APPUNTI SULLA RIVOLUZIONE RUSSA

APPUNTI SULLA RIVOLUZIONE RUSSA

La Rivoluzione Russa

La Rivoluzione Russa scoppia durante la Prima Guerra Mondiale (1917) ed è in gran parte una conseguenza della stessa guerra.

La Russia prima della guerra era governata dallo Zar, un imperatore autocrate con grandissimi poteri. La maggioranza della popolazione era formata da contadini,che

vivevano negli stenti e nella miseria. Mentre i grandi proprietari terrieri avevano un ben altro tenore di vita. insieme ai Kulaki, contadini agiati, i grandi proprietari terrieri

possedevano il 40 per cento dei terreni. In molte parti vigeva il sistema delle Mir ossia
delle comunità rurali.
Esisteva anche una classe operaia ancora poco numerosa, in quanto lo sviluppo
industriale era ancora poco sviluppato. La classe operaia risiedeva nelle grandi città,
dove esistevano le grandi fabbriche. Non si era ancora sviluppata in Russia una
mentalità imprenditoriale, infatti le poche industrie erano sorte con capitali stranieri.
Il 70 per cento della popolazione agli inizi del Novecento viveva in campagna o in grossi
centri simili a paesi.
Il diffuso malcontento popolare era già esploso in forma rivoluzionaria in occasione
della guerra russo giapponese(1905); la sola repressione non sarebbe bastata a
bloccare la rivoluzione, così lo Zar avviò un processo di riforma agraria, che tendeva a
migliorare la vita dei contadini, cercando di formare una piccola proprietà contadina.
ma i tentativi di riforma fallirono, anzi la terra prima in comune finì in mano di ricchi
borghesi. Ai contadini senza terra non restava che emigrare nelle grandi città. ma le
poche fabbriche non erano in grado di assorbire la disoccupazione. Crebbero così le
contraddizioni sociali. La politica degli Zar tendeva a modernizzare il paese ma senza
incidere sulla composizione sociale; in sostanza prevaleva l’uso della forza e della
repressione. La borghesia e il proletariato spingevano verso la modernizzazione anche
della vita politica, ma trovavano resistenza fortissima da parte della aristocrazia e da
parte dello zar.
I partiti politici
Il partito socialdemocratico russo Il regime zarista non permetteva la presenza
di organizzazioni sindacali e partiti. La stampa era tenuta otto stretto controllo. Circa
quarantamila operai nel 1911 erano iscritti segretamente al sindacato, circa altrettanti
erano gli iscritti al clandestino partito socialdemocratico russo. Nel 1903, congresso di
Londra, il partito socialdemocratico russo si era diviso in due: partito menscevico,
che in russo significa “di minoranza” partito bolscevico, che in russo significa “di
maggioranza”
I menscevichi erano il gruppo più moderato. Essi sostenevano che occorreva tentare
una politica di riforme politiche e sociali alleandosi con la borghesia. Questo allo scopo
di portare il Partito socialdemocratico ad essere legalmente riconosciuto e poi ad
ottenere il successo in libere elezioni politiche.
I bolscevichi invece ritenevano che ciò non sarebbe mai stato possibile in un paese
arretrato e quasi privo di una borghesia liberale come la Russia. Quindi, a loro modo di
vedere, per realizzare qualsiasi tipo di cambiamento sarebbe stato indispensabile
realizzare una rivoluzione e prendere il potere con la forza.
LENIN E IL MARXISMO-LENINISMO Fra i capi del Partito bolscevico c’era

un esponente della piccola nobiltà di provincia, Vladimir Ulianov detto Lenin, un rivoluzionario rifugiatosi all’estero che si ispirava alle teorie filosofiche di Karl Marx. Marx aveva parlato di una rivoluzione realizzata dalla classe operaia, che si sarebbe compiuta nei paesi più industrializzati come conseguenza del crescente sfruttamento della stessa classe operaia da parte della borghesia. Lenin invece diede una propria interpretazione politica del pensiero di Marx, interpretazione che venne poi chiamata marxismo- leninismo . Egli capovolse l’idea centrale di Marx sostenendo che, in realtà, la rivoluzione sarebbe scoppiata nei paesi più arretrati, proprio perché in tali paesi erano insostenibili le condizioni di vita dei lavoratori. Secondo la sua convinzione, il minuscolo Partito bolscevico (che aveva, prima della Rivoluzione, poco più di 50.000 iscritti, per di più clandestini) avrebbe dovuto rappresentare la guida e l’avanguardia rivoluzionaria di una nuova società comunista. Questa doveva fondarsi sulla dittatura del proletariato, cioè sul dominio di tale classe sociale sulle altre, che

avrebbero finito con lo scomparire, e sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione (campi, miniere, fabbriche). Tra i mezzi di produzione da collettivizzare erano comprese quelle terre che non pochi contadini avevano riscattato a caro prezzo e coprendosi di debiti nel 1867. La piccola dimensione del suo partito non costituiva per Lenin un problema; al contrario lo rendeva più determinato ed efficiente nel suo compito, che era quello di guidare le masse, scegliendo per esse i metodi da adottare e gli obiettivi da raggiungere anche a costo di imporli con la forza. La nuova organizzazione della società avrebbe dovuto comportare l’abolizione della religione, della proprietà privata e delle distinzioni fra classi e gruppi sociali.

Il partito socialrivoluzionario (1901-1918). Partito socialista rivoluzionario russo, di ispirazione populista. Divenne presto il partito più radicato tra i contadini e perseguì la pratica del terrorismo politico. Teorizzò una sintesi di marxismo e populismo ed ebbe un ruolo importante nella rivoluzione del 1905, chiedendo la convocazione dell’Assemblea costituente. Nonostante le scissioni, la clandestinità e le divisioni sulla partecipazione alla prima guerra mondiale, il partito socialrivoluzionario continuò a crescere fino a diventare, nel 1917, l’organizzazione politica più popolare.

Partito Costituzionale Democratico (KD) Fondato nel 1905, è chiamato anche “partito cadetto” dalle iniziali della denominazione in lingua russa (Kdp). Aveva lottato per ottenere la costituzione.Era composto soprattutto da borghesi e intellettuali. Voleva avvicinare il sistema politico russo ai sistemi europei.

Dapprima monarchico, divenne repubblicano in seguito alla rivoluzione di febbraio e alla messa al bando dei partiti di destra. Fino alla rivoluzione d’ottobre fu il principale partito della borghesia russa, ma nel novembre 1917, dichiarati i “cadetti” nemici del popolo, il partito si dissolse.

LA RIVOLUZIONE DI FEBBRAIO

Coinvolto nella prima guerra mondiale, il grande impero russo aveva dimostrato la fragilità e la debolezza della sua organizzazione politica e militare. In particolare, mentre le numerose sconfitte mettevano a nudo l’impreparazione dell’esercito, la produzione agricola si riduceva sempre di più, anche perché la maggior parte dei soldati proveniva dalle campagne, che restarono alle cure delle donne e dei vecchi. Durante l’inverno 1916-17 vi fu una dura carestia e molte città rimasero addirittura prive di generi alimentari. La fame provocò sollevazioni popolari e disordini. Nel febbraio 1917 violente dimostrazioni operaie contro il governo imperiale scoppiarono a Pietrogrado.

Fu questa la prima fase della rivoluzione, la cosiddetta rivoluzione di Febbraio. L’imperatore Nicola II fu costretto ad abdicare a favore del fratello Michele, il quale tuttavia rifiutò di assumere il potere. Cessò così di esistere l’impero degli zar. Dopo il crollo della monarchia zarista, due furono le forze che spontaneamente si organizzarono per prendere in mano le sorti della Russia: da una parte la borghesia liberale, dall’altra gli operai e, in parte minore, i contadini. Si formò un governo provvisorio, guidato da un principe liberale che aveva l’appoggio della borghesia. Gli operai delle fabbriche, i contadini delle zone prossime alle città e i soldati formarono dei soviet (in russo soviet vuol dire “consiglio”) che avrebbero dovuto governare le fabbriche, le città, i villaggi e i reparti dell’esercito. Quella dei soviet non era un’esperienza nuova: se ne erano formati anche durante la Rivoluzione del 1905 ed erano stati sciolti quando il governo zarista aveva ripreso il controllo della situazione. Il governo borghese e il popolo dei soviet erano divisi da un profondo disaccordo su molti punti, ma in particolare sulla condizione della guerra: il governo infatti intendeva proseguire la guerra a fianco degli alleati dell’Intesa, mentre le classi popolari, quelle che avevano subito le sofferenze più dure, desideravano una pace immediata.

LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE
A metà del giugno 1917 un’offensiva dell’esercito russo fu fermata dai tedeschi e si
risolse in un ennesimo disastro militare. La guarnigione di Pietrogrado si rivoltò contro
il governo invitando il soviet della città a prendere tutto il potere. La rivolta fallì e molti
esponenti del partito bolscevico furono arrestati. Lenin fuggì in Finlandia. La guida del
governo fu affidata al socialista Kerenskij nella speranza che questi potesse
riconquistare il consenso popolare.
Assalto al palazzo d’inverno La politica di Kerenskij fu ambigua su un punto che
invece era ormai decisivo per il popolo russo: la pace. Egli prese tempo, rimandando
ogni decisione. Debole fu inoltre la sua posiziona nei confronti di un colpo di stato
tentato dal generale Kornilov, comandante supremo dell’ esercito per stabilire una
dittatura militare. Il colpo di stato fu sventato dai bolscevichi che organizzarono la
resistenza armata contro il generale e decisero di prendere il potere. Durante la notte
fra il 6 e il 7 novembre 1917 formazioni armate bolsceviche occuparono tutti i punti
strategici di Pietrogrado. L’8 novembre presero d’assalto e conquistarono il palazzo
d’inverno, un’antica residenza imperiale dove era riunito il governo Kerenskij.
Istituirono poi il nuovo governo rivoluzionario: il soviet dei commissari del popolo.
Secondo il calendario allora in uso in Russia la data del 7 novembre corrispondeva al 25
ottobre. E’ per questo che la rivoluzione iniziata in quel giorno è nota come la
Rivoluzione d’Ottobre.
Le prime iniziative prese dal governo rivoluzionario furono l’impegno a firmare una
pace immediata con la Germania (pace di Brest- Litovsk) e un decreto che confiscava le
grandi proprietà terriere. Con un altro decreto fu stabilito il controllo degli operai sulla
produzione industriale.
LA GUERRA CIVILE: L’ARMATA ROSSA CONTRO LE ARMATE BIANCHE E
L’INTERVENTO STRANIERO
Dopo la pace con la Germania la situazione continuò ad essere drammatica: in tutto il
paese infuriava infatti la guerra civile. Contro il governo rivoluzionario si schierarono i
generali rimasti fedeli all’imperatore, con le loro armate che furono dette armate
bianche. La controrivoluzione trovò l’appoggio delle regioni che volevano costituirsi in
repubbliche indipendenti come l’Ucraina, la Georgia, il Caucaso e l’Armenia.
Le grandi potenze: Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Giappone, per evitare che la
rivoluzione si allargasse fuori dai confini russi, inviarono truppe a sostegno delle
armate bianche. Lenin e Lev Davidovic Trotzkij, suo strettissimo collaboratore,
agirono con grande durezza e decisione. Trotzkij in persona organizzò un esercito
fedele alla rivoluzione, l’Armata rossa. Lo zar, già imprigionato in una località di
campagna, Ekaterinenburg, venne fucilato con tutta la sua famiglia (1918). Lenin
istituì una polizia politica, la Ceka, che perseguitò in modo spietato la borghesia, i
contadini e perfino gli esponenti socialisti, rivoluzionari e anarchici che non avevano
aderito al partito bolscevico. La guerra civile fu crudele e sanguinosa, tanto che si è
parlato di “terrore bianco” e “terrore rosso”. Moltissimi pagarono con la vita , fucilati o
impiccati, la scelta di sostenere l’una o l’altra parte. Il 1921 segnò la vittoria dell’Armata
rossa: le truppe straniere vennero ritirate, si arresero i generali zaristi, furono sconfitti
i governi autonomi che si erano formati in Ucraina, Georgia, Armenia. Nacque un
nuovo stato: l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. (URSS).
LA NUOVA POLITICA ECONOMICA Problemi enormi attendevano il nuovo

governo sovietico, che aveva confiscato tutti i mezzi di produzioni (terre, industrie, macchinari, miniere) e li aveva dichiarati di proprietà collettiva. La produzione agricola era nel frattempo calata al 55% rispetto a quella degli anni precedenti la guerra, mentre quella industriale era crollata addirittura al 10% e il commercio estero quasi non esisteva più. Lenin stesso si rese conto che non era possibile creare da un giorno all’altro una vera economia comunista. Trovò quindi una soluzione di compromesso che chiamò Nuova Politica Economica (abbreviato in NEP). I contadini furono autorizzati a mantenere una certa quantità di terre in proprietà privata. Solo le proprietà che superavano certe dimensioni divennero collettive.

Nei settori dell’industria e del commercio lo Stato si limitò ad appropriarsi di tutte quelle aziende che impiegavano più di 20 dipendenti per un totale di circa 37000 imprese. Restarono private quelle di dimensioni inferiori. In sostanza, restarono in

mano ai privati molte proprietà contadine di dimensioni medio-piccole, gran parte del commercio interno, la piccole aziende familiari.

Nonostante i severi limiti posti alle attività private, la NEP diede subito fiato alla disastrata economia sovietica: negli anni 1923-24 solo il 38,5% della produzione totale era frutto del lavoro del settore statale, mentre tutto il resto provenne dalle libere attività dei privati.

La percentuale della produzione privata sul totale salì a oltre il 98% nell’agricoltura, grazie soprattutto all’intraprendenza dei Kulàki, i contadini benestanti.

Stalin Nel 1924, alla morte di Lenin, il potere passò a Stalin, che si sbarazzò con la forza di ogni rivale. Negli anni successivi egli affermò con spietata durezza il suo potere personale.

Rivale di Stalin per il potere, ma anche sul piano politico, era stato Trotzkij, l’eroe della difesa contro le armate bianche. Trotzkij avrebbe voluto l’esportazione del modello rivoluzionario sovietico, Stalin invece voleva mantenere il socialismo in Russia senza impegnarsi per il socialismo nel resto del mondo. Trotzkij fu costretto a scappare dalla Russia, ma Stalin lo fece uccidere da un sicario in Messico.

LO STALINISMO:CULTO DELLA PERSONALITA’ E TERRORE Stalin ebbe un immenso potere, un potere assoluto superiore a quello dei sovrani dell’antichità perché molto più capillare organizzato ed efficiente nel punire e anche nel prevenire ogni possibile forma di opposizione. Dopo lo sterminio dei kulaki il regime staliniano si fece ancora più oppressivo. Le persecuzioni cominciarono a colpire non soltanto gli oppositori ma anche gli intellettuali e gli artisti, gli ufficiali dell’Armata Rossa, i vecchi bolscevichi di cui Stalin temeva il prestigio, e persino molti fedeli dirigenti comunisti. Bastava un semplice sospetto un’accusa di frazionismo (= volontà di dividere il partito) o di deviazionismo (= allontanamento, deviazione della linea politica ufficiale) per essere processati, torturati, costretti a confessare colpe mai commesse, e poi giustiziati o inviati nei campi di lavoro forzato. La potente e temutissima polizia politica i funzionari dello Stato Sovietico e del partito comunista, pretesero di regolare ogni aspetto della vita quotidiana dei cittadini. Fu imposto il culto della possibilità di Stalin “geniale” erede di Lenin e “padre” del popolo sovietico. Centinaia di migliaia e forse ancora di più (è difficile calcolarle, perché molte semplicemente scomparvero senza lasciare traccia) furono le vittime del periodo compreso fra il 1934 e il 1939 , che fu detto del terrore staliniano o delle grandi purghe.

L’eco della rivoluzione

In Occidente le notizie provenienti dalla Russia sollevarono grandi preoccupazioni ed emozioni. I governi e le classi dirigenti ebbero il timore che il contagio rivoluzionario si allargasse. L’invio delle truppe occidentali in aiuto dei generali zaristi e delle armate bianche non fu sufficiente a sconfiggere la Rivoluzione ma la guerra creò enormi difficoltà alla nuova dirigenza bolscevica e al nuovo stato comunista. Anche per questo motivo prevalsero le idee di Stalin sul rafforzamento del comunismo all’interno della Russia e sulla rinuncia da esportare la Rivoluzione nel resto del mondo. Fortissime invece furono le emozione e le speranze che la Rivoluzione fece nascere nelle classi popolari dell’Occidente soprattutto fra gli operai. La diffusione delle informazioni era allora assai più lenta e difficile che adesso. La Russia inoltre era un paese vastissimo e lontano dove le comunicazioni erano ben poco sviluppate. Per lungo tempo tutto ciò che in Occidente della Rivoluzione era che il popolo si era ribellato e aveva preso il potere. Anche dopo quando maggiori notizie cominciarono a circolare poco o nulla trapelò delle crudeli lotte di potere che avevano luogo al vertice dello Stato Comunista, della tirannia imposta da Stalin al paese e delle persecuzioni che di lì a poco si sarebbero abbattute su chiunque avesse osato opporsi .

In questa situazione molti pensarono alla Russia sovietica per lungo tempo come al paradiso dei lavoratori: un paese dove il popolo poteva governarsi da sé, dove si era liberato con le proprie mani dall’oppressione e dallo sfruttamento. Anche se questo, molto più tardi, non si sarebbe rivelato vero, l’idea di “fare come in Russia” divenne per molti , che vi credettero in assoluta buona fede, un ideale traguardo di politica e giustizia sociale.