ANALISI DI EVELINE di JAMES JOYCE

ANALISI DI EVELINE di JAMES JOYCE

JAMES JOYCE, Eveline


Eveline è una ragazza in conflitto con il mondo, ma ancor prima con se stessa. Joyce non ne descrive il carattere o l’aspetto fisico, ma la delinea attraverso il racconto delle sue vicende. Eveline è stanca, ormai, di tutto ciò che le è abituale. «…Sentiva nelle narici l’odore del cretonne polveroso…», l’odore di qualcosa che è ormai vecchio, monotono. Eveline desidera una nuova vita, al fianco dell’uomo che ama, Frank; «…era buono e forte, Frank, e di cuore generoso…».

“Seduta alla finestra guardava la sera invadere il viale. Teneva la testa appoggiata contro le tendine e sentiva nelle narici l’odore del cretonne polveroso. Era stanca.
Poca gente per strada. Passò l’inquilino della casa di fondo che rientrava. Sentì i passi risuonare sul marciapiede di cemento, poi lo scricchiolio della ghiaia sul sentiero dinanzi alla fila di costruzioni nuove, color mattone. Un tempo c’era un campo laggiù e loro solevano giocarci ogni sera, insieme agli altri ragazzi del quartiere. […]
Molti anni erano passati da allora: adesso lei e i suoi fratelli e sorelle s’erano fatti grandi e la mamma era morta. Anche Tizzie Dunn era morto e i Water erano tornati in Inghilterra. Come tutto cambia! Toccava a lei ora d’andarsene come gli altri, lasciare la casa.
La sua casa![…] Forse non li avrebbe più rivisti quegli oggetti, dai quali mai aveva immaginato di doversi separare un giorno. […] Sì, aveva acconsentito ad andarsene, a lasciare la casa. Ma era ragionevole da parte sua? Si sforzava di prendere in considerazione ogni lato del problema. Lì almeno non le sarebbero mai mancati cibo e alloggio; né, quel che più conta, le persone che era avvezza a vedersi intorno sin dalla nascita. […] Nella casa nuova, però, in un paese lontano e sconosciuto, non sarebbe andata così. Sarebbe stata una donna maritata lei, Eveline, e la gente le avrebbe usato rispetto. Non si sarebbe lasciata trattare come sua madre, no. Ancora adesso, per quanto avesse già diciannove anni compiuti, le avveniva a volte di temere la violenza paterna. […] C’erano poi le eterne discussioni per i soldi, il sabato sera; discussioni che la sfinivano. Dava lo stipendio intero in famiglia – sette scellini alla settimana – e Harry mandava quanto poteva; ma il guaio era cavarli al padre, i quattrini. Era una spendacciona, le diceva, una scervellata e non se la sentiva lui di darle i soldi guadagnati con tanta fatica per vederli buttare dalla finestra; questo e altro le diceva, perchè era sempre di cattivo umore il sabato sera. Alla fine però glieli dava e le chiedeva se non aveva per caso l’intenzione di comperare qualcosa per il pranzo della domenica. […] Un lavoro duro, sì, una vitaccia; eppure, ora che stava per lasciarla, già non la trovava più così insopportabile.
Ne avrebbe cominciata un’altra, adesso, con Frank. Era buono e forte Frank, e di cuore generoso. Sarebbe andata via con lui quella sera, col piroscafo della notte. Sarebbe andata via per diventare sua moglie e vivere con lui a Buenos Aires nella casa che l’aspettava. […] Naturalmente il padre era venuto a saperlo e le aveva proibito d’avere a che fare con lui.
«…Li conosco, va’ là, questi marinai!…» aveva detto.
Un giorno avevano litigato, Frank e il padre, e da allora avevano dovuto vedersi di nascosto. […] Il tempo passava ma lei rimaneva lì seduta presso la finestra, la testa appoggiata contro le tendine e l’odore polveroso del cretonne nelle narici. Giù dal viale saliva il suono di un organetto. Lo conosceva quel motivo. Strano che venisse proprio quella sera a rammentarle la promessa fatta alla madre, la promessa di tenere insieme la famiglia fintanto che avesse potuto. […] E mentre stava lì a meditare, la penosa visione della vita della madre operava nel più profondo del suo essere una specie di maleficio; una vita di sacrifici meschini conclusasi nella pazzia finale. […] S’alzò di scatto. Fuggire! Fuggire doveva! Frank l’avrebbe salvata. Le avrebbe dato vita e forse anche amore. E voleva vivere lei! Perchè avrebbe dovuto essere infelice? Anche lei aveva diritto alla felicità. […] Era alla stazione di North Wall, in mezzo alla folla ondeggiante. […] Se partiva, domani si sarebbe trovata in alto mare, con Frank, diretta a Buenos Aires. Avevano già fissato i posti. Come poteva tirarsi indietro dopo tutto quel che aveva fatto per lei? […] Una campana le rintoccò sul cuore. Sentì ch’egli l’afferrava per mano. […] Tutti i mari del mondo le s’infrangevano sul cuore. E lui la trascinava dentro, la voleva annegare. Con ambo le mani s’aggrappò alla cancellata. […] No! No! No! Era impossibile. Le mani strinsero freneticamente le sbarre. […] Lo vide correre al di là dei cancelli, chiamandola perchè lo seguisse. […] Volse allora gli occhi verso di lui la faccia pallida, passiva, come un povero animale impotente, e i suoi occhi non gli diedero alcun segno d’amore o di addio o di riconoscimento”.

Eveline ricorda il giorno della morte della madre: lo ricorda non attraverso associazioni logiche, ma mediante sollecitazioni esterne, come il suono dell’organetto, che Eveline sente all’esterno della casa la sera della sua partenza. «Si rivide nella stanza buia, chiusa, in fondo al corridoio: da fuori giungeva il melanconico suono dell’organetto…», la sera della morte di sua madre, e da questo le tornano in mente le liti tra i suoi genitori, il modo in cui suo padre trattava sua madre, modo in cui lei non permetterà a nessuno di trattarla («…non si sarebbe lasciata trattare come sua madre…»).

Il personaggio di Eveline è complesso, multiforme, e non si può certo semplificare la complessa mentalità della ragazza. E’ influenzata dal mondo esterno a tal punto che non riesce ad ascoltare se stessa, si preoccupa degli altri ma non di lei, se non quando è sfinita da una vita che non è mai stata felice per lei.

La figura femminile ha sempre destato grande interesse nel mondo della letteratura ed in particolare la letteratura inglese ci ha regalato delle figure di donna di sicuro impatto (si pensi alla modernità di Giulietta nel grande Shakespeare o anche ai realistici ritratti delle donne che partecipavano al pellegrinaggio verso Canterbury mirabilmente descritto da Chaucer).
Nel primo Novecento la donna si presenta diversa, più libera, pronta ad entrare in maniera più responsabile nella società civile e soprattutto pronta a liberarsi dai pregiudizi che la avevano accompagnata nel corso dei secoli.

Una delle prime donne presenti nell’opera di Joyce è Eveline protagonista dell’omonimo racconto in “Gente di Dublino”.
Eveline ha diciannove anni, fa la commessa, è orfana e vive con il padre ed i suoi fratelli maggiori ma il suo ragazzo vuole strapparla alla sua vita monotona per far fortuna assieme in America del Sud.
All’inizio della storia Eveline ci appare seduta dietro le cortine della sua finestra a pensare al suo passato sereno, al suo presente grigio.
Il suo innamorato a diciannove anni le offre la possibilità di cambiare, di trasgredire, passando le acque della purificazione e del cambiamento ma Eveline è ancorata ai suoi doveri: l’atteggiamento da padre-padrone del suo genitore la intristisce ma non la induce alla fuga.
In cuor suo lei sa che così dev’essere, perché si sente protetta mentre la libertà è una scelta troppo difficile per lei, bambina dentro come tutte le donne della sua epoca.
In cuor suo lei sa che così dev’essere, perché si sente protetta mentre la libertà è una scelta troppo difficile per lei, bambina dentro come tutte le donne della sua epoca.

Un tormento nel quale prevale la ragione e non la passione, una decisione che l’autore prende lui per Eveline, perchè è lui, Joyce, a non farla partire, non è lei a decidere. In fondo Joyce vuole dimostrare esattamente il contrario, e cioè che per amore di qualcuno, in questo caso di qualcosa, si può rinunciare ad altro, anche se questo “altro” sono le radici, gli affetti, i ricordi.

James Joyce : Eveline

PRESENTAZIONE
Il testo che ora andrò ad analizzare è intitolato Evelyne,tratto da “Gente di Dublino”. Di questo libro fanno parte quindici racconti, tutti ambientati a Dublino, scritti da James Agustine Aloysius Joyce; fu uno tra i maggiori esponenti della letteratura del XX secolo. La sua opera, fortemente autobiografica, risente molto del primo periodo della sua vita passata a Dublino,città dove si allontanò volontariamente nel 1904, viaggiando per lungo tempo in Europa (Trieste, Parigi, Zurigo, Roma). Le sue prime opere sono state Gente di Dublino (1916) e Ritratto dell’artista Giovane (1916). Il suo stile si andò poi modificando fino a raggiungere un’impostazione strutturale e una tecnica linguistica innovative e ardite,che hanno rivoluzionato la prosa moderna.
Una ragazza di nome Evelyne, viveva col padre e i suoi due fratelli; non faceva altro che lavorare a casa e in una sartoria. All’età di diciannove anni si presenta l’occasione di fuggire da quella vita piatta e senza prospettive: ella ha infatti organizzato una fuga in America con il ragazzo del quale è innamorata, Frank, che le ha già regalato momenti di felicità. Evelyne, anche se da un lato desiderava ardentemente lasciarsi alle spalle la monotonia e i ricordi dolorosi (fuggire! Fuggire doveva….voleva vivere lei! Perché avrebbe dovuto essere infelice?), dall’altro era molto insicura per diversi motivi; uno può essere dato dalla promessa che Evelyne aveva fatto a sua madre prima di morire, cioè che si sarebbe presa cura della sua famiglia. Inoltre, Evelyne,aveva paura dei giudizi che avrebbero fatto la gente, del futuro, della situazione economica. Un altro motivo poteva essere l’attaccamento agli oggetti, alla famiglia e alla città. Ma, alla fine,si decise a partire; glielo doveva a Frank dopo tutto quello che aveva fatto per lei. Arrivata al porto,le vennero tanti rimorsi di coscienza tanto che decise di non partire più. Frank si precipitò oltre i cancelli chiamandola affinché lo seguisse. Gli urlarono di proseguire ma lui continuava a chiamarla. Allora lei si girò gli mostrò il suo volto esangue, come quello di un animale spaurito. I suoi occhi non gli dettero il minimo di segno d’amore o di addio o di riconoscimento.

SPAZIO E TEMPO
Ci sono molti elementi che fanno capire lo spazio del racconto. La finestra ad esempio, è il confine tra lo spazio interno e quello esterno questo si può notare anche dalla polvere sulle tende e sull’harmonium scordato, la fotografia ingiallita, la foto del prete. Tutto questo mette in evidenza il senso dell’immobilità, della paralisi ma anche della polvere, il senso di abbandono. La foto ingiallita del prete rappresenta la grande fede presente nella famiglia.
Sono presenti anche elementi che danno l’idea del tempo. Alcuni di questi sono: guardava la sera, giocavano ogni sera, a quei tempi, tanto tempo addietro…

PUNTO DI VISTA E FOCALIZZAZIONE
All’inizio il narratore è onnisciente in quanto descrive gli atteggiamenti, gli stati d’animo e le sensazioni. Dopo pochi righi usa il discorso diretto libero, ma non dura per molto, infatti diventa di nuovo onnisciente e verso la fine del racconto, Joyce comincia ad usare il proprio punto di vista.

PERSONAGGI
La protagonista di questo racconto è una ragazza giovane che vive in un ambiente sociale e familiare piuttosto difficile; è costretta,infatti, a condurre una vita monotona, a causa della morte di sua madre, perché poi dovette badare a suo padre e ai suoi fratelli, tra cui uno grande andato via di casa e due più piccoli. Il fratello più grande è anch’esso morto. Evelyne è una ragazza introversa, sottomessa dal padre, condizionata dalla mentalità del paese e dalla religione, indecisa, paurosa, propensa più ai ricordi che ad aderire alla realtà, infelice e insoddisfatta. Aveva molta paura dei giudizi delle persone, il che si può notare quando pensa a quello che avrebbero detto le persone se lei fosse partita con Frank. Quest’ultimo è un altro personaggio del racconto, il suo fidanzato. A differenza di Evelyne, era preciso, pieno di sogni e di speranze, forte di carattere forte di se e generoso. Avrebbe voluto fuggire con Evelyne, e con lei condurre una vita felice. Ebbe diversi battibecchi con il padre di Evelyne perché non voleva che lei uscisse con lui, sia perché si sarebbe dedicata di meno alla famiglia, e sia perché avrebbe disonorato la sua famiglia, infatti la società di quel tempo non ammetteva certe cose. Si accenna nel racconto, un altro personaggio: il fratello maggiore di Evelyne, Harry. Era il figlio preferito dal padre, lavorava fuori città e, quando poteva, mandava alla sua famiglia un aiuto economico. Altri personaggi del racconto, solo menzionati, sono i due fratelli minori e il padre di Evelyne.

TECNICHE NARRATIVE
Il brano è incentrato sulla continua alternanza fra il tempo del trapassato prossimo, del passato prossimo e il presente. Moltissimo spazio viene riservato ai pensieri della ragazza, che si susseguono liberamente, sovrapponendo ricordi del passato, speranze circa il futuro, riflessioni sul presente. Joyce usa, infatti, tecniche narrative molto particolari come la tecnica dell’epifania,del flusso di coscienza e del monologo interiore. L’epifania è una tecnica narrativa che si presenta come una repentina rivelazione, sull’illuminazione improvvisa,dal greco epiphaneia, manifestazione. Il flusso di coscienza è una tecnica che trascrive il succedersi analogico dei pensieri e delle sensazioni dei personaggi senza seguire la regolare organizzazione sintattica e mescolando diversi linguaggi e registri. Le tecniche del flusso di coscienza includono il flash- back, la storia nella storia, l’uso di similitudini e metafore e di una particolare punteggiatura. La sintassi è semplice, lineare con periodi brevi proprio per riflettere la sequenza caotica dei pensieri.

CAMPI SEMANTICI
Sono presenti tre campi semantici. Il primo dell’immobilità, della paralisi, della polvere. La polvere è come se ricoprisse le cose e le persone, una sorta di tetra coltre. Sintagmi riferiti: “aveva spolverato una volta a settimana senza mai riuscire a capire da dove venisse tutta quella polvere”, “in tutti quegli
anni non era mai riuscita a scoprire il nome del prete la cui fotografia ingiallita stava appesa al muro sopra l’armonium rotto”. Il secondo dei soldi:”le continue discussioni per i soldi”, “ il salario di sette scellini”, “sudati quattrini”, “ una paga di una sterlina al mese”. Il terzo campo semantico è quello della marineria: “aveva incominciato come mozzo”, “ su una nave della Allan Line”, “mansioni a bordo”.

FABULA E INTRECCIO
La fabula e l’intreccio coincidono in tutta la narrazione tranne nella descrizione dell’ambiente e si alternano sempre.

DIVISIONE IN SEQUENZE
Questo brano può essere diviso in quattro sequenze; la prima macro sequenza ( 1-38 rigo) mista ha 5 microsequenza: la prima microsequenza è descrittiva emotiva con squarci riflessivi. La prima e la seconda microsequenza sono unite da un periodo di transizione: “ passava poca gente.” La seconda microsequenza è di tipo narrativa descrittiva, la 3°narrativa riflessiva, la quarta descrittiva emotiva riflessiva e l’ultima riflessiva con squarci dialogica-riflessivi. La seconda macro sequenza (38- 89 rigo) è anch’essa mista e ha, al suo interno, due microsequenze: la prima narrativa-descrittiva-emotiva,la seconda descrittiva-emotiva. La terza macrosequenza è narrativa-riflessiva mentre la quarta macrosequenza è narrativa-riflessiva-dialogica.

FLASBACK SENTIMENTI LEGATI AI FLASBACK MOTIVI CHE LA SPINGONO A PARTIRE

-I giochi d’ Infanzia
Un tempo c’era un terreno sul quale andava a giocare con i bambini del quartiere. Poi venne un tale di Belfast, che comprò il terreno e vi costruì delle case. Le sembrava che quei tempi erano stati abbastanza felici: suo padre non era cattivo e poi sua madre era viva, a casa sua aveva un tetto e di che nutrirsi.
-La Casa e la misteriosa Foto
Si guardò attorno per la stanza, passando in rivista tutti quegli oggetti familiari che per tanti anni aveva spolverato una volta la settimana, domandandosi da dove provenisse tutta quella polvere. In tutti quegli anni non aveva mai scoperto il nome del prete la cui fotografia ingiallita era appesa sopra l’armonium scordato. Forse non avrebbe mai più rivisto quelle cose, dalle quali non avrebbe mai pensato di doversi separare.
-Il suo lavoro
Doveva lavorare sodo, sia a casa che in negozio. Era un duro lavoro per lei quello di badare alla casa e stare attenta che i due fratellini che erano stati affidati alle sue cure andassero regolarmente a scuola e avessero da mangiare. Che cosa avrebbe detto di lei ai Magazzini una volta scoperto che se ne era scappata via con uno sconosciuto? Probabilmente che era impazzita e al suo posto avrebbe assunto qualcun altro attraverso un inserzione. Non avrebbe versato lacrime nel lasciare i Magazzini. Era un duro lavoro, una vita dura, ma ora che stava per lasciarla non le sembrava poi del tutto insopportabile. La signorina Gavan era sempre stata pungente con lei, soprattutto in presenza di gente
Doveva lavorare sodo.
-La sua infanzia
Negli anni della sua infanzia suo padre non le aveva mai messo le mani addosso perché lei era una ragazza ma più tardi aveva incominciato a minacciarla, dicendole che poteva ringraziare la memoria di sua madre se si tratteneva. Si sentiva in balia della violenza di suo padre. Ora non c’era più nessuno a proteggerla: Ernest era morto, la madre era morta, Harry era molto lontano ed il padre stava diventando aggressivo.
-Frank
Lui alloggiava nella via principale, l’aspettava ogni sera davanti ai magazzini e l’accompagnava a casa. L’aveva portata a vedere La ragazza di Boemia, lui le parlava delle sue esperienze da marinaio. Era fiera di lui. L’avere un corteggiatore le aveva dato un senso di eccitazione, poi aveva incominciato a volergli bene sul serio.

-Il litigio del padre con Frank
Il padre aveva scoperto l’idea di fuga di Eveline e le aveva proibito di avere a che fare con Frank. Un giorno era arrivato a tal punto di litigare con Frank e da allora lei aveva dovuto incontrare il suo fidanzato di nascosto Doveva in contare Frank di nascosto
¬-Suo padre stava invecchiando
Un giorno che, era indisposto il padre le lesse una storia di spettri e le aveva abbrustolito del pane. Un’altra volta erano andati, quando la mamma era viva, ad un pic-nic, e ricordava che suo padre si era messo il cappellino della mamma per far ridere i suoi ragazzi. Negli ultimi tempi suo padre stava incominciando ad invecchiare e lei se ne rendeva conto; avrebbe sentito la sua mancanza.
-La morte di sua madre
Mentre rifletteva, la pietosa visione della vita di sua madre, di quella vita di continui piccoli sacrifici quotidiani, spenta in un ultimo vaneggiare, raggiunse l’intimo del suo essere. Tremava, e le sembrava di udire la voce di sua madre. Scattò in piedi presa da un improvviso impulso di terrore.
Fuggire! Doveva fuggire. Frank l’avrebbe salvata, le avrebbe dato la vita. Aveva pur un diritto alla felicità e Frank l’avrebbe presa, stretta tra le braccia , l’avrebbe salvata.