura, seppur descritta dal Foscolo come DATO REALE, concreto e tangibile, subisce un processo di trasfigurazione ed idealizzazione, fino a tradurre lo stato sentimentale del poeta stesso. In questo modo la realtà si libera della sua connotazione materiale e fisica, trascende il mondo sensibile (la realtà fenomenica) per proiettarsi in una sfera assoluta (il Noumeno). Questa costante tensione all’infinito costituisce il fondamento della poetica del Romanticismo: il Romanticismo non rinnega la realtà sensibile, ma la trascende e la nobilita in un continuo slancio ideale. La piena serenità interiore si traduce nella piena e assoluta armonia dell’individuo con il TUTTO.
A LIVELLO STILISTICO l’opera appare alquanto disomogenea, con 2 livelli di scrittura: un livello referenziale ( tono colloquiale, meditativo, tipico dell’epistola ) e un livello declamatorio, con toni concitati, con enfasi declamatoria. Lo stesso Foscolo, a proposito dello stile vario dell’”Ortis” dirà che la varietà stilistica presente nel romanzo è compensata dall’impianto tematico unitario (tema politico-amoroso) e dalla presenza dell’IO NARRANTE.
DALLA CRITICA LETTERARIA, l’Ortis è stato letto a partire da FRANCESCO DE SANCTIS, il quale definisce il romanzo giovanile del F. “poesia in prosa” , privo della maturità stilistica che caratterizzerà le opere successive; Jacopo è un eroe statico (come statico appare l’intero romanzo), sempre al 5 atto di una tragedia, nel senso che il suicidio avviene per lui come un destino ineluttabile.