Analisi commento e parafrasi di Parole

Analisi commento e parafrasi di Parole

di Umberto Saba


Parole,
dove il cuore dell’uomo si specchiava
-nudo e sorpreso- alle origini; un angolo
cerco nel mondo, l’oasi propizia
a detergere voi con il mio pianto
dalla menzogna che vi acceca. Insieme
delle memorie spaventose il cumulo
si scioglierebbe, come neve al sole.

PARAFRASI
Metro: endecasillabi sciolti preceduti da un ternario.
3-4. un angolo…l’oasi: sono luoghi metaforici, che alludono a un’ascesi interiore, a una purificazione del poeta che soltanto protendendosi nell’ascolto d’una ritrovata innocenza o spontaneità dell’animo potrà vincere l’inganno della parola usata in una convivenza mistificata.

Breve commento

Con Parole (1933-34), il poeta cinquantenne sentì di avere “inaugurata una nuova giovanezza, o addirittura la “sua” giovanezza”: come una nuova primavera che seguì la “crisi” del Piccolo Berto, “una grande chiarificazione interna, alla quale risponde un uguale illimpidimento della forma”. Importante, soprattutto, per il suo valore di novità, l’abbandono della vena narrativa “che tanto, e tanto a torto, aveva disturbati i suoi critici”. Concludeva nella sua Storia il poeta: “Saba vecchio avrà meno cose da narrare e più da cantare”. Effettivamente da questo libro in avanti Saba si avvicina a quella che era allora chiamata “lirica pura”, anche se non abbandona la sua ricerca psicologica ed etica nelle figure consuete della sue esistenza. Per lo stile si rinvia a quanto s’è detto parlando di Cuor morituro.

La raccolta incomincia con una formulazione di poetica, che ne sottolinea la novità, più decisa rispetto a quella di Cuor morituro, come si vede anche nella ricercata “essenzialità” o concentrazione sia espressiva sia di significato. Quest’ultimo riflette un’esigenza consonante con quella di Ungaretti: il riscatto della parola dalla consuetudine che l’ha resa ormai inespressiva, ottundendone la capacità di significazione, ossia la parola come “innocenza”. Ma Ungaretti ne fa un mezzo di esplorazione-costruzione del reale liberandone la virtù analogico-creativa; Saba, resta fedele a una spinta etica e a una psicologia non d’eccezione, ma connessa alla virtù di tutti. così in questa lirica si propone di tergere da un conformismo linguistico che ne coinvolge uno morale e spirituale, le parole che in una mitica origine del mondo rispecchiavano l’autentico sentire, e al tempo stesso lo definivano, gli davano un volto, cogliendolo nella sua nudità o spontaneità esistenziale e suscitando la sorpresa con cui l’uomo scopriva ed esprimeva, nella parola, la propria essenza vera. L’opera del poeta non ha però qui nulla della “magia evocativa” del Simbolismo o dell’Ermetismo; Saba vuole purificare la parola con il suo “pianto”, affinare la propria conoscenza dell’uomo e del mondo con l’ardua ricerca etica d’una verità che soltanto il dolore e un’ansia di giustificazione lo inducono a ricercare. La sincerità della parola, per così dire, redenta potrebbe allora coincidere col crollo delle “memorie spaventose”: dei mostri che la coscienza crea riluttando alla verità e spontaneità delle pulsioni elementari della vita.