ANALISI ALLA LUNA LEOPARDI

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ANALISI ALLA LUNA LEOPARDI

ALLA LUNA GIACOMO LEOPARDI FIGURE RETORICHE

FONTE:https://poesia-italica.blogspot.com/2009/04/alla-luna-giacomo-leopardi.html


TESTO

O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l’anno, sovra questo colle
Io venia pien d’angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, nè cangia stile,
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l’etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l’affanno duri!


TRADUZIONE DELLA POESIA

*O graziosa luna: bella e benevola (qui inizia l’allocuzione, l’intima conversazione)
*volge l’anno: è passato un anno (un anno fa)
*questo colle: probabilmente è lo stesso descritto ne “L’Infinito”, il Monte Tabor
*rimirarti: contemplarti
*pendevi: sovrastavi, stavi sospesa
*selva: bosco
*Siccome or fai, che tutta la rischiari: come fai ora, che la illumini tutta.
*alle mie luci: ai mie occhi (offuscati a causa del pianto: “nebuloso e tremulo….il tuo volto apparia”)
*apparia: appariva
*travagliosa: affannosa, piena di tormenti e dolore
*né cangia stile: non è cambiata (oggi, presente), lo è ancora (travagliata, affannosa)
*E pur mi giova: mi piace (mi dà piacere), nonostante tutto (tuttavia)
*La ricordanza (il ricordo e l’atto di ricordare)
*noverar l’etate: ricordare il momento
*come grato occorre: com’è gradito
*Nel tempo giovanil: quando si è giovani
*quando…..speme…..corso: quando il cammino della speranza è lungo e quello dei ricordi ancora breve (quando si è giovani si ha tanta speranza e, avendo ancora vissuto poco, si hanno meno ricordi, ad esempio, di una persona anziana)
*Il rimembrar: il ricordare
*che l’affanno duri: anche se la sofferenza, il dolore, continuano

Il finale si ricollega alle parole “Oh come grato occorre”, ossia com’è gradito (come crea conforto), in gioventù, il pensare ai ricordi, nonostante siano tristi e dolorosi.


PARAFRASI

PARAFRASI: O graziosa (= gratus, parola antica. In questo caso significa non solo ‘gradita’ma anche ‘piena di grazia’) luna (apostrofe e anafora: O graziosa luna/o mia diletta luna), mi ricordo che ora si compie un anno (or volge l’anno) su questo colle (potrebbe essere il Monte Tabor, il colle de “l’infinito”), io venivo a contemplarti (rimirarti), pieno di angoscia; e tu stavi su (pendevi: latinismo) quel bosco proprio come (siccome) fai ora, che lo rischiari interamente.
Ma (avversativa: opposizione tra la natura e il poeta), a causa delle lacrime (pianto, metonimia) che mi sgorgavano (sorgea) dalle ciglia, il tuo volto appariva ai miei occhi (luci, già in Petrarca, metafora: luci=occhi), velato (nebuloso) e tremolante (tremulo), poiché la mia vita era piena di
dolori (travagliosa) e così è ancora, né cambia o mia cara luna. Eppure mi piace (mi giova, latinismo, quasi: trovo conforto) il ricordo, e il richiamare alla mente (noverar) il tempo (l’etate) del mio dolore. Oh come si presenta gradito (occorre, latinismo: torna, sopraggiunge) nell’età giovanile, il ricordo delle cose passate, quando la speranza ha ancora dinanzi a sé un lungo percorso e la memoria dietro di sé un percorso breve (chiasmo: lungo speme breve memoria; quando si è giovani molto resta ancora da sperare e poco da ricordare), benché (ancor che) il ricordo (rimembrar delle passate cose) sia triste e l’affanno duri ancora.


FIGURE RETORICHE

FONTE:https://www.fareletteratura.it/2014/03/10/analisi-del-testo-e-parafrasi-alla-luna-leopardi/

Enjambements:

vv.   8-9  travagliosa / era la mia vita
vv. 10-11 mi giova / la ricordanza
vv. 11-12 l’etate / del mio dolore
vv. 13-14 lungo / la speme
Allitterazione:
la lettera “L” nelle parole Luna-voLge-coLLe-aLLor
Anafora: 
vv. 1;10 o graziosa luna […] o mia diletta luna
Metonimia:
v.6 pianto
Metafora:
v. 7 luci (occhi)
Iperbato:
vv. 6-8 Ma nebuloso e tremulo dal pianto / che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci / il tuo volto apparia
Anastrofe:
vv. 13-14 lungo /la speme e breve ha la memoria il corso
Chiasmo:
vv. 13-14 lungo /la speme e breve ha la memoria il corso


COMMENTO

Questo è forse il primo idillio di Leopardi, fu composto a Recanati nel 1819. Tema di questo breve idillio è la ricordanza, il ritrovare nella memoria il passato, fatto sia di momenti felici che infelici, per riscattarne l’oblio e inserirli in una dimensione che tende all’eterno. A distanza di un anno il poeta torna a contemplare la luna che sovrasta la collina e rinnova la stessa sensazione di commozione di fronte alla natura, provata nella passata circostanza. Anche allora la sagoma della luna, il suo volto diafano gli appariva “nebuloso e tremulo” per le lacrime che gli sgorgavano dagli occhi, perché la vita per lui era “travagliosa”, segnata dal dolore come purtroppo è anche ora. Eppure il ricordo del passato, pur nel permanere della sofferenza, gli è di conforto, anche se si accompagna a sensazioni tristi e anche se l’affanno esistenziale ancora dura


ALLA LUNA GIACOMO LEOPARDI FIGURE RETORICHE

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