ANALISI A ZACINTO

ANALISI A ZACINTO

ANALISI A ZACINTO


  • Il poeta si rivolge alla sua isola natia, affermando la propria consapevolezza di non potere più farvi ritorno, e quindi di non potere rivedere più quel paesaggio e quel mare, in cui è nata Venere e in cui ha vissuto le sue disavventure Ulisse; ma mentre Ulisse ha infine potuto baciare “la sua petrosa Itaca”, il mio destino – dice il poeta – è quello di essere sepolto in terra straniera.
  • Zacinto non è sentita tanto come una patria politica (quale è Venezia per Ortis), quanto come una patria mitica, idealizzata; è il luogo dell’infanzia (dove il poeta “fanciulletto giacque”), dunque della felicità e della innocenza irrimediabilmente perdute; ma è anche il luogo della luminosità, della bellezza e della serenità (a tali elementi rimandano le caratteristiche del paesaggio: le acque calme e trasparenti di quel mare, ove l’isola si “specchia”, le “limpide nubi”, le “fronde”), e sono gli elementi che compongono la sensibilità classica. Dunque dietro la nostalgia per la terra natale, si cela l’aspirazione struggente (la Sehnsucht) a ritrovare l’armonia e la pienezza della vita, armonia e pienezza di vita associate a quel luogo mitico.
  • In ciò Foscolo esprime una sensibilità romantica, in questo sentirsi inquieto, non in pace con se stesso e con il mondo, travolto dalle vicende della vita – così come è stato per Ulisse, il quel però ha avuto il privilegio di riapprodare infine alla terra natale. E se Ulisse è stato “bello di fama e di sventura”, ancora più bello si sente il poeta, a cui tocca una sventura ancora più grande.
  • E’ un’altra idea romantica quella che associa la bellezza alla sventura. Ed è un’idea analoga quella che esprime Anfrido quando dice ad Adelchi, nella omonima tragedia manzoniana: “Soffri e sii grande”. C’è nobiltà (grandezza, bellezza) nella sofferenza, perché solo animi non mediocri, animi capaci di alti sentimenti, sono destinati alla sofferenza.
  • Dunque la sensibilità romantica (evocata dalla figura di Ulisse, cui il poeta si paragona) è fusa con la sensibilità classica (evocata dalla figura di Venere e del paesaggio a lei associato). Ma il classicismo foscoliano è riscontrabile anche nella struttura del sonetto, nella sua sintassi e nel suo lessico.
  • La struttura del sonetto è in un certo senso circolare,  in quanto il motivo fondamentale della perdita della patria apre e chiude il componimento, è affermato con forza al primo verso (“né più mai…”) e ritorna all’ultimo verso, nell’immagine della “illacrimata sepoltura”; al centro, la rievocazione delle due figure mitiche, con i significati ad esse connessi. La sintassi è caratterizzata da un ampio periodo che si distende per tre intere strofe, con una articolazione complessa che imita la sintassi latina, ricca di subordinate e spostamenti dell’ordine delle parole (la relativa che inizia al v. 6 con “onde non tacque” ha il soggetto al v. 8, “l’inclito verso”; la relativa che comincia al v. 10 con “per cui” ha il soggetto alla fine del v. 11, “Ulisse”; ecc.). La continuità sintattica è sostenuta anche da forti enjambement, che tengono uniti non solo i versi ma anche le strofe (si vedano i vv. 4-5 e 8-9). Solo nell’ultima strofa il ritmo rallenta: ci sono ben due periodi, che spezzano a metà il v. 13, a marcare con maggiore forza le immagini evocate e i concetti espressi. Il lessico è classicamente ricercato: “inclito” è il verso di Omero, “fatali” sono le acque percorse da Ulisse, e “diverso” (nel senso, latino, di “deviato” dalla giusta meta) è il suo esilio.