Analisi del testo di Donna che si pettina

Analisi del testo di Donna che si pettina

Parafrasi

Un giorno una navicella d’avorio fendeva onde dorate e le onde erano capelli; una mano anch’essa d’avorio la guidava attraverso queste e quelle onde preziose e disordinate; e mentre divideva quei flutti ondulati e belli con un solco dritto, Amore raccoglieva l’oro dei capelli spezzati con cui realizzare catene per coloro i quali si ribellano a lui. Il mio cuore agitato andava a morire attraverso l’aureo mare, che tornando alla forma naturale delle onde mostrava il suo biondo e tempestoso tesoro. Il naufragio in cui muoio sommerso fu ricco, poiché nella tempesta in cui mi trovai furono lo scoglio di diamante e il golfo d’oro.

Commento

“Donna che si pettina” è una poesia di Giovan Battista Marino (Napoli, 1569- Napoli, 1625) inserita nell’opera “Lira”, raccolta di liriche pubblicata tra il 1608 e il 1614. Massimo esponente della corrente barocca (in auge in Italia tra l’inizio del Seicento e il Settecento inoltrato) nelle sue poesie emerge una forte predisposizione per le immagini, sovente ricercate, sviluppate e ostentate in ogni modo possibile.

La poesia Donna che si pettina non si sottrae a questa poetica. Un semplice gesto quotidiano, quello per una donna di pettinarsi, assume nello sviluppo della poesia il ruolo di pretesto al fine di accostare l’una all’altra metafore e immagini prezione e ricercate, richiami della poesia classica rifunzionalizzati nell’intento di perseguire un fine estetico e una raffinatezza stilistica.

Analisi metrica

Donna che si pettina è un sonetto di endecasillabi con schema metrico: ABBA.ABBA.CDC.DCD.

Presenza di elisione: poich’almen (v. 13).

Presenza di apocope: eran (v. 1), man, pur (v. 3), Amor (v. 7), a’ (v. 8), mar (v. 9), almen, fûr (v. 13).

Presenza di aferesi: ‘l (v. 13).

Presenza di enjabement: vv. 9-10, vv. 13-14.

Analisi retorica

Presenza di allitterazioni: e,d, o, n (v. 1), d (v. 2), p, q (v. 4), t (v. 5), d (v. 6), r (v. 8), r (v. 9), s (v. 10), d (v. 14).

Metafora: Onde dorate, e l’onde eran capelli (v. 1), navicella d’avorio (v. 2), una man pur d’avorio (v. 3), aureo mar (v. 9), errori preziosi (v. 4), E mentre i flutti tremolanti e belli con drittissimo solco dividea (vv. 5-6), l’òr de le rotte fila (7), Per l’aureo mar, che rincrespando apria il procelloso suo biondo tesoro (vv. 9-10), tempesta mia (v. 13), di diamante lo scoglio (v. 14).

Anastrofe: un dì fendea (v. 2), con drittissimo solco dividea (v. 6), l’òr de le rotte fila Amor cogliea (v. 7), Per l’aureo mar (9), che rincrespando apria (v. 9), il procelloso suo biondo tesoro (v. 10), agitato il mio core a morte gìa (v. 11), in cui sommerso io moro (v. 12).

Epifrasi: per questi errori preziosi e quelli (v. 4).

Iperbato: fûr ne la tempesta mia di diamante lo scoglio e ‘l golfo d’oro (vv. 13-14).

Omoteleuto: l’òr de le rotte fila Amor cogliea (v. 7).

Personificazione: Amor (v. 7).

Ossimoro: ricco naufragio (v. 12).

Sineddoche: golfo d’oro (v. 14).