ALESSANDRO MAGNO

ALESSANDRO MAGNO

PREMESSA

Da un paese barbaro e primitivo, la Macedonia, sorse un impero grandioso, l’eroica visione di un uomo.
In soli 13 anni egli sconfisse la maggior parte del mondo occidentale e si spinse all’interno di territori inesplorati. Sconfisse le potenze più grandi della terra e fu salutato come re, imperatore e Dio. Il primo vero conquistatore, Alessandro Magno, scrisse gloriose pagine di storia.

IL PERSONAGGIO

Una mattina di autunno del 331 avanti Cristo, un piccolo ma valente gruppo di guerrieri, si accinge alla battaglia. Il loro nemico è un esercito cinque volte più possente di loro, la forza più potente del mondo, l’impero persiano. Il loro capo, Alessandro, il re biondo di Macedonia, ha appena 25 anni. Nei precedenti quattro anni ha condotto le sue truppe dalla Grecia all’Egitto e ha conquistato metà del mondo conosciuto. Ma oggi i suoi uomini sono inquieti, già stanchi e invasi dalla nostalgia dopo una crociata di oltre 3000 chilometri devono ora affrontare un’impresa eccezionale. Eppure Alessandro è sicuro che questa sarà la loro ora migliore
” Siete macedoni – grida – protetti da Zeus”.

FILIPPO DI MACEDONIA E SUO FIGLIO ALESSANDRO
Alessandro era nato per conquistare: figlio di un re guerriero, erede di un trono potente. Suo padre, Filippo, era stato il primo a unire le fiere e indipendenti città-stato greche dopo un secolo di aspre lotte intestine. Alessandro deve essere sufficientemente duro non solo per difendere il suo nuovo regno, ma anche per vendicare l’onore del suo paese. In questo avamposto scosceso in Macedonia, Filippo nutre un sogno condiviso da tutti i greci. Al di là del mare Egeo, in Anatolia, la moderna Turchia, il disprezzato impero persiano occupa molte e venerate città greche, tra le quali quelle natali di Esopo, Pitagora e Omero. Filippo é deciso a scacciare i Persiani, punendoli per avere invaso la Grecia 150 anni prima.
Con queste ambizioni un padre deve forgiare in suo figlio uno spirito forte come il ferro. Ma Filippo sa anche che un governante deve avere cervello, oltre che muscoli, così chiama da Atene addirittura il famoso filosofo Aristotele, perché insegni ad Alessandro come osservare, ragionare e prevedere. Le sue lezioni faranno di Alessandro il primo grande stratega nella storia militare.
Ma è un poema epico ad accendere l’immaginazione del ragazzo: L’Iiade di Omero. Il resoconto delle guerre di Troia é mitologia, ma contiene un messaggio: nella città di Troia l’eroe greco Achille sconfigge Ettore dopo un sanguinoso duello, ma Achille non è un bruto, dopo il duello mostra compassione restituendo il corpo del nemico morto a suo padre, il re Priamo: potenza temperata dalla misericordia, é l’idea che mette radici nel giovane Alessandro. Per il resto della sua vita porterà con sé, ovunque, una copia dell’Iliade. E Achille, coraggioso, impavido, un esempio di virtù, diverrà il suo modello e il suo eroe.
L’ossessione di Alessandro per il mito di Achille è alimentata dalla madre, la regina Olimpia. Olimpia, fanatica della religione, è convinta di essere stata sedotta da Zeus, il re degli dei, (i rapporti fra uomini e dei non sono insoliti nella mitologia greca). Questa volta, si racconta, il risultato non è altri che il figlio, Alessandro. Che sia metà Dio e metà uomo, umano o divino, Alessandro deve dimostrare il suo valore ai comuni mortali. Anche se piccolo di statura Alessandro é un atleta dotato e un fiero avversario. Orgoglioso, fino a sfiorare la vanità, dichiara che competerà solo contro altri re. Ma è anche affascinante e pieno di carisma e attrae amici che gli resteranno fedeli per tutta la vita. Il suo preferito è Efestione. In un’epoca in cui l’omosessualità è praticata apertamente, Efestione diverrà il compagno fisso e l’amante di Alessandro.

BUCEFALO

Un’altra relazione dell’infanzia durerà a lungo. A 12 anni Alessandro vede per la prima volta un cavallo di nome Bucefalo. Vivace e velocissimo, il cavallo è considerato indomabile. Deciso a domarlo Alessandro nota qualcosa che agli altri era sfuggito: Bucefalo ha paura della propria ombra. Per conquistarne la fiducia Alessandro punta la testa del cavallo contro il sole, facendo scomparire l’ombra. Da quel momento fra i due nasce un legame che durerà per tutta la vita. Bucefalo diverrà uno dei cavalli più famosi della storia.

PRIME ESPERIENZE DI ALESSANDRO

Felice dell’ingegno del figlio, Filippo si rende conto che la Macedonia non potrà tener fermo a lungo un principe come quello. Gli attribuisce quindi importanti incarichi nell’esercito e nel governo dello Stato. A vent’anni Alessandro ha già accompagnato il padre in molte campagne tese a rafforzare il dominio macedone sul resto della Grecia. In esse ha dato prova delle sue capacità militari e si è guadagnato il rispetto dei suoi uomini. Con un generale giovane e promettente al fianco e un regno unificato alle spalle, Filippo é ora pronto ad attaccare la Persia, un impero quaranta volte più forte e armato del suo. Mentre un’avanguardia salpa per l’Anatolia, Filippo resta in patria per partecipare alle nozze della figlia, un’unione che assicurerà la pace con un regno vicino. Non sa che questa decisione gli costerà la vita. Mentre si reca alla cerimonia Filippo nota un vecchio conoscente, una sua ex guardia del corpo. Il re viene salutato con una pugnalata nelle costole. I soldati accerchiano velocemente il giovane principe per proteggerlo, mentre altri rincorrono l’assassino e lo uccidono. Ma chi era il mandante? In precedenza Filippo aveva sposato una nuova regina e molti sospettano che Olimpia, la moglie respinta, abbia cercato la vendetta, ma la verità non verrà mai alla luce. Nelle successive, caotiche settimane, Alessandro si muove con rapidità e decisione per assicurarsi la successione. Seguendo gli usi del tempo elimina tutti i nemici e i pretendenti al trono compreso un fratellastro ancora bambino, togliendo qualsiasi dubbio su chi sia l’erede legittimo di Filippo. Ma Alessandro dovrà dare ancora prova delle sue doti militari e spargere molto sangue prima di consolidare il suo regno.

IL PATTO DI ALESSANDRO CON I GRECI

Filippo aveva temprato lo spirito di Alessandro fin dalla nascita, ma il giovane re non è certo una copia del padre. Astuto e spesso crudele, Filippo aveva governato la Grecia col pugno di ferro, ma suo figlio educato come un greco é più raffinato. Dopo la sua ascesa al trono a soli 20 anni nel 336 avanti Cristo, molti si chiedono se Alessandro abbia la stoffa del guerriero. Quando si diffonde in Grecia la falsa notizia della sua uccisione, si scatena una rivolta contro il nuovo re macedone. Come avvertimento per gli altri greci Alessandro si mette immediatamente in marcia a capo del suo esercito verso Tebe, il focolaio della ribellione, e la colpisce senza pietà. Il suo esercito saccheggia la città, massacra 6000 persone e ne riduce altre 30.000 in schiavitù. La notizia si diffonde velocemente. La conquista di Alessandro raggiunge perfino l’oracolo di Delfi, che lo dichiara invincibile. Quando Alessandro arriva ad Atene nessuno gli si oppone. Ma invece di punire i suoi nemici presenta loro una proposta: se tutta la Grecia si unirà e gli fornirà soldati, navi e rifornimenti, Alessandro realizzerà i loro sogni e muoverà guerra per liberare le città greche in Anatolia occupate dai Persiani.

LA CAMPAGNA DI PERSIA

Nel 334 avanti Cristo, con un esercito di 45.000 uomini e l’amico di infanzia Efestione al fianco, Alessandro parte per una crociata storica, la conquista di un continente. Dopo aver attraversato le colline balcaniche, Alessandro si dirige verso lo stretto che separa l’Europa dall’Asia, allora conosciuto come Ellesponto. Mentre lo guada giura che tutta l’Asia verrà conquistata dalla sua lancia. Non rimetterà mai più piede in patria.

Per assicurare il successo della sua eroica missione, Alessandro fa un pellegrinaggio alle vicine rovine della città di Troia e alla tomba di Achille. All’eroe greco offre preghiere e doni, ma prende qualcosa in cambio: lo scudo di Achille, come portafortuna in battaglia. La prima opportunità di brandirlo arriva più presto di quanto se lo aspetti.

PRIMO SCONTRO

Sul fiume Granico Alessandro spia l’esercito di un governatore locale: 40.000 soldati persiani. Invece di attendere il giorno seguente, come suggeriscono i suoi generali, Alessandro decide di attaccare immediatamente con un assalto frontale al di là del fiume. Combattendo spalla a spalla con i suoi uomini, Alessandro si tuffa nel pieno della battaglia, un’ascia nemica gli spacca addirittura l’elmo in due, ma grazie all’abilità con cui sa manovrare la cavalleria, la vittoria non tarda ad arrivare. Storditi e scoraggiati dall’attacco di sorpresa, prima di abbandonare il campo di battaglia i Persiani perdono un terzo degli uomini.
Nelle settimane successive Alessandro marcia per oltre 1500 chilometri attraverso l’Anatolia liberando i Greci. Una città dopo l’altra gli spalanca le porte. Con la Grecia di nuovo unita, il più grande sogno di suo padre si è finalmente realizzato.

LA BATTAGLIA DI ISSO

Ma a 3000 chilometri di distanza, a Persepoli, la capitale della Persia, l’imperatore Dario pianifica il contrattacco. Ora tocca a lui fermare l’audace giovane re.
Ansioso di distruggere Alessandro, Dario raccoglie un esercito di 100.000 uomini e invita la propria corte, compresi la moglie, i figli e la madre, ad accompagnarlo per assaporare la sua vittoria. Con un esercito notevolmente inferiore a quello persiano, Alessandro continua ad avanzare attraverso l’Anatolia. I due eserciti convergono ad Isso, al confine tra la Cilicia e la Siria. Stretto fra le montagne e il mare, Isso è un luogo perfetto per i Macedoni: qui i Persiani non potranno sfruttare la loro superiorità numerica.
Il nucleo della macchina da guerra di Alessandro é una formazione detta falange: in blocchi compatti, i fanti brandiscono lance lunghe cinque metri e mezzo con le punte in bronzo chiamate sarisse. Quando i fanti abbassano le sarisse, creano un muro impenetrabile e mortale. Le lance sono così pesanti che sono necessarie entrambe le mani per manovrarle, ma la loro robustezza dà ai guerrieri la certezza della vittoria: praticamente nulla può fermarli.
Al confronto, le lance persiane sono lunghe solo un metro e mezzo. Con la cavalleria macedone impegnata su entrambi i fianchi, Alessandro manda le sue falangi dritte al centro delle linee persiane. Intrappolati da dietro dai loro stessi compagni, gli sventurati persiani vengono trafitti, una fila dopo l’altra. Le linee persiane cadono insanguinate davanti ai Macedoni.
Vedendosi perduto Dario commette un errore imperdonabile: abbandona il comando e fugge. Alessandro lo insegue, ma Dario riesce a sfuggirgli. Noto per la sua giustizia e saggezza, Alessandro odia i codardi e giura di dare la caccia al fuggitivo. Ma il re persiano non ha abbandonato solo il campo, anche la sua famiglia è stata lasciata indietro. La moglie e la madre di Dario si gettano ai piedi del conquistatore, ma scambiano per il re Efestione che è più alto. Alessandro ha pietà per la madre di Dario. Le donne prigioniere vengono spesso violentate e vendute in schiavitù, invece Alessandro le offre un posto nel suo entourage. In seguito la madre di Dario si occuperà personalmente delle necessità del re, diventando una dei suoi sudditi più leali.

Alessandro crede che un condottiero debba essere unito ai suoi uomini e dividere con loro sia il dolore sia il bottino di guerra. Se il suo coraggio in battaglia ne conquista il rispetto, la sua compassione e generosità ne ispirano la devozione. Per questo i suoi uomini lo ammirano e lo seguirebbero fino ai confini del mondo e presto e lì che Alessandro li condurrà.

Dall’inizio della campagna è passato poco più di un anno e Alessandro ha già realizzato il suo progetto iniziale di conquista. Ora potrebbe tornare a casa, a una vita di comodità e di agi, ma lo allettano nuovi territori.

LA CAMPAGNA D’EGITTO

Alessandro progetta di marciare verso sud, nella terra dei faraoni, verso onori e gloria mai visti prima nel mondo antico. Dalla Siria, Alessandro non progetta di dirigersi verso il centro dell’impero persiano, ma decide di assicurarsi prima il possesso della costa mediterranea, in modo da privare la flotta nemica delle proprie basi e costringerla alla resa.
Così, dopo la battaglia di Isso, Alessandro percorre 800 chilometri lungo la costa, sottomettendo le città fenice e aprendosi la via verso l’Egitto.
Navigando lungo il Nilo può ammirare le vestigia di una civiltà che ha già 2000 anni. Dovunque vada Alessandro viene accolto dagli Egizi come il grande liberatore. Dopo anni di oppressione persiana Grecia ed Egitto sono ora insieme sotto un unico sovrano.
Nel 331 avanti Cristo nella capitale Menfi, Alessandro viene proclamato faraone. Il suo impero si estende per più di un milione di chilometri quadrati. Poiché i suoi nuovi sudditi credono che i faraoni siano discendenti degli dei, Alessandro é ora considerato divino. Ma Alessandro ha altre ambizioni: il Nilo è la via di accesso all’Africa.

FONDAZIONE DI ALESSANDRIA DI EGITTO

Sulla costa del delta decide dunque di fondare una grande città in stile greco. Segna personalmente i confini della città e la posizione degli edifici principali. Come in Grecia le strade verranno disposte a forma di griglia. Teatri, stadi, templi e sale per le assemblee saranno monumenti alla sua patria. Per delimitare i confini usa del gesso e quando è finito ricorre perfino all’orzo. Gli uccelli che vengono a cibarsene, vengono considerati un buon segno: la città prospererà e sarà un luogo di asilo per gli stranieri. La chiama Alessandria. Negli anni successivi ne battezzerà con questo nome un’altra decina in tutto il medio oriente. Ognuna di esse è una Grecia in miniatura trapiantata su terreno straniero, ma questa Alessandria resterà la più bella e durevole.


Mentre inizia la costruzione, Alessandro si lascia dietro architetti e ingegneri e intraprende uno straordinario pellegrinaggio personale. Cavalcando verso ovest sotto il cocente sole egiziano, percorre quasi 500 chilometri in uno dei più ostili deserti del mondo. Ha deciso segretamente di invadere la Persia, ma prima di portare il suo esercito nelle braccia del nemico, cerca il consiglio degli dei. Dopo quattordici giorni, esausto e sul punto del collasso, raggiunge un’oasi isolata oggi chiamata Siua.
La leggenda racconta che presso il tempio di Ammone, Alessandro abbia ottenuto una rivelazione divina che non divulgò mai. Dall’oracolo di Ammone riceve comunque la conferma della sua autorità sacrale: i sacerdoti ora lo riconoscono figlio del dio degli dei: Zeus.

SECONDA INVASIONE DELLA PERSIA

Alessandro é ansioso di invadere la Persia. Chi può fermare il favorito degli dei?
Tornato in Persia nel palazzo rimasto vuoto di amici e famiglia, re Dario spera in una soluzione politica. Propone di riscattare la famiglia con una trattato di pace. È disposto a cedere ad Alessandro oro, la mano di sua figlia in matrimonio e tutte le terre a ovest del fiume Eufrate. La sua offerta é generosa, i Greci possono tornare a casa da eroi conquistatori, con un impero che si estende dai Balcani alla Libia fino all’Eufrate.
Uno dei generali più esperti di Alessandro, Parmenione, è soddisfatto dei termini della proposta. “Se fossi Alessandro – afferma – accetterei la tregua e porrei fine alla guerra senza altri rischi”. “Lo farei anch’io, schernisce Alessandro, se fossi Parmenione”.

Molti dei suoi uomini iniziano a domandarsi se il loro capo non si sia spinto davvero troppo in là. Sta rischiando di perdere tutto ciò che ha conquistato pur di impossessarsi dell’impero persiano. E Dario possiede ancora un grande e potente esercito in grado di annientarli.

LA BATTAGLIA DI GAUGAMELA
È trascorso un anno dalla vittoria di Alessandro ad Isso. Accampati in Mesopotamia i suoi uomini trascorrono il tempo in gare sportive per mantenersi in esercizio. Dietro le quinte il loro capo sta preparando il piano di conquista.
Alessandro ha respinto l’offerta di riscatto di Dario, ponendosi su una rotta di collisione con il rivale. Il re persiano non ha altra scelta che prepararsi a un confronto decisivo. Chiamando a raccolta tutti i suoi soldati perfino dall’India e dall’Afghanistan, forma un esercito imperiale forte di 300.000 uomini. Questa volta Alessandro non si lancia in un attacco avventato. Attende che i suoi uomini si preparino e che il persiano faccia la sua mossa.
Solo quando Dario avanza, Alessandro si mette in marcia per lo scontro decisivo. I due eserciti si incontrano in un luogo chiamato Gaugamela. Ricordando la lezione di Isso, Dario è deciso a non combattere su un terreno montagnoso che renderebbe inutile la sua superiorità numerica. Pone lo sguardo su una vasta pianura vicino alle rive del fiume Tigri dove può sfoderare la sua arma più nuova: carri con delle falci montate su ruote, progettate per abbattere le falangi macedoni. Gli esploratori inviati da Alessandro nel campo persiano, si trovano davanti uno spettacolo terrificante: 100.000 fuochi di bivacco brillano come una città.
Alessandro viene consigliato a sferrare un attacco notturno per cogliere il nemico di sorpresa. “Non c’è onore nel rubare una vittoria”, risponde.
Ma quando si sparge la notizia delle dimensioni dell’esercito persiano, il panico serpeggia nell’accampamento. Tutti dopo tre anni e oltre 3000 chilometri percorsi sognavano onori e gloria e invece devono affrontare un esercito 5 volte più numeroso. L’orgoglio di Alessandro li ha portati troppo lontano da casa in una terra desolata dove li attende l’annientamento.
Alessandro si reca dagli uomini per incoraggiarli e ricordare loro che sono protetti da Zeus. Più tardi rivede il piano di battaglia con i suoi generali. Affronteranno Dario in un assalto in forze, usando le tradizionali tattiche macedoni. Il mattino dopo, mentre gli uomini si preparano a combattere, molti di loro pensano che sarà il loro ultimo giorno.
Ma Alessandro dorme a lungo, con affianco la sua copia dell’Iliade. Quando viene svegliato annuncia che la battaglia è già vinta.
Il 20 settembre del 331 avanti Cristo i 50.000 uomini dell’esercito di Alessandro marciano contro la potenza persiana. Mentre gli eserciti si avvicinano, Alessandro sposta le sue truppe in una linea diagonale, attraverso il campo di battaglia. Dopo anni di attesa i due acerrimi nemici sono finalmente pronti alla battaglia decisiva. Se Dario si è affidato al numero, Alessandro punterà sulla strategia. Ordina inizialmente al fianco destro di portare il combattimento il più lontano possibile dalla fanteria situata al centro del campo. Le falangi marciano quindi verso destra. Con questa mossa sembra che cerchi di aggirare il fianco dei persiani. Per contrastarlo Dario ordina alla sua cavalleria di bloccare l’avanzata sul lato sinistro. Poi Dario lancia i suoi carri contro le falangi macedoni al centro. Ma i greci non fanno altro che dividersi e i carri non provocano alcun danno. Nel frattempo il fianco sinistro dell’esercito di Alessandro comandato da Parmenione ha impegnato il grosso dell’esercito di Dario e viene lentamente logorato dalla superiorità numerica persiana, ma anche con ingenti perdite i greci riescono miracolosamente a mantenere la posizione. La strategia di Alessandro ha costretto Dario ad allargare le fila verso destra e sinistra indebolendo il centro dove l’imperatore è indifeso.
Approfittando del momento, Alessandro segnala alle sue truppe di caricare direttamente contro Dario.
Rendendosi conto di essere in grave pericolo, Dario perde ancora una volta il controllo. Si volta e fugge. Questa volta Alessandro non ha intenzione di lasciarselo sfuggire. Ma proprio quando sta per raggiungerlo, Alessandro riceve un urgente richiesta di aiuto da Parmenione che sta per essere sopraffatto. La cattura di Dario deve essere nuovamente rimandata.
Abbandonati dal loro re, i persiani non trovano motivi per continuare a combattere. La vittoria è tutta di Alessandro.
La battaglia di Gaugamela é uno dei successi strategici più importanti della storia militare. Alessandro ha calcolato che nonostante la bilancia pendesse fortemente dalla parte dei persiani, il risultato sarebbe dipeso dal coraggio personale di Dario. Prima della sera i persiani saluteranno Alessandro come re dell’Asia. Se lo spirito di Achille avesse combattuto al loro fianco, i greci non avrebbero ottenuto una vittoria più gloriosa. Messaggeri e cronisti portano notizia ai quattro angoli del mondo civilizzato, ma Alessandro non è ancora appagato. Adesso deve conquistare la Persia stessa.

MORTE DI DARIO

All’età di 25 anni, Alessandro ha sconfitto l’impero più numeroso e potente della sua epoca. Ha vendicato 100 anni di tirannia ed è stato proclamato re di Macedonia, Grecia, Palestina, Egitto e Asia.
Nelle settimane dopo Gaugamela, Alessandro marcia verso Babilonia e quindi fino alla grande città fortificata di Persepoli. Si trova oramai nel cuore dell’impero che per oltre un secolo ha tenuto il Mediterraneo sotto il suo giogo.
Ma la civiltà che i greci disprezzano come barbara é in realtà più avanzata e sofisticata della loro. Davanti ai loro occhi scintillano splendidi palazzi, statue maestose e ingenti quantità d’oro.
I persiani accolgono il nuovo re con rispetto e tributi. Alessandro viene in possesso dei tesori reali che contengono più oro di tutto quello della Grecia messo insieme. Solo a Persepoli Alessandro raccoglie 120.000 talenti d’oro, circa 100 mila miliardi di lire attuali.
La maggior parte di questo tesoro viene distribuito tra i suoi generali e i soldati che hanno marciato con lui dalla Macedonia. Tuttavia alla fine dei conti é lui l’uomo più ricco del mondo e, probabilmente, l’uomo più ricco della storia. Alla corte persiana i nuovi sudditi lo trattano con rispetto e cortesia. Saggiamente mantiene i governatori persiani ad amministrare il suo impero, che ora si estende per circa 4 milioni di chilometri quadrati.
La sua politica mira alla conciliazione con i Persiani. Per questo indossa ricche vesti orientali e pretende da tutti coloro che si avvicinano di prostrarsi alla maniera persiana, ma questa prassi considerata simbolo di servitù crea malcontento tra i suoi uomini.
Dopo quattro lunghi anni di campagne militari, i soldati sono ansiosi di tornare a casa. Favolosamente ricchi in Grecia verranno festeggiati come eroi, ma Alessandro ha ancora qualcosa da fare. L’impero persiano non è stato ancora completamente assoggettato e il re vuole rivendicare ciò che gli spetta di diritto.
Alla vigilia della partenza, Alessandro si abbandona ad una insolita rappresaglia: deciso a vendicare a distanza di un secolo e mezzo il sacco e l’incendio di Atene ad opera dei persiani. Dà ordine ai suoi uomini di dar fuoco ai palazzi di Persepoli, riducendo in rovina una delle meraviglie architettoniche del mondo antico.
Spingendosi nuovamente verso est, Alessandro viene sapere che Dario è stato catturato da cospiratori persiani e viene tenuto prigioniero. In base ad informazioni fornite da spie lo rintraccia sulla costa meridionale del mar Caspio. Giunto sul luogo scopre che l’accampamento è stato abbandonato: unici resti, un cumulo di abiti. Sotto di essi è nascosto il cadavere di Dario. La sua uccisione, duramente condannata da Alessandro, segna la fine dell’impero persiano. Ritenendo importante rendere omaggio alla salma, Alessandro fa portare il corpo di Dario nelle tombe dei re persiani vicino a Persepoli. Solo ora può considerarsi a tutti gli effetti re dell’Asia.

ALTRE CAMPAGNE MILITARI DI ALESSANDRO

Con la morte di Dario Alessandro é libero di consolidare il suo impero. Si dirige verso est in territori in cui nessun greco si è mai avventurato. La sua carovana è impressionante segue l’esercito una vera e propria carovana di amministratori, artigiani, panetteri, macellai, attori, fabbri, architetti e costruttori. Anche la madre di Dario, l’harem del palazzo e l’intero tesoro dell’impero persiano fanno parte del seguito.
Alessandro li guida attraverso le distese desolate dell’Afghanistan e poi verso le montagne ai confini dell’India. Dove non vi sono passi devono scalare scoscese pareti e superare burroni insidiosi. Centinaia di uomini muoiono in incidenti o negli attacchi di guerriglia delle tribù locali. La guerriglia é una novità per i Greci, ma una dopo l’altra le tribù vengono sottomesse grazia l’abilità di Alessandro di saper adattare la propria tattica alle nuove condizioni. Con una mossa sorpresa dopo aver conquistato il territorio della Batriana sposa una principessa locale di nome Rossana. L’unione ha come obiettivo quello di cementare il rapporto con la tribù ma di fatto sboccia tra i due un affetto genuino. La politica di Alessandro non mira ad assoggettare l’oriente, quanto a fonderlo con il mondo greco. Usando le grandi risorse del suo tesoro costruisce dieci città in Persia, Afghanistan, Turkistan e India. In ognuna di esse lascia membri del suo entourage, piantando semi di civiltà greca a migliaia di chilometri dal mare Egeo.
Un episodio rischia però di compromettere questo processo di colonizzazione culturale. Alcuni banditi entrano nelle stalle reali e catturano vari cavalli compreso Bucefalo l’amato destriero di Alessandro. Sconvolto dalla perdita Alessandro minaccia di mettere a ferro e fuoco tutta la zona se il cavallo non verrà riportato. Il messaggio viene diffuso nelle campagne e presto i ladri arrivano con il cavallo. Alessandro e così felice di vedere Bucefalo che invece di punire i ladri li ricompensa. Ma ai suoi uomini che chiedono di tornare a casa stanchi oramai della guerra Alessandro non presta ascolto. Mentre marciano verso l’India nell’inverno del 327 avanti Cristo, il malcontento si fa sempre più forte e tuttavia nessuno si oppone ad Alessandro. Da quando hanno lasciato la Macedonia hanno già percorso quasi 13.000 chilometri e si sono spinti più a destra di qualunque europeo prima di loro. Sono entrati in contatto con civiltà prima sconosciute, hanno potuto ammirare le fantastiche ricchezze dei rajà indiani.
Il numero di soldati al seguito di Alessandro è ora di 100.000. Contro questo esercito i principi indiani oppongono scarsa resistenza. L’unica battaglia viene combattuta presso il fiume Idaspe dove lo squadrone di 200 elefanti da guerra al seguito del principe Oru viene sconfitto dall’esercito macedone. Nonostante le gravi perdite, Alessandro decide di rimettersi in marcia. Il suo scopo? Raggiungere il mitico oceano del mondo. Senza mappe che li guidino, i macedoni non sanno della vastità delle terre che si estendono davanti a loro. Gli uomini sono esausti dall’interminabile guerra e sgomenti davanti all’ignoto.
Le incessanti piogge monsoniche contribuiscono ad aumentare il malcontento. Sulle rive del fiume Ifasi gli uomini rifiutano di proseguire. Quando Alessandro dopo tre giorni accetta a malincuore di riportarli indietro si alza un grido: “Alessandro non ha permesso nessuno di sconfiggerlo tranne che a noi”. Il ritorno del corpo di spedizione avviene inizialmente seguendo le sponde del fiume Indo e poi lungo due itinerari diversi: una parte dell’esercito si imbarca alle foci dell Indo con il compito di aprire una via di comunicazione tra l’India e la Mesopotamia. Alessandro e il resto dell’esercito procedono via terra prendendo una pericolosa via che attraversa il deserto. Tragicamente il monsone impedisce alla flotta di fornire Alessandro di vettovagliamenti: tre quarti del suo esercito morirà quindi di fame.
Il re soffre le stesse agonie dei suoli uomini e divide equamente le provviste che scarseggiano. Dopo due mesi, contro tutte le previsioni, Alessandro emerge miracolosamente dal deserto, riportando in Persia ciò che resta del suo esercito. Nel 324 avanti Cristo tre anni dopo l’inizio della spedizione rientra finalmente a Susa. Quando la notizia delle imprese di Alessandro raggiunge la Grecia alcuni lo definiscono un avventuriero, altri un dio ma presto la leggenda inizia a crescere. La sua ricchezza e la sua fama non hanno uguali. La sua visione è ardita il suo coraggio sovrumano. Da Atene all’India egli diviene ben presto un eroe leggendario. Ma proprio quando è al culmine della gloria la fortuna lo abbandona. La prima tragedia è la perdita di Efestione, il suo compagno più caro. Durante un ciclo di gare organizzate per festeggiare il ritorno di Alessandro, Efestione viene infatti colpito dalla febbre. Mentre i giochi procedono le sue condizioni peggiorano. Alessandro è allo stadio a guardare i ragazzi che gareggiano, un ricordo forse dei momenti passati con l’amico nell’infanzia quando gli viene portata la notizia che Efestione è morto.
Quando raggiunge il capezzale dell’amante è sconvolto dal dolore. Per quattro giorni e 4 notti non lascia l’amico e mantiene un lutto profondo che durerà sei mesi. La morte dell’amico lo spinge tuttavia a progettare nuove imprese, deciso a ingrandire ulteriormente il suo impero. Dopo mesi passati a riorganizzare l’esercito, Alessandro dà il via ai piani per una nuova spedizione. Questa volta si dirigerà verso ovest, circumnavigando l’Arabia e puntando poi verso il Nord Africa, la Sicilia e l’Italia. Ma prima che possa iniziare la sua prossima campagna si scopre il tallone di Achille dell’indistruttibile Alessandro. L’uomo che è sopravvissuto alle innumerevoli ferite subite in battaglia viene colpito da una violenta malattia. Secondo le fonti antiche si tratta di malaria. Per giorni fra attacchi di dolore e febbre alta, Alessandro incontra i suoi generali per discutere i piani della nuova spedizione. Mentre si avvicina la fine i suoi uomini si lasciano andare al pianto. Per evitare lotte di successione gli ufficiali chiedono più di una volta a chi intendesse affidare l’impero. “Al più forte” é tuttavia la sua enigmatica risposta. Ma chi tra loro poteva avvicinarsi a un tale ingegno e a un tale coraggio? O ispirare tanta fiducia e fedeltà. La stessa madre di Dario quando vide che non vi erano più speranze di salvare il suo re decise di lasciarsi morire di fame.

MORTE DI ALESSANDRO MAGNO

Alessandro morì il 10 giugno per 323 avanti Cristo. Dopo tredici anni di guerre aveva conquistato 5 milioni di chilometri quadrati di territorio. Ma senza la sua forza di volontà e il suo carisma l’impero iniziò a sgretolarsi lacerato dalla lotte interne fra generali. Il corpo di Alessandro fu portato in Egitto nella città che ne porta il nome. La sua tomba sarebbe presto diventato un santuario meta di pellegrinaggi. Anche Cesare e Napoleone avrebbero reso omaggio al brillante giovane generale: il primo e uno dei pochissimi personaggi della storia a ricevere il titolo di grande. Dall’Egeo all’Afghanistan, Alessandro marciò per 35.000 chilometri senza mai perdere una battaglia. Piantò i semi della cultura ellenica in tutto l’oriente offrendo un modello di governo che sarà di esempio ai futuri imperatori romani. Guerriero, imperatore, re e Dio: 2300 anni dopo il suo nome è ancora leggenda