ANALISI DEI SEPOLCRI DI UGO FOSCOLO

ANALISI DEI SEPOLCRI DI UGO FOSCOLO

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Dei Sepolcri:  quest’opera è il capolavoro di Foscolo. Essa è un carme composto in versi endecasillabi sciolti che riprende il genere latino del carmen che veniva utilizzato per composizioni di natura sacra e religiosa. Foscolo nel comporre questo carma crea un genere nuovo che risulta essere un misto fra lirica ed epica. Egli prende spunto per la sua opera dall’amico poeta Pindemonte, che si stava dedicando ad un poema relativo al tema del cimitero, facendo riferimento all’editto napoleonico di Saint Cloud del 1804 che vietava per motivi politici, igienici e sociali, la sepoltura delle persone all’interno delle chiese. Pindemonte, da cattolico, è contrario all’editto napoleonico, Foscolo invece inizialmente lo accetta in modo positivo, ma poi muta la sua idea in quanto vede nelle tombe dei grandi personaggi italiani un esempio da ricordare e da conservare: secondo Foscolo la tomba ha valore simbolico per i vivi in quanto ricorda le gesta che i grandi uomini del passato hanno compiuto, ponendosi come esempio per le generazioni future. Il tema dei sepolcri è un tema molto diffuso all’epoca di Foscolo, ma interpretato in maniera diversa, infatti per alcuni poeti inglesi la tomba è simbolo della caducità dell’uomo o porta a riflettere sul tema della religione, mentre in Foscolo assume un valore civile. Il poeta, nell’ultima parte del carme, considera la poesia come il bello dell’arte, cioè come ciò che rimane anche dopo la morte in quanto è espressione di ciò che è di più puro nell’uomo. I sepolcri sono un opera di difficile lettura poiché  i passaggi logici che dovrebbero spiegare il ragionamento dell’autore sono molto spesso omessi in quanto egli scrive per transizioni, cioè sotto intendendo le connessioni logiche del proprio pensare. Sebbene tale opera non sia semplice, tuttavia può essere suddivisa in 3 parti fondamentali, quali: la prima parte si apre con il riferimento all’editto napoleonico che dapprima Foscolo accetta, ma poi contesta, facendo notare che le tombe sono un segno della civiltà dell’uomo e servono ai defunti per essere ricordati; la seconda parte porta Foscolo a considerare i vari riti di sepoltura, criticando quello medievale dove gli uomini erano seppelliti nelle chiese, tuttavia poco dopo egli ricorda come siano importanti le tombe presenti nella basilica di Santa Croce per gli italiani al fine di risvegliare il loro amore per la patria; la terza parte riguarda un’invocazione alle Muse protettrici della poesia immortale, che dà gloria agli eroi rendendoli tali. Qui Foscolo riprende alcune figure care alla mitologia greca come quella di Elettra,di Cassandra  e di Ettore in quanto fa riferimento alle rovine della città di Troia.


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